DomandeDobbiamo temere la morte?La vita non è breve, siamo noi a sprecarla
Dobbiamo temere la morte?Nulla da temere

La vita non è breve, siamo noi a sprecarla

Seneca ca. 4 a.C. · ca. 65Non è che abbiamo poco tempo, ma ne perdiamo molto.
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Che cosa sostiene

Dunque la vita non è breve: siamo noi a renderla breve. Dipende da noi avere una vita abbastanza lunga, e non temere la morte come un'interruzione.

Perché

La vita è abbastanza lunga se la si impiega bene, ma la maggior parte delle persone la disperde; una vita ben impiegata è completa.

In breve

«La vita non è breve, siamo noi a sprecarla» è un argomento di Seneca (La brevità della vita, 1-3, 7, 11; Lettere a Lucilio 1) sulla domanda «Dobbiamo temere la morte?» (risposta: nulla da temere). La sua tesi: Dunque la vita non è breve: siamo noi a renderla breve. Dipende da noi avere una vita abbastanza lunga, e non temere la morte come un'interruzione. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

La brevità della vita, 1-3, 7, 11; Lettere a Lucilio 1
Valido con una premessa implicita

Quasi tutti si lamentano che la vita è troppo breve: moriamo proprio mentre cominciavamo a vivere. Seneca rovescia il lamento. La natura ci dà abbastanza tempo; siamo noi a lasciarlo scivolare via negli affari, nelle ambizioni, nei piaceri e nelle pretese altrui. Chi si riprende il proprio tempo ha una vita abbastanza lunga, e può veder venire la morte senza esitare.

P1La vita è abbastanza lunga per compiere le cose più grandi, se la si impiega bene tutta intera.
P2La maggior parte delle persone non la impiega: se ne va negli affari, nelle ambizioni, nei piaceri, nei servizi resi agli altri. Nessuno si conserva per se stesso.
P3Una vita ben impiegata è completa: la sorte può aggiungervi qualcosa, ma non può sottrarle nulla. Perciò il saggio andrà incontro alla morte con passo sicuro.
P4 · premessa implicitaImpiegare bene il proprio tempo dipende da noi: se lo vogliamo davvero, possiamo riprenderci le nostre ore.
Dunque la vita non è breve: siamo noi a renderla breve. Dipende da noi avere una vita abbastanza lunga, e non temere la morte come un'interruzione.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova qualcuno che vuole impiegare bene il proprio tempo ma non ci riesce (uno schiavo, un malato, qualcuno che lavora dalla mattina alla sera per sopravvivere): la sua vita resta breve, e la conclusione cade.
Valido con P4. P1 dice che una vita ben impiegata è abbastanza lunga, P3 che una vita abbastanza lunga non ha motivo di temere la propria fine. Ma per concludere che tutto ciò dipende da noi, bisogna che impiegare bene il proprio tempo sia in nostro potere (P4). Seneca lo presuppone ovunque («riprendi possesso di te stesso», scrive a Lucilio), senza dimostrarlo. È il punto d'attacco: tutti hanno la scelta del proprio tempo? P2 non è necessaria alla logica: è la diagnosi, che spiega perché la vita sembra breve a quasi tutti.
Analogia. Due studenti hanno la stessa settimana per preparare un esame. Uno dice «una settimana è troppo poco». L'altro ha studiato un'ora al giorno, senza schermi, e ha avuto il tempo di ripassare tutto. La settimana aveva la stessa durata per entrambi: a essere breve era l'uso che se ne è fatto.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Aristotele (secondo Seneca) 330 a.C. · attacca la premessa 1

La natura è ingiusta con noi: a certi animali concede una durata di vita cinque o dieci volte la nostra, mentre l'uomo, nato per cose così grandi, si ferma molto prima. Ippocrate lo diceva già: «la vita è breve, l'arte è lunga».

Seneca risponde
Seneca
Perché lamentarsi della natura? Si è mostrata generosa: la vita è lunga, se si sa usarla.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Seneca attribuisce il lamento ad Aristotele; Cicerone, invece, lo attribuisce a Teofrasto, suo allievo. Nella sostanza, la risposta non risolve tutto: alcune opere (una scienza, una lingua, una scoperta) richiedono davvero più di una vita. Seneca ne tiene conto più avanti (capitoli 14-15): chi legge i filosofi non si accontenta della propria parte di vita: «aggiunge alla propria ogni età».
Aristotele (Politica, libro VII) 330 a.C. · attacca la premessa 4

Per diventare virtuosi occorre il tempo libero. Per questo gli artigiani, i mercanti e i contadini non possono essere cittadini a pieno titolo: il loro lavoro occupa tutto il loro tempo. Impiegare bene la propria vita non è dunque una scelta aperta a tutti: bisogna che altri lavorino per te.

Seneca risponde
Seneca Ciò che scrive a Lucilio, senza nominare Aristotele (Lettere a Lucilio 17)
Eserciti hanno sopportato la fame e vissuto di radici per conquistare un regno, e per giunta destinato ad altri: ci sarà dunque qualcuno che esiti a sopportare la povertà per liberare l'animo dalla follia? Non bisogna quindi accumulare prima il necessario per vivere: si può giungere alla filosofia anche senza provviste per il viaggio.
Il dibattito continua (nostra sintesi) La risposta riguarda il denaro, non il tempo. Lucilio, a cui scrive Seneca, è un alto funzionario benestante, e Seneca stesso è uno degli uomini più ricchi di Roma. Uno schiavo che serve a tavola tutta la notte (Seneca lo descrive nella lettera 47) non ha né il denaro né le ore. Lo stoico risponderebbe che l'essenziale, giudicare bene ciò che accade, resta possibile in ogni istante, anche nella servitù, come mostra l'ex schiavo Epitteto.
Bernard Williams («Il caso Makropulos», 1973) 1973 · attacca la premessa 3

Abbiamo progetti che ci danno ragioni di vivere: un figlio da crescere, un'opera da terminare, persone da amare. Una morte che li interrompe è un vero male, anche per chi ha impiegato bene il proprio tempo. Williams prende di mira soprattutto Epicuro e Lucrezio; applicato a Seneca, il suo argomento dà questo risultato: una vita a cui «nulla può essere tolto» sarebbe una vita che non si attacca più a niente.

Seneca risponde
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Seneca Risposta anticipata (Sulla brevità della vita, 7)
Chi impiega tutto il proprio tempo a proprio vantaggio e ordina ogni giorno come se fosse l'ultimo non desidera né teme il domani. Che la sorte decida del resto: la sua vita è già al sicuro. Si può aggiungervi qualcosa, ma non togliergli nulla.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Questo è appunto il disaccordo: per Seneca, il saggio non dipende dal domani; per Williams, non attendersi più nulla dal domani significa perdere ciò che fa desiderare di vivere. Il testo di Seneca risponde nella sostanza, ma accetta il prezzo che Williams rifiuta di pagare. Nello stesso passo Seneca aggiunge che per questo saggio tutto è già conosciuto e goduto fino alla sazietà: anche Williams pensa che la morte non sia più un male quando tutti i desideri categorici sono esauriti; il disaccordo sta nel chiedersi se quello stato sia desiderabile.