FilosofiIbn Khaldun

Ibn Khaldun

Le civiltà nascono e muoiono in base alla forza della loro solidarietà.

Filosofia della storia1332 · 1406 TunisiaStoricoPensatore della società e della storiaGiudice (cadì) malikitaStatista
In breve

Ibn Khaldun (1332 · 1406, Maghreb, al-Andalus ed Egitto: Tunisi, Fez, Granada, Bugia (Béjaïa), Qal'at Ibn Salama (Algeria), Il Cairo): filosofia della storia. Gli storici ricopiano racconti impossibili: eserciti di 600.000 uomini, città di rame. Per distinguere il vero dal falso non basta verificare chi racconta: bisogna conoscere la natura della società umana, confrontando il passato con ciò che osserviamo oggi. Su AskPhilosophy: 4 argomenti ricostruiti, 5 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 4 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).

In 30 secondiGli storici ricopiano racconti impossibili: eserciti di 600.000 uomini, città di rame. Per distinguere il vero dal falso non basta verificare chi racconta: bisogna conoscere la natura della società umana, confrontando il passato con ciò che osserviamo oggi. Ibn Khaldun fonda così una «scienza nuova» della civiltà. La sua scoperta centrale: il potere nasce dall'asabiyya, la solidarietà di un gruppo pronto a morire gli uni per gli altri. Il lusso, la durezza e l'ingiustizia dei potenti la distruggono, e una dinastia si consuma in tre o quattro generazioni.
Perché è importante

È tra i primi a cercare leggi nella storia delle società: come nascono e muoiono gli Stati, perché i vinti imitano i vincitori, come le imposte, il lavoro e i prezzi fanno vivere una città. Poco letto nel mondo arabo dopo la sua morte, fu riscoperto dagli storici ottomani nel XVII secolo, poi in Europa nel XIX (traduzione francese di de Slane, 1863-1868). Nel XX secolo lo storico Arnold Toynbee lo ammira, e studiosi come l'antropologo Ernest Gellner o lo specialista di modelli storici Peter Turchin riprendono la sua idea di asabiyya.

La sua epoca

Nato a Tunisi in una famiglia originaria di Siviglia, perse i genitori e molti dei suoi maestri a causa della peste nera del 1348-1349. Trascorse la vita al servizio dei principi del Maghreb e di al-Andalus: segretario, ambasciatore presso il re di Castiglia, ciambellano, a volte in prigione o in fuga, spesso incaricato di negoziare con le tribù beduine. Stanco, nel 1375 si ritirò nel castello di Qal'at Ibn Salama (nell'attuale Algeria) e vi scrisse la Muqaddima in cinque mesi. Stabilitosi al Cairo dal 1382, vi fu più volte nominato grande giudice malikita. Perse la moglie e i figli in un naufragio (1384) e incontrò Tamerlano davanti a Damasco assediata (1401). Morì al Cairo nel 1406.

Leggere i suoi testi

Ibn Khaldun ha corretto e ampliato la Muqaddima fino alla morte: ne esistono più stadi del testo. Citiamo l'arabo della vulgata stampata a Būlāq (1857), la traduzione francese di de Slane (1863-1868), fatta su uno stadio più antico del testo, e la traduzione inglese di Rosenthal (1958), che segue l'ultimo stadio rivisto dall'autore. I nostri riferimenti seguono la numerazione di Rosenthal (libro I, capitolo, sezione); quella di Būlāq è spesso sfasata di due sezioni. Un passo può mancare in una delle tre versioni: lo segnaliamo. L'inglese proviene da un testo digitalizzato non riletto.

Le sue posizioni

clicca su una riga per vedere la prova
Dio esiste?Dio
AteismoTeismo
Affermato esplicitamente

Musulmano sunnita e giudice della legge religiosa. Apre il suo capitolo sulla teologia con una breve prova: la catena delle cause risale fino a «la Causa delle cause», il Dio unico. Per lui la ragione è una bilancia giusta, ma non bisogna servirsene per pesare l'unicità di Dio o l'altro mondo: su questi temi occorre seguire ciò che il Profeta ha prescritto di credere.

