DomandeLa vita ha un senso?Amare ciò che merita di essere amato
La vita ha un senso?Un senso dato

Amare ciò che merita di essere amato

Il senso come incontro tra il soggettivo e l'oggettivo; l'attrazione soggettiva incontra l'attrattiva oggettiva

Susan Wolf nata nel 1952Una vita ha senso quando si ama ciò che è degno di essere amato e ci si impegna attivamente in esso.
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Che cosa sostiene

Dunque il senso nasce quando l'attrazione soggettiva incontra l'attrattiva oggettiva: una vita ha senso se, e solo se, ama ciò che merita di essere amato e vi si impegna attivamente.

Perché

Una vita ha senso quando ci si impegna attivamente verso qualcosa che merita davvero di essere amato.

La stessa idea attraverso la storia
Susan Wolf1997Wolf presenta formulazioni precedenti della sua tesi in «Meaningful Lives in a Meaningless World» (Quaestiones Infinitae, 1997), che lei stessa cita nella sua nota 12. Il suo articolo «Happiness and Meaning: Two Aspects of the Good Life» (Social Philosophy and Policy, 1997) non ha potuto essere consultato per questa pagina.
Susan Wolf2007«The Meanings of Lives» (2007): una vita ricca di senso è una vita attivamente e almeno in parte con successo impegnata in progetti di valore positivo. Le conferenze di Princeton del 2007 sono diventate il libro del 2010.
In breve

«Amare ciò che merita di essere amato» è un argomento di Susan Wolf (Meaning in Life and Why It Matters, 2010, 1997) sulla domanda «La vita ha un senso?» (risposta: un senso dato). La sua tesi: Dunque il senso nasce quando l'attrazione soggettiva incontra l'attrattiva oggettiva: una vita ha senso se, e solo se, ama ciò che merita di essere amato e vi si impegna attivamente. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Meaning in Life and Why It Matters, 2010
Valido con una premessa implicita

Basta sentire che la propria vita abbia un senso perché ne abbia davvero uno? Per la filosofa americana Susan Wolf, no. Immagina qualcuno che passa le giornate a fumare o a fare le parole crociate e lo adora: è appagato, ma la sua vita non è piena di senso. Al contrario, anche chi compie cose di grande valore senza mai curarsene, per semplice routine, manca il bersaglio. Wolf propone dunque di combinare le due esigenze: bisogna amare qualcosa, e quel qualcosa deve meritare di essere amato. Un senso non viene quindi da noi soltanto: presuppone un valore che esiste fuori di noi. Infine, bisogna impegnarsi attivamente in esso: crearlo, proteggerlo, onorarlo.

P1Una vita può avere senso solo se la persona tiene abbastanza profondamente a una o più cose: è presa, entusiasta, interessata, e non annoiata da ciò che fa né estraniata da esso.
P2Anche un oggetto amato non dà senso se è privo di valore. La valutazione che il soggetto stesso dà del valore del proprio oggetto non è garantita: serve un oggetto che valga davvero la pena di essere amato.
P3La relazione tra la persona e l'oggetto del suo attaccamento deve essere attiva: non basta riconoscerlo e pensarne bene, bisogna crearlo, proteggerlo, promuoverlo, onorarlo o affermarlo.
P4 · premessa implicitaQueste tre condizioni sono sufficienti: una persona che ama un oggetto che merita di essere amato e vi si impegna attivamente conduce una vita piena di senso.
Dunque il senso nasce quando l'attrazione soggettiva incontra l'attrattiva oggettiva: una vita ha senso se, e solo se, ama ciò che merita di essere amato e vi si impegna attivamente.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un caso in cui una persona ama un oggetto di valore e vi si impegna attivamente, ma la sua vita non ha comunque senso: per esempio un progetto di valore che fallisce completamente e non lascia nulla dietro di sé.
Valido con P4. P1, P2 e P3 danno tre condizioni necessarie: senza una di esse, nessun senso. La conclusione dice anche che le tre insieme sono sufficienti. È il ruolo di P4, che Wolf pone dicendo che il senso «nasce» da questo incontro. Senza P4, si può ammettere che ogni condizione sia necessaria e rifiutare che siano sufficienti: potrebbe mancare una quarta condizione (il successo, o una certa durata), che la stessa Wolf cita altrove.
Analogia. Perché un seme diventi un albero servono un seme vivo, un buon terreno e dell'acqua. Un seme da solo non cresce, e nemmeno il terreno da solo. Wolf dice che il senso è come l'albero: richiede una persona che ama (il seme), un oggetto che ne valga la pena (il terreno) e un impegno che li mette in relazione (l'acqua).

