DomandeLa scienza può spiegare tutto?Un esperimento non condanna mai un'ipotesi da sola: l'olismo di Duhem
La scienza può spiegare tutto?Una costruzione umana

Un esperimento non condanna mai un'ipotesi da sola: l'olismo di Duhem

La tesi di Duhem (o tesi di Duhem-Quine): l'olismo della conferma

Pierre Duhem 1861 · 1916Un esperimento di fisica non mette mai alla prova un'ipotesi da sola, ma un intero insieme di teorie.
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Che cosa sostiene

Dunque un esperimento di fisica non può mai condannare un'ipotesi isolata, ma solo un intero insieme; non esiste esperimento cruciale; e la scelta dell'ipotesi da abbandonare spetta al buon senso del fisico.

Perché

Una previsione poggia su un intero insieme di ipotesi: se fallisce, la logica non dice quale sia sbagliata.

La stessa idea attraverso la storia
Pierre Duhem1906Duhem, fisico e storico della fisica, mostra a partire dall'ottica e dalla meccanica che il fisico non mette mai alla prova un'ipotesi isolata. L'esperimento di Foucault (1850), spesso presentato come un verdetto contro la teoria dell'emissione della luce di Newton, condanna in realtà tutto il sistema di Newton, non soltanto l'ipotesi che la luce sia fatta di corpuscoli.
Willard Van Orman Quine1951In «Two Dogmas of Empiricism» («I due dogmi dell'empirismo»), Quine generalizza: i nostri enunciati affrontano l'esperienza come un blocco, e uno qualsiasi di essi può essere mantenuto vero se si aggiusta abbastanza il resto. Quine rimanda a Duhem per questa idea; da allora si parla di «tesi di Duhem-Quine», ma la versione di Quine va oltre quella di Duhem, che parlava della fisica.
In breve

«Un esperimento non condanna mai un'ipotesi da sola: l'olismo di Duhem» è un argomento di Pierre Duhem (La teoria fisica, il suo oggetto, la sua struttura (La Théorie physique), 1906, parte II, cap. VI, 1906) sulla domanda «La scienza può spiegare tutto?» (risposta: una costruzione umana). La sua tesi: Dunque un esperimento di fisica non può mai condannare un'ipotesi isolata, ma solo un intero insieme; non esiste esperimento cruciale; e la scelta dell'ipotesi da abbandonare spetta al buon senso del fisico. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), la conclusione segue effettivamente dalle sue 5 premesse. AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

La teoria fisica, il suo oggetto, la sua struttura (La Théorie physique), 1906, parte II, cap. VI
Valido

Si immagina spesso che un esperimento «metta alla prova» un'idea come si mette alla prova un pezzo meccanico: se si rompe, l'idea è falsa. Pierre Duhem, fisico francese, mostra all'inizio del Novecento che le cose non sono così semplici. Per prevedere ciò che un esperimento deve dare, il fisico non usa soltanto l'ipotesi che vuole controllare: si serve anche della teoria dei suoi strumenti, dell'ottica, dei calcoli, ecc. Quando il risultato è diverso dalla previsione, qualcosa nell'insieme è dunque falso, ma l'esperimento non dice che cosa. Duhem ne trae tre conseguenze: nessun esperimento condanna da solo un'ipotesi; non esiste alcun «esperimento cruciale» che decida tra due ipotesi rivali; e la scelta di ciò che bisogna cambiare dipende dal «buon senso» del fisico, che non è una regola di logica. Classifichiamo questo argomento sotto «Una costruzione umana» perché mostra che scelte umane intervengono nella decisione, anche in fisica. Duhem pensa che verrà un giorno in cui il buon senso distinguerà chiaramente tra le teorie (§ X). Egli parla della fisica, non di tutta la scienza.