Da dove viene ciò che sappiamo?Fonte della conoscenza
Empirismo (dall'esperienza)Razionalismo (dalla ragione)
Interpretazione prevalente

Le nostre idee generali sono tratte, per astrazione, da ciò che i sensi percepiscono. Per le cose del mondo, ciò che prova che una teoria è vera è l'osservazione, non il solo ragionamento. Il suo metodo di storico si fonda sul confronto con ciò che vediamo.

Possiamo raggiungere verità certe?Certezza
ScetticismoCertezza possibile
Affermato esplicitamente

La ragione dà risultati «certi» nel suo ambito, e la conoscenza della natura della società permette, dice, di vagliare i racconti «senza alcun margine di dubbio». Ma su ciò che va oltre i sensi (Dio, l'anima, l'aldilà), la metafisica fornisce solo congetture.

La mente è qualcosa di diverso dalla materia?Mente e corpo
MaterialismoDualismo
Affermato esplicitamente

L'uomo è fatto di due parti, una corporea, l'altra spirituale. È la parte spirituale che percepisce: percepisce le cose del corpo tramite il cervello e i sensi, e certe cose da sé, senza intermediario.

Siamo davvero liberi?Libertà
Determinismo (nessun libero arbitrio)Libero arbitrio
Dibattuto tra gli studiosi

L'uomo è «figlio delle sue abitudini», non della sua natura: il suo carattere è plasmato dal genere di vita (deserto o città). E le dinastie seguono un corso quasi fissato in anticipo. Ma egli non nega che ciascuno risponda dei propri atti davanti alla legge, e gli studiosi discutono su quanta libertà lasci agli individui.

Il bene e il male esistono oggettivamente?Statuto della morale
Antirealismo (la morale è un prodotto umano)Realismo morale (verità morali oggettive)
Interpretazione prevalente

Dio ha posto il bene e il male nella natura umana. La legge religiosa vieta l'ingiustizia, e Ibn Khaldun mostra che essa ha una ragione che possiamo comprendere: l'ingiustizia rovina la civiltà. Il bene ha dunque un fondamento reale, al tempo stesso divino e osservabile.

La ragione può giudicare tutto, fede compresa?Fede e ragione
Primato della fede / del cuoreSolo la ragione giudica
Affermato esplicitamente

La ragione è giusta, ma limitata: non deve pesare le questioni di fede. Egli confuta la metafisica dei filosofi e raccomanda la logica solo a chi conosce già bene la legge religiosa.

La vita ha un senso dato?Senso della vita
Nessun senso dato (assurdo, da creare)Senso oggettivo (natura, Dio, Bene)
Interpretazione prevalente

La vera felicità è quella che il Profeta ha promesso a coloro che obbediscono alla legge. Essa supera tutto ciò che le nostre percezioni possono cogliere e non si ottiene con le dimostrazioni dei filosofi.

Gli esseri umani sono naturalmente buoni?Natura umana
Fondamentalmente debole o corrottaFondamentalmente buona o perfettibile
Dibattuto tra gli studiosi

Alla nascita l'anima è pronta a ricevere tanto il bene quanto il male; sono le abitudini a formarla. Ma il male è «la qualità più vicina» all'uomo quando né le buone abitudini né la religione lo correggono: occorre un potere che trattenga gli uomini dall'aggredirsi a vicenda.

Chi viene prima: l'individuo o la comunità?Individuo e società
Comunità, ordine, tradizioneLibertà individuale
Interpretazione prevalente

L'uomo è «politico per natura»: da solo non può né nutrirsi né difendersi. Ogni società ha bisogno di un potere che trattenga gli uni dall'aggredire gli altri, e questo potere poggia sulla solidarietà di un gruppo. Ma un buon governo è mite e rispetta i beni dei sudditi.

Che cosa rende buona un'azione?Fondamento della morale
Il dovere (deontologia)Le conseguenze (conseguenzialismo)Il carattere (etica delle virtù)Altro (legge divina, relazioni, creazione di valori…)
Interpretazione prevalente

Prima di tutto la legge divina. Ma egli mostra che i suoi grandi divieti hanno una ragione: preservare la religione, la vita, l'intelletto, la discendenza e i beni, senza i quali la civiltà muore. Un'etica della legge, spiegata attraverso i suoi effetti.