Francesco Bacone
Sapere è potere: osservare e sperimentare.
Idee sbagliate comuni
«Sapere è potere» è una formula di Bacone.
Le parole «ipsa scientia potestas est» («il sapere stesso è un potere») sono effettivamente sue (Meditazioni sacre, 1597), ma in una parentesi sulla scienza di Dio, che fa parte della sua potenza: nulla sul potere degli uomini. L'idea moderna viene dal Novum Organum (1620): «il sapere e la potenza umana coincidono», perché si produce un effetto solo conoscendone la causa. La formula esatta «scientia potentia est» si legge in Hobbes, nella versione latina del Leviatano (1668), che aggiunge subito: «ma piccola».
Per Bacone, la scienza consiste nell'accumulare fatti.
Si fa beffe dei puri empiristi, simili alla formica che ammassa senza trasformare, tanto quanto dei puri ragionatori, simili al ragno che trae la tela da sé. Il vero scienziato è l'ape: raccoglie, poi trasforma con una capacità che le è propria.
Per Bacone, la scienza allontana da Dio.
Scrive l'opposto: un po' di filosofia inclina all'ateismo, la profondità in filosofia riconduce gli uomini alla religione. Ma vuole che i domini restino separati: cercare la fisica nella Genesi o nel libro di Giobbe produce, dice, una filosofia fantasiosa e una religione eretica.
Bacone è il vero autore delle opere di Shakespeare.
Nessun documento dell'epoca la sostiene. L'idea è nata nell'Ottocento, resa popolare dall'americana Delia Bacon (1857, senza alcun legame di parentela), e gli storici la respingono.