P1Per prevedere il risultato di un esperimento, il fisico usa sempre, oltre all'ipotesi che vuole controllare, tutto un insieme di altre ipotesi (la teoria dei suoi strumenti, le leggi dell'ottica, ecc.).
P2Quando il risultato contraddice la previsione, l'esperimento ci insegna che almeno una delle ipotesi dell'insieme è falsa, ma non indica quale: la logica da sola non dice che cosa bisogna cambiare.
P3 · premessa implicitaUn esperimento che non indica l'ipotesi errata non può condannare un'ipotesi isolata.
P4Un esperimento cruciale (che decide tra due ipotesi confutandone una) richiederebbe di aver enumerato tutte le ipotesi possibili per un gruppo di fenomeni.
P5Il fisico non è mai sicuro di aver esaurito tutte le ipotesi immaginabili.
P6Poiché la logica non indica che cosa bisogna cambiare, nessun principio assoluto guida questa scelta: fisici diversi possono scegliere in modo diverso senza essere illogici. Ciò che li guida è quello che si chiama «buon senso».
Dunque un esperimento di fisica non può mai condannare un'ipotesi isolata, ma solo un intero insieme; non esiste esperimento cruciale; e la scelta dell'ipotesi da abbandonare spetta al buon senso del fisico.

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Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P3, si potrebbero accettare P1 e P2 e dire che un esperimento ben concepito isola comunque l'ipotesi controllata, perché le altre ipotesi sono così solide da poter essere considerate certe. Duhem riconosce che è ciò che fa il fisico, ma afferma che questa fiducia «non si impone per necessità logica».
L'argomento è valido. P1 e P2 dicono che l'esperimento non indica l'ipotesi errata. Con P3 (implicita), nessuna ipotesi isolata è condannata. P4 e P5 mostrano che non esiste esperimento cruciale. P6 dice che, quando la logica non indica il colpevole, decide il buon senso. Il dibattito riguarda P2 e P3: nella pratica, si può trovare quale ipotesi è in causa, e il fatto di poter sempre salvare un'ipotesi basta a dire che non la si può mai confutare?
Analogia. Un'automobile non parte. Il meccanico non può dire «è la batteria» solo a partire dal fatto che non parte: può trattarsi anche del motorino d'avviamento, del carburante, di un fusibile. Il fatto non indica nulla da solo; è la sua esperienza, non una regola, a suggerirgli da dove cominciare.

Obiezioni

2

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Karl Popper 1963 · attacca la premessa 2

Popper risponde che l'argomento «olista» va troppo oltre. In un buon numero di casi è possibile trovare quale ipotesi è responsabile della confutazione.

un difensore risponde
vedi l'argomento
I
Imre Lakatos difensore dell'argomento · 1970
Lakatos trae la lezione di Duhem per il metodo: nessun esperimento, nessun enunciato osservativo può da solo condurre alla confutazione, e non c'è confutazione prima che compaia una teoria migliore. Una teoria non viene dunque respinta perché un esperimento la contraddice, ma perché un'altra fa meglio.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Lo stesso Popper ammette, nello stesso capitolo, che spesso si può controllare solo un grosso blocco di un sistema teorico, e talvolta l'intero sistema; indicare allora l'elemento responsabile è, dice, pura congettura (rinvia a Duhem: si veda la sua citazione nell'argomento di Popper). Il disaccordo riguarda la frequenza dei casi in cui si può trovare quale ipotesi è in causa, e il peso che il metodo deve dare al «buon senso».
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: oggi tutti ammettono che i test dipendono da ipotesi ausiliarie. Il disaccordo di fondo resta su ciò che se ne conclude: per Popper la scienza progredisce comunque per confutazione; per Duhem e Lakatos occorre aggiungere criteri che vadano oltre la logica (buon senso, confronto tra programmi).
A
Adolf Grünbaum 1960 · attacca la premessa 3

Grünbaum contesta che la logica dimostri ciò che Duhem ne ricava. Che si possa sempre salvare un'ipotesi modificando le altre non è dimostrato: bisogna ancora trovare ipotesi alternative che si accordino con tutti i risultati già acquisiti, e nulla garantisce che esistano. È una questione di fatto, da esaminare caso per caso, e non una conseguenza della logica.

senza risposta
Duhem non ha mai risposto a questa obiezione.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Duhem mostra con degli esempi che un'ipotesi può essere salvata modificandone altre (il caso di Neumann), senza affermarlo per tutti i casi (la nostra interpretazione). I sostenitori dell'olismo (tra cui Quine) vanno oltre Duhem sostenendo che qualsiasi ipotesi può essere mantenuta se si aggiusta abbastanza il resto; è questa versione forte che Grünbaum prende soprattutto di mira.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: oggi si distingue una versione debole (i test dipendono da ipotesi ausiliarie, ammessa da tutti) da una versione forte (qualsiasi ipotesi può sempre essere salvata, molto discussa). Duhem difende piuttosto la prima.