Tommaso d'Aquino
La fede e la ragione non possono contraddirsi.
Idee sbagliate comuni
Tommaso d'Aquino prova Dio come Anselmo: a partire dalla sola sua definizione.
Egli respinge questa prova. Anche se si intende «Dio» come ciò di cui non si può pensare nulla di più grande, ne segue soltanto che esiste nella mente, non nella realtà. Per lui, Dio può essere provato soltanto a partire dai suoi effetti.
Per Tommaso, la fede viene prima e deve far tacere la ragione.
Egli sostiene il contrario: la ragione e la fede non possono contraddirsi. Un argomento contro la fede deve dunque essere un errore di ragionamento, che la ragione può confutare. La grazia non distrugge la natura, la perfeziona.
Le cinque vie provano il Dio cristiano.
Esse concludono a un primo motore, a una causa prima, a un essere necessario… «che tutti chiamano Dio». Tommaso stabilisce poi, in altre questioni, che questo essere è unico, perfetto, buono. Ma la Trinità, a suo avviso, non può essere dimostrata: appartiene alla fede.
Alla fine della sua vita, Tommaso dichiarò che tutta la sua opera era paglia.
La frase non si trova nei suoi scritti: è riferita da testimoni al processo di canonizzazione, diversi decenni dopo la sua morte. Secondo loro, l'avrebbe pronunciata alla fine del 1273, dopo un'esperienza vissuta durante la Messa, confrontando ciò che aveva scritto con ciò che aveva visto. Non si tratta di una ritrattazione delle sue idee.