DomandeChe cos'è l'amore?Agape: amare perfino il proprio nemico
Che cos'è l'amore?Volere il bene dell'altro

Agape: amare perfino il proprio nemico

Agape; amare i propri nemici

Martin Luther King Jr. 1929 · 1968Pastore e figura di spicco del movimento per i diritti civili: difende la disobbedienza nonviolenta alle leggi ingiuste, compiuta apertamente e accettandone la pena.
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Che cosa sostiene

Dunque amare è volere il bene di ciascuno per se stesso, amico o nemico: l'amore è prima di tutto un atto di buona volontà, non un sentimento di affetto.

Perché

Amare non significa provare affetto: significa volere il bene di tutti, anche di chi ci fa del male, perché l'odio distrugge anche chi odia.

La stessa idea attraverso la storia
Martin Luther King Jr.1957Il sermone è pronunciato alla Dexter Avenue Baptist Church di Montgomery, un anno dopo il boicottaggio degli autobus. King collega l'insegnamento di Gesù ('amate i vostri nemici') al suo metodo di lotta nonviolenta.
In breve

«Agape: amare perfino il proprio nemico» è un argomento di Martin Luther King Jr. («Loving Your Enemies» (sermone, Montgomery, 17 novembre 1957); Strength to Love (1963), 1957) sulla domanda «Che cos'è l'amore?» (risposta: volere il bene dell'altro). La sua tesi: Dunque amare è volere il bene di ciascuno per se stesso, amico o nemico: l'amore è prima di tutto un atto di buona volontà, non un sentimento di affetto. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

«Loving Your Enemies» (sermone, Montgomery, 17 novembre 1957); Strength to Love (1963)
Valido con una premessa implicita

Che cosa significa amare? Per King, pastore battista, il greco distingue tre amori: eros (desiderio), philia (amicizia) e agape. L'agape non è un sentimento di affetto: è una benevolenza comprensiva verso tutti, compresi coloro che ci fanno del male, senza aspettarsi nulla in cambio. Gesù non dice «amate i vostri nemici» nel senso di «apprezzateli»: si può non amare ciò che fanno e amarli ugualmente. Da qui King ricava una regola per le lotte: si combatte l'ingiustizia, ma non si cerca di schiacciare la persona.

P1L'agape è «una benevolenza comprensiva, creativa, redentrice verso tutti gli uomini», un amore che non cerca nulla in cambio.
P2Amare è più che apprezzare: «l'amore è più grande del piacere»; si può amare la persona di cui si detestano le azioni.
P3L'odio distrugge chi odia tanto quanto chi è odiato; l'amore, invece, ha in sé un potere redentore che può trasformare il nemico.
P4 · premessa implicitaCiò che rende autentico l'amore è il bene voluto per l'altro e l'atto che lo serve, non l'emozione provata.
Dunque amare è volere il bene di ciascuno per se stesso, amico o nemico: l'amore è prima di tutto un atto di buona volontà, non un sentimento di affetto.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Valido con P4. P1 definisce l'agape, P2 la separa dall'affetto, P3 dà due ragioni per praticarla (protegge chi ama, può trasformare il nemico). P4, nascosta, dice che il vero amore si misura da ciò che si vuole e si fa per l'altro. Punti d'attacco: P4 (si può chiamare «amore» ciò che non implica alcun sentimento?) e P3 (l'amore trasforma davvero i nemici, o a volte li incoraggia?). Per King l'agape è religiosa (l'amore di Dio all'opera), ma l'argomento regge anche senza questa credenza.
Analogia. Un medico che cura un paziente sgradevole, persino ostile. Magari non prova alcuna simpatia, ma vuole la sua guarigione e agisce per ottenerla. King direbbe che questo è amore, nel senso dell'agape.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Friedrich Nietzsche 1887 · attacca la premessa 3

Nella Genealogia della morale, Nietzsche sostiene che la morale cristiana dell'amore del prossimo e del perdono sia nata dal risentimento dei deboli: fa di un'impotenza una virtù. Amare i propri nemici sarebbe allora un travestimento della vendetta impossibile.

senza risposta
vedi l'argomento
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Jr. nei suoi testi.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Risposta ricostruita (la nostra lettura): l'agape descritta da King non è passiva: si accompagna a boicottaggi, marce e arresti, dunque a un'azione coraggiosa e costosa. I nietzscheani rispondono che il sospetto riguarda i motivi profondi, non i gesti.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nietzsche: l'amore per i nemici nasconde risentimento. King: è una forza attiva. Disaccordo di fondo: si può giudicare il valore di un amore dai suoi motivi nascosti o dalle sue azioni?
R
Reinhold Niebuhr 1932 · attacca la premessa 3

Niebuhr sostiene in Moral Man and Immoral Society che l'amore e la persuasione morale funzionano tra individui, ma non tra gruppi: i gruppi dominanti cedono solo sotto costrizione. L'amore da solo, dunque, non trasforma un sistema ingiusto.

un difensore risponde
Martin Luther King difensore dell'argomento · 1958
In «Pellegrinaggio verso la nonviolenza», King dice di dovere a Niebuhr la consapevolezza della forza del male collettivo e delle illusioni di un facile ottimismo, ma gli rimprovera di confondere il pacifismo con la non resistenza passiva: la nonviolenza è resistenza al male. Secondo la nostra lettura, il suo metodo (boicottaggi, marce) risponde all'obiezione unendo l'agape a una pressione nonviolenta.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Niebuhr: tra gruppi, la coercizione è necessaria. King: l'agape con pressione nonviolenta. Disaccordo di fondo: l'amore basta, o è solo una parte di una strategia?
J
Jeffrie Murphy 1982 · attacca la conclusione

In «Forgiveness and Resentment», Murphy sostiene che il risentimento di fronte a un'ingiustizia subita esprime rispetto di sé: perdonare troppo in fretta, o non provare nulla, può essere il segno che non ci si rispetta. Applicato a King (nostra ricostruzione, Murphy non lo prende di mira), chiedere alla vittima di amare il proprio aggressore rischia di chiederle di rinunciare a quel rispetto.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1982, dopo la morte dell'autore (1968).
Il dibattito continua (nostra sintesi) King distingue l'amore per la persona dal rifiuto dell'atto ingiusto: si continua a opporsi all'ingiustizia senza odiare (si veda «amare l'individuo che compie l'azione malvagia, odiando l'azione»). Il disaccordo riguarda la possibilità di questa separazione (nostra lettura).
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Murphy: il risentimento protegge il rispetto di sé. King: ci si oppone all'atto senza odiare la persona. Disaccordo di fondo: si può rispettare sé stessi senza portare rancore a chi ci fa del male?