La vita felice segue la natura, dunque la virtù
La vita felice
Dunque la vita felice è la vita di virtù, che basta a se stessa; il piacere che l'accompagna non è che un sovrappiù.
La natura dell'uomo è essere razionale: vivere secondo ragione e virtù basta alla felicità, mentre il piacere viene in più.
«La vita felice segue la natura, dunque la virtù» è un argomento di Seneca (La vita felice (De vita beata), circa 58) sulla domanda «Che cos'è la felicità?» (risposta: la virtù e la saggezza). La sua tesi: Dunque la vita felice è la vita di virtù, che basta a se stessa; il piacere che l'accompagna non è che un sovrappiù. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P2). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Tutti vogliono vivere felici, dice Seneca, ma la maggior parte segue la folla e sbaglia strada. La sua risposta, che egli dice comune agli stoici: la vita felice è quella conforme alla natura, e ciò equivale a vivere secondo ragione, dunque secondo virtù. Il piacere può accompagnarla, ma non la definisce. Seneca era ricco e consigliere di Nerone: l'accusa di ipocrisia lo segue, ed egli stesso risponde nello stesso libro.
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Senza la premessa implicita: Senza P2, il computer trova una vita conforme alla natura (nel senso del piacere o dell'istinto) che non è una vita di virtù: esattamente ciò che sosterrebbero coloro che fanno del piacere il fine.
Obiezioni
3Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Un avversario immaginato da Seneca (gli amici del piacere) 58 · attacca la premessa 4«Ma anche tu coltivi la virtù solo in vista di un qualche godimento che ne speri.» In altre parole, anche la virtù sarebbe un mezzo per essere contenti, e il piacere rientrerebbe dalla porta di servizio.
Seneca risponde
«Ma anche tu coltivi la virtù solo in vista di un qualche godimento che ne speri.» In altre parole, anche la virtù sarebbe un mezzo per essere contenti, e il piacere rientrerebbe dalla porta di servizio.
I detrattori di Seneca (come Seneca li immagina) 58 · attacca la premessa 3«Perché il tuo linguaggio è più coraggioso della tua condotta? Perché consideri il denaro un arredo necessario e ti mostri sensibile a una perdita?» Se il denaro non è un bene, perché tante case, tante terre e tanti vini? Chi predica la virtù e vive nella ricchezza tradisce la propria tesi.
Seneca risponde
«Perché il tuo linguaggio è più coraggioso della tua condotta? Perché consideri il denaro un arredo necessario e ti mostri sensibile a una perdita?» Se il denaro non è un bene, perché tante case, tante terre e tanti vini? Chi predica la virtù e vive nella ricchezza tradisce la propria tesi.
Aristotele 330 a.C. · attacca la premessa 3La felicità ha bisogno anche di beni esterni: è impossibile, o non facile, compiere azioni nobili senza i mezzi adeguati. Questi beni dunque non «aggiungono» semplicemente un po' di comodità: fanno parte delle condizioni della felicità.
senza risposta
La felicità ha bisogno anche di beni esterni: è impossibile, o non facile, compiere azioni nobili senza i mezzi adeguati. Questi beni dunque non «aggiungono» semplicemente un po' di comodità: fanno parte delle condizioni della felicità.