DomandeLa vita ha un senso?Una verità per me
La vita ha un senso?Un senso da creare

Una verità per me

Søren Kierkegaard 1813 · 1855La verità è soggettività: bisogna compiere il salto della fede.
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Che cosa sostiene

Dunque devo trovare una verità che sia verità per me, l'idea per la quale voglio vivere e morire.

Perché

Una verità oggettiva resta fredda e indifferente alla mia vita; per sapere che cosa fare, mi serve una verità che sia vera per me.

In breve

«Una verità per me» è un argomento di Søren Kierkegaard (Diario, Gilleleje, 1° agosto 1835) sulla domanda «La vita ha un senso?» (risposta: un senso da creare). La sua tesi: Dunque devo trovare una verità che sia verità per me, l'idea per la quale voglio vivere e morire. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 0 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Diario, Gilleleje, 1° agosto 1835
Valido con una premessa implicita

Qui è Kierkegaard stesso a parlare, senza pseudonimo: una pagina del suo diario privato, scritta a 22 anni in riva al mare, a Gilleleje, e pubblicata solo dopo la sua morte. Studente di teologia, esita tra le scienze, la teologia, il diritto, il teatro. Capisce che ciò che gli manca non è un sapere in più, ma una ragione di vita.

P1Ciò che mi manca è sapere che cosa devo fare, non che cosa devo conoscere (se non nella misura in cui la conoscenza deve precedere l'azione).
P2Una verità oggettiva, anche esatta, resta «fredda e nuda», indifferente alla mia vita: spiegare il cristianesimo o costruire un sistema non mi serve a nulla se non ha un senso per me.
P3 · premessa implicitaPer sapere che cosa fare della propria vita, serve o una verità oggettiva che lo dica, o una verità che sia verità per me: un'idea che faccio mia e per la quale vivo.
Dunque devo trovare una verità che sia verità per me, l'idea per la quale voglio vivere e morire.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un caso in cui ho bisogno di sapere che cosa fare, la verità oggettiva non mi guida, eppure non trovo alcuna verità per me.
Valido con P3, che il giovane Kierkegaard non formula: ci sarebbero solo due possibilità, una verità oggettiva che guida, o una verità vissuta. Senza P3, si può ammettere che occorra sapere che cosa fare e che il sapere freddo non basti, senza concluderne che serva una «verità per me»: si potrebbe anche, per esempio, vivere senza alcuna idea guida.
Analogia. Conoscere tutte le mappe del mondo non dice dove vuoi andare. Le mappe sono esatte, ma sta a te scegliere la destinazione e impegnarti per raggiungerla.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Kant (la legge morale) 1785 · attacca la premessa 2

Una verità oggettiva può dire che cosa fare: la legge morale vale per tutti e comanda a ciascuno, senza che occorra farne una questione personale.

senza risposta
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Kierkegaard nei suoi testi.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Kierkegaard non prende di mira Kant in questa pagina. Scrive soltanto, poche righe più avanti, che ammette ancora un «imperativo della conoscenza» che può agire sugli uomini, ma che deve essere «accolto vivo» in lui: parla della conoscenza in generale, non della legge morale. Per Kant, è la ragione di ciascuno a riconoscere la legge: essa è già «mia» senza essere un'idea scelta. Il disaccordo riguarda ciò che serve, oltre al dovere, per dare un senso a una vita.
Albert Camus, Il mito di Sisifo 1942 · attacca la conclusione

Ciò che si chiama una ragione di vita è anche un'ottima ragione di morte. E in Kierkegaard l'idea per cui vivere finisce per essere Dio, raggiunto con un «salto» che Camus chiama «suicidio filosofico». L'onestà consiste nel vivere senza appello, senza sperare in un senso che venga da altrove.

senza risposta
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1942, dopo la morte dell'autore (1855).
O
Obiezione: un'idea per cui morire può essere la peggiore attacca la conclusione

Un'idea «per la quale voglio vivere e morire» può essere una qualsiasi, compresa un'idea fanatica o crudele. La passione con cui ci si dona a essa non dice nulla del suo valore.

senza risposta
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Kierkegaard nei suoi testi.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Nella stessa pagina egli vede il pericolo: le «strade sbagliate» sono vicinissime, ed egli le guarda «con rispetto». Non dà alcun criterio per evitarle; sarà la Postilla (Johannes Climacus) a distinguere più tardi la passione dell'infinito dall'idea fissa del folle.