DomandeGli animali contano quanto noi?Tra l'uomo e l'animale, una differenza di grado e non di natura
Gli animali contano quanto noi?Un dovere di compassione

Tra l'uomo e l'animale, una differenza di grado e non di natura

La continuità tra la mente umana e quella animale; l'umanità verso gli animali

Charles Darwin 1809 · 1882Gli esseri viventi si spiegano con la selezione naturale, senza un piano preliminare.
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Che cosa sostiene

Dunque l'umanità verso gli animali è una virtù e un dovere di simpatia: l'estensione della simpatia fino a loro è un progresso morale.

Perché

Gli animali provano piacere, dolore, amore e memoria come noi, in misura minore: la nostra simpatia, che si allarga, deve dunque estendersi fino a loro.

In breve

«Tra l'uomo e l'animale, una differenza di grado e non di natura» è un argomento di Charles Darwin (Darwin, L'origine dell'uomo, 1871, cap. II-III (III-IV nella 2ª ed., 1874)) sulla domanda «Gli animali contano quanto noi?» (risposta: un dovere di compassione). La sua tesi: Dunque l'umanità verso gli animali è una virtù e un dovere di simpatia: l'estensione della simpatia fino a loro è un progresso morale. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4, P5). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Darwin, L'origine dell'uomo, 1871, cap. II-III (III-IV nella 2ª ed., 1874)
Valido con una premessa implicita

Molti pensano che un muro separi gli esseri umani dagli animali: la ragione, il linguaggio, la morale. Darwin sostiene il contrario. Nell'Origine dell'uomo vuole mostrare che non esiste alcuna differenza fondamentale tra l'uomo e i mammiferi superiori nelle loro facoltà mentali. Gli animali provano piacere e dolore, felicità e infelicità; in loro ritroviamo, in misura minore, l'amore, la memoria, l'attenzione, la curiosità. La differenza è grande, ma di grado, non di natura. Aggiunge un'idea morale: la simpatia umana si allarga a poco a poco, prima alla famiglia, poi alla nazione, poi a tutti gli uomini, poi a tutti gli esseri che sentono. L'umanità verso gli animali è una delle ultime virtù acquisite, e una delle più nobili.

P1Gli animali inferiori, come l'uomo, provano in modo evidente piacere e dolore, felicità e infelicità.
P2La differenza di mente tra l'uomo e gli animali superiori, per quanto grande, è di grado e non di natura: amore, memoria, attenzione, curiosità e ragione si ritrovano in loro in uno stato incipiente o talvolta ben sviluppato.
P3La simpatia morale si estende dapprima a coloro che ci sono vicini, poi a tutti gli uomini e infine «oltre i confini dell'uomo»: l'umanità verso gli animali è una delle più recenti acquisizioni morali, nata da simpatie più tenere e più ampiamente diffuse, fino a estendersi a tutti gli esseri senzienti.
P4 · premessa implicitaCiò che dobbiamo a un essere non dipende da una differenza di natura che ci separerebbe da lui, ma da ciò che esso prova: se gli animali sentono come noi, in misura minore, la nostra simpatia è loro dovuta.
P5 · premessa implicitaEstendere la simpatia agli esseri a cui è dovuta è un progresso morale.
Dunque l'umanità verso gli animali è una virtù e un dovere di simpatia: l'estensione della simpatia fino a loro è un progresso morale.

