FilosofiTommaso d'Aquino

Tommaso d'Aquino

La fede e la ragione non possono contraddirsi.

Tomismo (scolastica) · Aristotelismo1225 · 1274 ItaliaTeologoAristotelico cristianoPensatore della legge naturaleFrate domenicano
Gratia non tollat naturam, sed perficiat
La grazia non distrugge la natura, ma la perfeziona.
Verificata parola per parola
Bonum est faciendum et prosequendum, et malum vitandum.
Il bene è da fare e da perseguire, e il male è da evitare: il primo precetto della legge naturale.
Verificata parola per parola
De Deo scire non possumus quid sit, sed quid non sit
Non possiamo sapere che cosa Dio sia, ma piuttosto che cosa non è.
Verificata parola per parola
Lex tyrannica, cum non sit secundum rationem, non est simpliciter lex
Una legge tirannica, non essendo conforme alla ragione, non è una legge, a rigore.
Verificata parola per parola
Ad infinitam Dei bonitatem pertinet, ut esse permittat mala, et ex eis eliciat bona
Spetta all'infinita bontà di Dio permettere i mali e trarne dei beni: è la sua risposta, con Agostino, al problema del male.
Verificata parola per parola

Idee sbagliate comuni

Falso
Tommaso d'Aquino prova Dio come Anselmo: a partire dalla sola sua definizione.

Egli respinge questa prova. Anche se si intende «Dio» come ciò di cui non si può pensare nulla di più grande, ne segue soltanto che esiste nella mente, non nella realtà. Per lui, Dio può essere provato soltanto a partire dai suoi effetti.

Falso
Per Tommaso, la fede viene prima e deve far tacere la ragione.

Egli sostiene il contrario: la ragione e la fede non possono contraddirsi. Un argomento contro la fede deve dunque essere un errore di ragionamento, che la ragione può confutare. La grazia non distrugge la natura, la perfeziona.

Da sfumare
Le cinque vie provano il Dio cristiano.

Esse concludono a un primo motore, a una causa prima, a un essere necessario… «che tutti chiamano Dio». Tommaso stabilisce poi, in altre questioni, che questo essere è unico, perfetto, buono. Ma la Trinità, a suo avviso, non può essere dimostrata: appartiene alla fede.

Da sfumare
Alla fine della sua vita, Tommaso dichiarò che tutta la sua opera era paglia.

La frase non si trova nei suoi scritti: è riferita da testimoni al processo di canonizzazione, diversi decenni dopo la sua morte. Secondo loro, l'avrebbe pronunciata alla fine del 1273, dopo un'esperienza vissuta durante la Messa, confrontando ciò che aveva scritto con ciò che aveva visto. Non si tratta di una ritrattazione delle sue idee.