FilosofiAntonio Gramsci

Antonio Gramsci

Il potere si fonda sull'egemonia culturale, non soltanto sulla forza.

Marxismo1891 · 1937 ItaliaFilosofo marxistaTeorico politicoGiornalistaCofondatore del Partito Comunista d'Italia
In breve

Antonio Gramsci (1891 · 1937, Sardegna, poi Torino; più di dieci anni sotto il regime fascista, in carcere e poi in una clinica sorvegliata): marxismo. Una classe non domina soltanto con la forza: dirige anche, facendo accettare come evidenti le proprie idee e i propri valori. Gramsci chiama questo egemonia. Su AskPhilosophy: 3 argomenti ricostruiti, 5 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 4 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).

In 30 secondiUna classe non domina soltanto con la forza: dirige anche, facendo accettare come evidenti le proprie idee e i propri valori. Gramsci chiama questo egemonia. Essa si gioca nella società civile (scuola, stampa, Chiesa, associazioni) tanto quanto nello Stato. Nei paesi occidentali, dunque, impadronirsi dell'apparato statale non basta: occorre prima conquistare la direzione intellettuale e morale della società. Tutti gli uomini pensano e hanno una concezione del mondo; il compito è renderla critica, con intellettuali provenienti da ogni gruppo sociale e con un partito che unisca le volontà.
Perché è importante

Egemonia, società civile, intellettuali organici, guerra di posizione: queste parole di Gramsci sono diventate strumenti correnti nella scienza politica, nella sociologia e negli studi culturali, ben al di là del marxismo. Egli rifiuta un marxismo in cui la sola economia basterebbe a spiegare tutto e la storia avanzerebbe da sé. Pensa il dominio come un misto di forza e di consenso, il che aiuta a capire perché le persone accettino un ordine che non le favorisce.

La sua epoca

Nato in una famiglia povera della Sardegna, borsista all'Università di Torino, divenne giornalista socialista. Nel 1919 fondò L'Ordine Nuovo, che sosteneva i consigli di fabbrica di Torino. Contribuì alla fondazione del Partito Comunista d'Italia (1921), fu eletto deputato (1924), poi arrestato dal regime di Mussolini nel novembre 1926 e condannato nel 1928 a più di vent'anni di carcere. Malato, scrisse nella sua cella 29 quaderni (1929-1935), sotto l'occhio della censura: da qui espressioni prudenti come «filosofia della praxis» per indicare il marxismo. Morì a Roma a 46 anni. I suoi scritti dal carcere furono pubblicati dopo la guerra.

Le sue posizioni

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Dio esiste?Dio
AteismoTeismo
Interpretazione prevalente

Non discute quasi l'esistenza di Dio: per lui la religione è un fatto sociale, un elemento del senso comune, che la filosofia deve criticare e superare. Il Principe moderno, cioè il partito, prende nelle coscienze il posto della divinità. Giudica tuttavia l'ateismo «una forma puramente negativa e infeconda» se resta una semplice polemica.

Da dove viene ciò che sappiamo?Fonte della conoscenza
Empirismo (dall'esperienza)Razionalismo (dalla ragione)
Dibattuto tra gli studiosi

La conoscenza è storica e sociale: «oggettivo» significa «umanamente oggettivo», valido per un'umanità unificata dalla cultura. Ha fiducia nella scienza sperimentale, ma parte dalla «filosofia spontanea» di tutti (linguaggio, senso comune) piuttosto che da principi tratti dalla sola ragione. Non rientra in nessuna scuola classica.

Possiamo raggiungere verità certe?Certezza
ScetticismoCertezza possibile
Dibattuto tra gli studiosi

Rifiuta la verità assoluta ed eterna, anche per il marxismo, che può diventare un'ideologia «nel senso deteriore». Ma non è uno scettico: la verità è una conquista storica, una lotta contro le ideologie parziali e false.

La mente è qualcosa di diverso dalla materia?Mente e corpo
MaterialismoDualismo
Dibattuto tra gli studiosi

Si richiama al materialismo storico, ma rifiuta il «materialismo volgare», che fa della materia un assoluto eterno, e parla di «umanesimo assoluto». La questione del rapporto mente-corpo non lo occupa: ciò che gli interessa è che il pensiero nasce dall'attività pratica e dalla storia.

Siamo davvero liberi?Libertà
Determinismo (nessun libero arbitrio)Libero arbitrio
Dibattuto tra gli studiosi

Combatte il fatalismo e il determinismo meccanico, e vede nell'uomo un essere che può «farsi». Ma questa libertà è soprattutto collettiva e inserita in condizioni date: la volontà collettiva si forma nella storia, non in una scelta individuale isolata.

Il bene e il male esistono oggettivamente?Statuto della morale
Antirealismo (la morale è un prodotto umano)Realismo morale (verità morali oggettive)
Dibattuto tra gli studiosi

La morale è storica: è il Principe moderno che sostituisce l'imperativo categorico nelle coscienze. Eppure i suoi testi sono pieni di rimproveri morali (gli indifferenti sono dei vili). Non sviluppa una teoria morale a parte, da cui il dibattito.

La ragione può giudicare tutto, fede compresa?Fede e ragione
Primato della fede / del cuoreSolo la ragione giudica
Interpretazione prevalente

La filosofia è «la critica e il superamento della religione e del senso comune». Non per questo disprezza il senso comune: ne è il punto di partenza, la «filosofia spontanea» di tutti, che la filosofia della praxis deve rendere critica. Conserva un senso laico della fede, come unità tra una concezione del mondo e una norma di condotta.

La vita ha un senso dato?Senso della vita
Nessun senso dato (assurdo, da creare)Senso oggettivo (natura, Dio, Bene)
Interpretazione prevalente

Nessun senso viene dall'alto: l'uomo è «il processo dei suoi atti». Il senso viene dall'impegno: «vivere vuol dire essere partigiani». I lettori non lo collocano tutti nello stesso punto, perché parla soprattutto di politica.

Gli esseri umani sono naturalmente buoni?Natura umana
Fondamentalmente debole o corrottaFondamentalmente buona o perfettibile
Interpretazione prevalente

«La natura dell'uomo è l'insieme dei rapporti sociali»: cambia con essi. Nessuna natura fissa, dunque un'umanità perfettibile attraverso la storia e l'educazione. La vera domanda, dice, è che cosa l'uomo «può diventare».

Chi viene prima: l'individuo o la comunità?Individuo e società
Comunità, ordine, tradizioneLibertà individuale
Dibattuto tra gli studiosi

La volontà collettiva, portata dal partito (il «moderno Principe»), conta più dell'individuo isolato. Ma non si tratta di un potere di pura forza: la direzione passa attraverso il consenso e attraverso intellettuali che escono dalle masse. Come Marx, si colloca male su questo asse: rifiuta la tradizione e l'ordine costituito.

Che cosa rende buona un'azione?Fondamento della morale
Il dovere (deontologia)Le conseguenze (conseguenzialismo)Il carattere (etica delle virtù)Altro (legge divina, relazioni, creazione di valori…)
Dibattuto tra gli studiosi

Nessun fondamento morale eterno: un'azione è «utile o dannosa, virtuosa o scellerata» a seconda del suo rapporto con il Principe moderno e con la volontà collettiva. La riforma morale va insieme a un programma concreto, anche economico.