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Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un caso in cui gli animali sentono come noi ma noi non dobbiamo loro nulla: per esempio se solo gli esseri capaci di ragione hanno diritti nei nostri confronti.
L'argomento è valido con la premessa nascosta P4. P1 e P2 stabiliscono che gli animali sentono come noi, in misura minore. P4 collega questo fatto al dovere di simpatia. P3 fornisce la cornice storica: la simpatia si sta già allargando, e gli animali sono il passo successivo. Le obiezioni riguardano P2 (il linguaggio traccia un confine?) e P4 (i doveri verso gli animali sono diretti?).
Analogia. Un fiume separa due paesi, o due rive che a poco a poco si ricongiungono? Darwin dice che il «abisso» tra l'uomo e l'animale è un dolce pendio, non un precipizio. Una volta visto che non c'è alcun precipizio, non c'è più ragione di restare sulla riva dell'indifferenza.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

René Descartes (il linguaggio, confine tra l'uomo e l'animale) 1637 · attacca la premessa 2

Anche gli uomini più ottusi, senza eccettuare gli sciocchi, sanno mettere insieme parole per far comprendere i loro pensieri, e nessun altro animale, per quanto perfetto, fa lo stesso. Per Cartesio, questo è il segno di una differenza di natura, non di grado.

un difensore risponde
Charles Darwin difensore dell'argomento · 1871
Darwin ammette che l'uso abituale del linguaggio articolato sia proprio dell'uomo, ma osserva che anche l'uomo si serve, come gli animali, di grida inarticolate, di gesti e di movimenti del volto per esprimere ciò che vuole dire, soprattutto per i sentimenti semplici e intensi.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: Cartesio e Darwin si separano sul linguaggio. Per Darwin esso è il frutto lento di un'arte-istinto; per Cartesio prova l'esistenza di un'anima pensante. Anche ammesso che il linguaggio sia proprio dell'uomo, resta da vedere se conti per decidere chi merita la nostra simpatia.
Immanuel Kant (doveri indiretti verso gli animali) 1797 · attacca la premessa 4

Per Kant, la crudeltà verso gli animali è contraria al dovere dell'uomo verso se stesso, perché smorza la compassione e indebolisce una disposizione favorevole alla moralità. Gli animali possono essere uccisi rapidamente, senza dolore, e fatti lavorare entro i limiti delle loro forze. La riconoscenza verso un vecchio cavallo o un vecchio cane è un dovere indiretto: è dovuta a se stessi, non all'animale.

senza risposta
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Darwin nei suoi testi.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Nostra sintesi: Darwin cita Kant sul dovere, ma non discute la sua tesi sugli animali. Entrambi condannano la crudeltà e collegano la pietà per gli animali al carattere morale dell'uomo. Differiscono sul fondamento: per Kant, un dovere dell'uomo verso se stesso; per Darwin, una simpatia che si estende verso gli esseri che sentono.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: il disaccordo riguarda il fondamento più che la condotta. I difensori di Kant dicono che la sola ragione fonda i doveri; quelli di Darwin, che la capacità di soffrire basta a fare dell'animale un oggetto diretto di simpatia.
A
Alfred Russel Wallace (facoltà che la selezione non spiega) 1870 · attacca la premessa 2

Wallace, che scoprì la selezione naturale contemporaneamente a Darwin, rifiuta di applicarla per intero alla mente umana. I popoli che chiama «selvaggi» hanno, dice, un cervello quasi pari a quello di un filosofo, con capacità (ragionamento astratto, idee) di cui la loro vita non ha bisogno. La selezione avrebbe potuto dar loro soltanto un cervello un po' superiore a quello di una scimmia: un'intelligenza superiore ha dunque guidato lo sviluppo dell'uomo. Il divario non si spiega con un semplice pendio.

senza risposta
Darwin ha risposto, ma quel testo non è ancora presente nel nostro corpus.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Nostra sintesi: Darwin disapprovò questo passo indietro di Wallace e sostiene, nell'Origine dell'uomo, che queste facoltà si sono formate a poco a poco; la sua risposta dettagliata si trova in capitoli assenti dal nostro corpus. La parola di Wallace sui «selvaggi» è quella della sua epoca. Anche se Wallace avesse ragione sull'origine della mente, ciò non dimostra che gli animali non sentano: l'obiezione riguarda P2, non P1.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: la biologia attuale segue Darwin sull'origine naturale della mente umana; se il linguaggio e la ragione creino una differenza di natura resta una questione discussa in filosofia.