FilosofiMarco Aurelio

Marco Aurelio

Ciò che non dipende da te non deve turbarti.

Stoicismo121 · 180 ItaliaStoicoImperatore romanoFilosofo della vita interioreCosmopolita
Pensieri II, 11; IV, 3; VIII, 47 (con Epitteto, Manuale 1 e 5)

Solo il tuo giudizio può nuocerti

Che cosa sostiene

Dunque ciò che non dipende da te non può farti alcun vero male, e la tua felicità dipende da te soltanto.

Perché

Ciò che non dipende da noi non rende peggiore nessuno; solo il nostro giudizio, che dipende da noi, ci turba.

Valido con una premessa implicita

Una malattia, un'offesa, un fallimento: tutto, sembra, può rovinarci la vita. Marco Aurelio riprende la grande idea di Epitteto, il suo maestro a distanza: alcune cose dipendono da noi, altre no. Ciò che non dipende da noi non può farci un vero male. Solo il nostro giudizio può farlo, e quello dipende da noi.

P1Le cose esterne non toccano l'anima: i nostri turbamenti vengono solo dal giudizio che ne diamo.
P2Ora, questo giudizio dipende da noi: possiamo cancellarlo. Dunque il turbamento può sempre essere evitato.
P3Ciò che non dipende da noi (la morte, il dolore, la povertà, la gloria) capita ai buoni come ai cattivi: non rende peggiore nessuno.
P4Ciò che non rende peggiore una persona non può rendere peggiore la sua vita: non è un vero male.
P5 · premessa implicitaEssere felici non richiede nulla di più che non subire alcun vero male e non essere turbati: la felicità non dipende da alcun bene esterno.
Dunque ciò che non dipende da te non può farti alcun vero male, e la tua felicità dipende da te soltanto.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P5, il computer trova una persona che non subisce alcun vero male e può evitare ogni turbamento, ma la cui felicità dipende comunque da qualcosa di diverso da lei (amici, salute, un po' di fortuna).
Da P1 a P4 emergono due cose: il turbamento viene da noi, e ciò che accade dall'esterno non è un vero male. Ma per concludere che la felicità dipende solo da noi serve anche P5: la felicità è soltanto questo (nessun vero male, nessun turbamento). Marco Aurelio lo crede, dato che si dice «felice» nonostante la sventura che lo colpisce (IV, 49), ma non lo scrive come premessa. È il punto che Aristotele contesta: per lui la felicità richiede anche beni esterni.
Analogia. Due studenti prendono lo stesso brutto voto. Uno si dice «sono un incapace», l'altro «ho sbagliato questo esercizio, ora so su cosa lavorare». Il voto è lo stesso; ciò che fa male è quello che ci diciamo. Marco Aurelio aggiunge: il voto non ti ha reso meno onesto né meno coraggioso, quindi non ti ha davvero danneggiato.

Obiezioni

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Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Aristotele 330 a.C. · attacca la premessa 5

La felicità richiede anche beni esterni: è impossibile, o difficile, compiere azioni nobili senza risorse, senza amici, senza un certo potere. Chi perde i figli o vive solo non è pienamente felice.

Aurelio risponde
Aurelio Ciò che Marco Aurelio risponde a se stesso (VIII, 47; non si rivolge ad Aristotele)
Se un ostacolo più forte di te ti impedisce di agire, non affliggertene: la causa del tuo non agire non dipende da te. E se dici che la vita non vale la pena di essere vissuta senza questa azione, lascia la vita con serenità, come chi muore mentre agisce.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Aristotele risponderebbe che questa replica gli dà ragione: se, quando mancano i mezzi per agire, l'unica via d'uscita è lasciare la vita, allora la felicità dipendeva davvero anche da qualcosa di esterno. Non affliggersi non significa ancora essere felici.
Aristotele (l'uomo sulla ruota, la sorte di Priamo) 330 a.C. · attacca la premessa 3

Dire che un uomo torturato sulla ruota, o colpito da grandi sventure come il re Priamo, è felice purché sia virtuoso, è parlare a vuoto. Certe sofferenze distruggono la vita, anche quella di un uomo buono.

Aurelio risponde
Aurelio Ciò che Marco Aurelio scrive sul dolore
Un dolore insopportabile ci porta via; quello che dura può dunque essere sopportato. L'intelligenza conserva la propria tranquillità ritirandosi in se stessa, e la parte direttiva non ne risulta peggiore.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Aristotele stesso concede che l'uomo buono colpito come Priamo non diventa mai miserabile, ma si rifiuta di chiamarlo pienamente felice. Il disaccordo riguarda dunque la parola «felicità»: basta una virtù intatta, oppure serve anche una vita che non sia spezzata?
Pascal 1670 · attacca la premessa 1

Gli stoici dicono: rientrate in voi stessi, è lì che troverete il riposo. Non è vero. L'uomo non trova in sé di che rendersi felice: la felicità non è né fuori di noi né in noi, è in Dio.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1670, dopo la morte dell'autore (180).
Hegel (la libertà solo pensata) 1807 · attacca la conclusione

Lo stoico si dice libero «sul trono come in catene». Ma una libertà che non cambia nulla nel mondo reale resta astratta: può servire ad accettare l'ingiustizia invece di combatterla.

senza risposta
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1807, dopo la morte dell'autore (180).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Marco Aurelio non può rispondere a Hegel. Uno stoico ricorderebbe che egli esorta continuamente ad agire («perché non agisci invece di lamentarti?», VIII, 47) e che ha governato un impero. Ma il seguito dello stesso passo dà peso a Hegel: se un ostacolo più forte ti impedisce di agire, non affliggertene. E scrive che non bisogna «sperare nella Repubblica di Platone», ma accontentarsi del più piccolo progresso (IX, 29): lo stoico agisce, ma senza aspettarsi di cambiare il mondo.