«Sono schiavi.» No, sono esseri umani
Dunque lo schiavo deve essere trattato da essere umano: giudicato in base al carattere, ammesso alla conversazione e alla tavola, rispettato piuttosto che temuto.
Lo schiavo ha la stessa natura del suo padrone e solo la sorte li separa: merita dunque lo stesso rispetto dovuto a un essere umano.
««Sono schiavi.» No, sono esseri umani» è un argomento di Seneca (Lettere a Lucilio, 47) sulla domanda «Che cos'è una società giusta?» (risposta: una sola umanità). La sua tesi: Dunque lo schiavo deve essere trattato da essere umano: giudicato in base al carattere, ammesso alla conversazione e alla tavola, rispettato piuttosto che temuto. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
A Roma lo schiavo è giuridicamente una cosa che si compra e si vende. Molti padroni trovano vergognoso mangiare con lui. Nella lettera 47, Seneca si congratula con l'amico Lucilio per vivere in modo familiare con i suoi schiavi e ne spiega il motivo: lo schiavo ha la stessa natura del padrone, e solo la sorte li separa. Ne ricava una regola di condotta. Non arriva a chiedere la fine della schiavitù: lo segnaliamo nelle obiezioni.
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Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un mondo in cui padrone e schiavo hanno la stessa natura e differiscono solo per la sorte, ma in cui il rispetto dipende da qualcos'altro (la nascita, la città, la proprietà): si può allora trattare lo schiavo come una bestia da soma senza contraddizione.
Obiezioni
3Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Aristotele (Politica, libro I) 330 a.C. · attacca la premessa 1Alcuni uomini sono schiavi per natura: hanno abbastanza ragione per comprendere un ordine, non abbastanza per governarsi da sé. Per loro, essere comandati è utile e giusto, come lo è per il corpo obbedire all'anima. La natura dunque non è la stessa in tutti.
Seneca risponde
Alcuni uomini sono schiavi per natura: hanno abbastanza ragione per comprendere un ordine, non abbastanza per governarsi da sé. Per loro, essere comandati è utile e giusto, come lo è per il corpo obbedire all'anima. La natura dunque non è la stessa in tutti.
Il proverbio dei padroni romani (citato da Seneca) attacca la conclusione«Tanti schiavi, tanti nemici.» Gli schiavi sono pericolosi: bisogna tenerli con la paura, non ammetterli alla propria tavola.
Seneca risponde
«Tanti schiavi, tanti nemici.» Gli schiavi sono pericolosi: bisogna tenerli con la paura, non ammetterli alla propria tavola.
UUn limite ricavato dalla lettera stessa (rilevato da storici come Moses Finley) attacca la conclusioneSe lo schiavo è un uomo come il suo padrone, la conclusione logica sarebbe affrancarlo. Eppure Seneca stesso prevede l'accusa di chiamare gli schiavi alla libertà e di rovesciare i padroni; la sua risposta mostra che chiede soltanto che i padroni siano rispettati anziché temuti. Egli riforma il modo di trattare gli schiavi, non la schiavitù.
Seneca risponde
Se lo schiavo è un uomo come il suo padrone, la conclusione logica sarebbe affrancarlo. Eppure Seneca stesso prevede l'accusa di chiamare gli schiavi alla libertà e di rovesciare i padroni; la sua risposta mostra che chiede soltanto che i padroni siano rispettati anziché temuti. Egli riforma il modo di trattare gli schiavi, non la schiavitù.