L'eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità
Il miracolo della comprensibilità del mondo
Dunque la scienza riesce davvero, ma il suo stesso successo è un fatto che essa presuppone e non può spiegare: resta una questione che sfugge alla sua portata.
I nostri concetti sono creazioni della mente, eppure il mondo si lascia ordinare da essi: la scienza presuppone questo fatto, non può spiegarlo.
«L'eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità» è un argomento di Albert Einstein (Einstein, «Physics and Reality» (1936); «Space and Time in Pre-Relativity Physics» (1921), 1936) sulla domanda «La scienza può spiegare tutto?» (risposta: vera, ma non tutto). La sua tesi: Dunque la scienza riesce davvero, ma il suo stesso successo è un fatto che essa presuppone e non può spiegare: resta una questione che sfugge alla sua portata. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3, P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Un fisico geniale finisce per stupirsi di ciò che gli riesce. Nel 1936 Einstein scrive che l'eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità, e parla di «miracolo». Non dice che la scienza sia falsa: dice che funziona, e che il fatto che funzioni è ciò che essa non può spiegare. Precisazione importante: usa «comprensibile» nel senso più modesto, quello di un ordine introdotto nelle impressioni dei sensi da concetti e dalle relazioni tra di essi. Il suo stupore non riguarda dunque la verità ultima della scienza, ma il fatto che un simile ordine sia possibile. Una cautela: la formula in due parti («eterno mistero», poi «miracolo») proviene da un unico testo, ma le sue traduzioni variano moltissimo da una raccolta all'altra.
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Obiezioni
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Kant (la mente introduce l'ordine nell'esperienza) 1787 · attacca la premessa 3Delle cose conosciamo a priori solo ciò che vi mettiamo noi stessi. L'ordine della natura non è dunque un caso fortunato: deriva dal modo in cui il nostro intelletto forma ogni esperienza possibile.
Einstein risponde
Delle cose conosciamo a priori solo ciò che vi mettiamo noi stessi. L'ordine della natura non è dunque un caso fortunato: deriva dal modo in cui il nostro intelletto forma ogni esperienza possibile.
BBas van Fraassen (la selezione delle teorie) 1980 · attacca la premessa 3Il successo delle teorie scientifiche non ha nulla del miracolo, e non è nemmeno sorprendente per una mente darwiniana: esse vivono in una competizione severa, e sopravvivono solo quelle che hanno successo. Vediamo teorie che funzionano perché le altre sono state abbandonate.
senza risposta
Il successo delle teorie scientifiche non ha nulla del miracolo, e non è nemmeno sorprendente per una mente darwiniana: esse vivono in una competizione severa, e sopravvivono solo quelle che hanno successo. Vediamo teorie che funzionano perché le altre sono state abbandonate.
EErnst Mach (l'economia del pensiero) 1883 · attacca la premessa 2La scienza è un'economia del pensiero: i nostri concetti sono riassunti comodi delle nostre sensazioni. Sono fatti per accordarsi con l'esperienza, perché ne derivano. Non c'è dunque alcun mistero nel fatto che vi si applichino.
Einstein risponde
La scienza è un'economia del pensiero: i nostri concetti sono riassunti comodi delle nostre sensazioni. Sono fatti per accordarsi con l'esperienza, perché ne derivano. Non c'è dunque alcun mistero nel fatto che vi si applichino.