DomandeLa scienza può spiegare tutto?L'eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità
La scienza può spiegare tutto?Vera, ma non tutto

L'eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità

Il miracolo della comprensibilità del mondo

Albert Einstein 1879 · 1955Il fisico della relatività: la simultaneità dipende dall'osservatore, e non esiste un «adesso» valido per tutto l'universo.
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Che cosa sostiene

Dunque la scienza riesce davvero, ma il suo stesso successo è un fatto che essa presuppone e non può spiegare: resta una questione che sfugge alla sua portata.

Perché

I nostri concetti sono creazioni della mente, eppure il mondo si lascia ordinare da essi: la scienza presuppone questo fatto, non può spiegarlo.

La stessa idea attraverso la storia
Immanuel Kant1787Kant: delle cose conosciamo a priori solo ciò che noi stessi vi mettiamo. Einstein saluta questa idea, ma non la considera una spiegazione.
Albert Einstein1936Einstein formula il punto in un aforisma: l'eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità.
In breve

«L'eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità» è un argomento di Albert Einstein (Einstein, «Physics and Reality» (1936); «Space and Time in Pre-Relativity Physics» (1921), 1936) sulla domanda «La scienza può spiegare tutto?» (risposta: vera, ma non tutto). La sua tesi: Dunque la scienza riesce davvero, ma il suo stesso successo è un fatto che essa presuppone e non può spiegare: resta una questione che sfugge alla sua portata. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3, P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Einstein, «Physics and Reality» (1936); «Space and Time in Pre-Relativity Physics» (1921)
Valido con una premessa implicita

Un fisico geniale finisce per stupirsi di ciò che gli riesce. Nel 1936 Einstein scrive che l'eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità, e parla di «miracolo». Non dice che la scienza sia falsa: dice che funziona, e che il fatto che funzioni è ciò che essa non può spiegare. Precisazione importante: usa «comprensibile» nel senso più modesto, quello di un ordine introdotto nelle impressioni dei sensi da concetti e dalle relazioni tra di essi. Il suo stupore non riguarda dunque la verità ultima della scienza, ma il fatto che un simile ordine sia possibile. Una cautela: la formula in due parti («eterno mistero», poi «miracolo») proviene da un unico testo, ma le sue traduzioni variano moltissimo da una raccolta all'altra.

P1La scienza riesce: per mezzo di concetti e di relazioni tra di essi, mettiamo ordine nell'insieme della nostra esperienza sensibile. È questo il senso, volutamente modesto, di «comprensibile».
P2Questo universo di concetti non si deduce dall'esperienza per via logica: è, in un certo senso, una creazione della mente umana, senza la quale nessuna scienza è possibile.
P3 · premessa implicitaDunque nulla, né nella logica né nell'esperienza, garantisce in anticipo che l'esperienza si lasci ordinare dai nostri concetti: un mondo privo di ordine era concepibile.
P4 · premessa implicitaOgni spiegazione scientifica presuppone già questo ordine (leggi, concetti che si applicano): la scienza non può dunque spiegarlo senza girare in tondo.
P5Che l'esperienza sia ordinabile in questo modo ci lascia pieni di meraviglia, ma non lo comprenderemo mai: è, dice Einstein, l'eterno mistero del mondo, un miracolo.
Dunque la scienza riesce davvero, ma il suo stesso successo è un fatto che essa presuppone e non può spiegare: resta una questione che sfugge alla sua portata.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Valido con due premesse nascoste, P3 e P4. Il dibattito riguarda proprio queste. Contro P3, alcuni dicono che la nostra mente impone l'ordine all'esperienza (Kant), altri che le teorie che non funzionano scompaiono (van Fraassen), altri ancora che i nostri concetti sono tagliati su misura per le nostre sensazioni (Mach). Contro P4, si può rispondere che la scienza può spiegare certe regolarità mediante altre più profonde, e che solo l'ultima resta senza spiegazione. Si noti che la conclusione è modesta: Einstein non dice che esista una risposta non scientifica, ma soltanto che la scienza non ne fornisce alcuna.
Analogia. Immagina che ti vengano consegnati un lucchetto e una chiave che hai fabbricato tu, a caso, nella tua officina, senza aver mai visto il lucchetto. La chiave lo apre. Si potrebbe dire: poco importa, apre. Einstein si ferma su questo fatto: perché una chiave fatta dalla mente si adatta alla serratura del mondo? Le obiezioni si riducono a dire che la serratura è forse stata fatta per noi, o che le chiavi che non aprono vengono gettate via.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Kant (la mente introduce l'ordine nell'esperienza) 1787 · attacca la premessa 3

Delle cose conosciamo a priori solo ciò che vi mettiamo noi stessi. L'ordine della natura non è dunque un caso fortunato: deriva dal modo in cui il nostro intelletto forma ogni esperienza possibile.

Einstein risponde
Einstein 1936 · Ciò che Einstein concede
Einstein lo ammette in parte: è, dice, una delle grandi scoperte di Kant che l'idea stessa di un mondo esterno reale sarebbe priva di senso senza questa comprensibilità. Ne fa una condizione della scienza, non la fine del mistero.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Un kantiano risponderebbe che «condizione di ogni esperienza possibile» è appunto la spiegazione. Un discepolo di Einstein risponderebbe che ciò spiega perché non possiamo pensare un mondo privo di qualsiasi ordine, non perché le leggi precise della fisica, che Kant non poteva conoscere, si applichino al mondo.
B
Bas van Fraassen (la selezione delle teorie) 1980 · attacca la premessa 3

Il successo delle teorie scientifiche non ha nulla del miracolo, e non è nemmeno sorprendente per una mente darwiniana: esse vivono in una competizione severa, e sopravvivono solo quelle che hanno successo. Vediamo teorie che funzionano perché le altre sono state abbandonate.

senza risposta
Einstein non ha mai risposto a questa obiezione.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Un sostenitore di Einstein risponderebbe che la selezione spiega perché le teorie attuali funzionano, non perché esistessero, tra le teorie possibili, regolarità così semplici da trovare. Wigner (1960) esprime uno stupore affine a proposito della matematica, ma non risponde a van Fraassen, che scrive vent'anni dopo.
E
Ernst Mach (l'economia del pensiero) 1883 · attacca la premessa 2

La scienza è un'economia del pensiero: i nostri concetti sono riassunti comodi delle nostre sensazioni. Sono fatti per accordarsi con l'esperienza, perché ne derivano. Non c'è dunque alcun mistero nel fatto che vi si applichino.

Einstein risponde
Einstein 1921 · Ciò che Einstein dice in anticipo
Einstein concorda su un punto: i concetti non hanno altra giustificazione che quella di rappresentare l'insieme delle nostre esperienze, e non sono indipendenti dalla natura dell'esperienza, così come i vestiti non lo sono dalla forma del corpo. Ma ammette anche che l'universo delle idee probabilmente non si deduce dall'esperienza con mezzi logici: è, in un certo senso, una creazione della mente.