Marco Aurelio
Ciò che non dipende da te non deve turbarti.
Idee sbagliate comuni
Marco Aurelio scrisse i Pensieri per insegnare la sua saggezza al pubblico.
Sono note per se stesso, spesso scritte durante le campagne militari, in cui si ripete i propri princìpi. Non erano destinate a essere lette e furono stampate solo nel 1559. Per questo si ripetono e non seguono alcun piano.
Voleva restituire Roma alla Repubblica e fu assassinato da suo figlio Commodo (come nel film Il gladiatore).
Nessuna fonte antica dice che volesse restaurare la Repubblica né che Commodo lo abbia ucciso. Associò Commodo al potere già nel 177 e morì in campagna nel 180, con ogni probabilità di malattia. Solo lo storico Cassio Dione riporta una voce: i suoi medici avrebbero accelerato la sua morte per compiacere Commodo. Nei Pensieri ringrazia Severo di avergli fatto conoscere Catone e Bruto, e l'idea di uno Stato in cui la legge è uguale per tutti e di una monarchia che rispetta soprattutto la libertà dei sudditi: un ideale di potere giusto, non un progetto di restituire il potere al Senato.
Marco Aurelio perseguitò i cristiani.
Sotto il suo regno dei cristiani furono condannati (Giustino a Roma intorno al 165, i martiri di Lione nel 177), in applicazione delle leggi esistenti; non si conosce alcun suo editto generale. Nei Pensieri i cristiani compaiono una sola volta, in una critica al modo in cui vanno incontro alla morte, e diversi studiosi ritengono che queste parole siano un'aggiunta di un copista.
Essere stoici significa non sentire nulla.
Lo stoico vuole liberarsi dalle passioni che lo turbano (collera, paura), non da ogni affetto. Marco Aurelio parla di continuo di amare gli uomini, di sopportarli con dolcezza, e scrive che «la benevolenza è invincibile» quando è sincera.