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Richard Taylor, Good and Evil, cap. 18 1970 · attacca la premessa 2

Taylor immagina che gli dèi diano a Sisifo, condannato a far rotolare invano un masso, un desiderio: «His one desire in life is to roll stones, and he is absolutely guaranteed its endless fulfillment.» La sua vita è allora piena di senso per lui. Taylor ammette che questo senso sarebbe irrazionale, dato che il desiderio proviene solo dalla droga, ma conclude: «a meaning nevertheless». Per lui il senso viene dall'interno («from within us»), e non è richiesto alcun valore esterno.

Wolf risponde
Wolf Wolf (2010) su «Sisifo appagato»
Wolf scrive che alla vita di Sisifo sembra mancare qualcosa di desiderabile, nonostante la sua esperienza di appagamento.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Taylor è morto nel 2003: non risponde a Wolf, che discute proprio il suo caso. Wolf sostiene che ciò che manca non è soggettivo (dall'interno, tutto va bene) e che serve dunque un criterio oggettivo: il compito di Sisifo resta vano e «the pointlessness of what he is doing doesn't change». Taylor, da parte sua, scrive che il senso è «from within us» («viene dall'interno»). Il disaccordo è netto: una vita perfettamente appagata ma rivolta a nulla di valido è piena di senso (Taylor) o no (Wolf)? Un altro argomento del sito tratta la posizione di Taylor.
Un'obiezione che Wolf formula da sé: «chi decide?» 2007 · attacca la premessa 2

Se il senso esige un oggetto che abbia un valore reale, chi decide che cosa ce l'ha? Wolf si pone da sé la domanda: «who is to decide which projects have positive value, or even to guarantee that there is such a thing?» Senza un giudice, l'esigenza di un valore oggettivo non protegge da nulla: ciascuno potrebbe dire che il proprio oggetto è degno, o che non lo è. E se un giudice esiste, chi lo ha designato?

Wolf risponde
Wolf Wolf, «The Meanings of Lives» (2007)
Wolf risponde che il suo concetto di senso segue tutto ciò che pensiamo abbia un valore positivo, senza costruire una teoria del valore. Se ci si sbaglia su ciò che ha valore, ci si sbaglierà anche su ciò che contribuisce a una vita piena di senso.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Questa risposta lascia la questione aperta: dice che ci si può sbagliare, non come saperlo. Wolf lo ammette alla fine della sua prima conferenza del 2010: non offrirà «a theory of objective value, much less a foolproof procedure for determining which things have it» (p. 33). Eppure giudica delle vite: nel testo del 2007, alcune persone del suo entourage conducono vite che sono «paradigms of meaning» mentre altre «would score quite low on the meaningfulness scale» (p. 3 del dattiloscritto). È questo gesto che un'accusa di elitismo prende di mira: chi è lei per classificare le vite?
Un'obiezione che Wolf esamina lei stessa: gli interessi «borghesi» 2010 · attacca la conclusione

Wolf scrive che si potrebbe sospettare che gli interessi da lei descritti siano «bourgeois interests, commonly of concern only to persons from a certain place, time, and social class». Cercare un senso degno di questo nome sarebbe un lusso di chi ha il tempo di porsi la domanda. E misurare le vite sulla base di un valore oggettivo equivarrebbe a imporre la gerarchia dei più colti.

Wolf risponde
Wolf Wolf, Meaning in Life and Why It Matters (2010)
Wolf risponde che l'interesse per una vita ricca di senso può manifestarsi solo una volta soddisfatti i bisogni più elementari, ma che questa non è una ragione per negarne l'importanza.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Wolf risponde sull'importanza del bisogno di senso, non sulla parte relativa all'«imporre una gerarchia»: non dice chi stabilisce i criteri. Afferma poi che chi ha una vita dotata di senso può non preoccuparsene mai (p. 31): il senso è dunque, per lei, distinto da ciò che la persona ne pensa, il che alimenta il sospetto di un giudizio esterno. Il dibattito resta aperto: si può dire a qualcuno che la sua passione non vale nulla senza pretendere di essere superiori?