Marco Aurelio
Ciò che non dipende da te non deve turbarti.
Marco Aurelio (121 · 180, Impero romano): stoicismo. Le cose esterne (il dolore, la morte, gli insulti, la povertà) non possono raggiungere l'anima: ciò che ci turba è il giudizio che ne diamo, e quel giudizio dipende da noi. L'unico vero bene è agire con giustizia e ragione, al servizio degli altri uomini, che sono tutti nostri concittadini nella grande città del mondo. Su AskPhilosophy: 4 argomenti ricostruiti, 5 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 4 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).
Perché è importante
Il più celebre degli imperatori filosofi (solo Giuliano, due secoli dopo, ha lasciato anch'egli scritti filosofici). I suoi appunti personali, mai destinati alla lettura, sono diventati uno dei libri di saggezza più letti al mondo. Offrono un esercizio concreto: ogni mattina e ogni sera, ripetersi alcuni princìpi per restare giusti e calmi.
La sua epoca
Imperatore dal 161 al 180, trascorse gli ultimi anni in guerra sul Danubio, contro i Quadi e i Marcomanni, mentre un'epidemia devastava l'Impero. Scriveva in greco, la lingua della filosofia, spesso nella sua tenda: il libro I reca l'indicazione «presso i Quadi», il libro II «a Carnunto».
Le sue posizioni
clicca su una riga per vedere la provaCrede negli dèi e in una Provvidenza, perché ne sperimenta ovunque la potenza. Ma il suo dio stoico è la ragione presente in tutto l'universo («un solo dio che pervade ogni cosa»), più vicino a un dio-natura che al Dio creatore della Bibbia. A volte lascia aperta l'ipotesi degli «atomi».
Non elabora alcuna teoria della conoscenza. Il suo metodo parte da ciò che si presenta alla mente (le «rappresentazioni») e chiede alla ragione di definirle ed esaminarle una per una.
Modesto riguardo alla conoscenza del mondo: le cose sono così avvolte che persino gli stoici le trovano difficili da cogliere, e il nostro assenso muta. D'altra parte, ritiene certi alcuni princìpi di condotta.
Distingue in sé la carne, il soffio e la parte direttiva (l'intelligenza). Per gli stoici l'anima resta una realtà fisica, da cui un valore sul versante materialista. Ma Marco Aurelio mette l'intelligenza a parte: è ciò che la tempesta del mondo «non porterà via».
Compatibilista alla maniera stoica: tutto accade secondo l'ordine del mondo, ma l'anima si muove da sé e resta padrona dei propri giudizi. Un'anima libera dalle passioni è una «cittadella».
Il bene è bello e il male è brutto, per natura. Solo ciò che rende l'uomo peggiore è un male; la morte, il dolore, la ricchezza o la gloria non sono né beni né mali.
La sua teologia è razionale: crede negli dèi a partire da ciò che constata della loro potenza. Ma pratica anche il culto tradizionale e ringrazia gli dèi per i rimedi ricevuti in sogno.
Ogni essere è fatto per un fine. Quello dell'essere razionale è la vita in comune: siamo fatti per cooperare, come le mani o i denti di uno stesso corpo.
Ogni mattina si aspetta di incontrare persone disoneste o ingrate. Ma esse fanno il male per ignoranza del bene, e restano suoi congiunti per la ragione. Lucido sugli uomini, non li crede malvagi per natura.
Il bene della comunità viene prima: ciò che non giova allo sciame non giova all'ape. Tuttavia conserva l'ideale di uno Stato in cui la legge è la stessa per tutti e di un potere che rispetta la libertà dei governati.
Un'etica delle virtù: nulla di ciò che accade ti impedisce di essere giusto, magnanimo, temperante, prudente, libero. Essere buoni significa vivere secondo la propria natura di essere razionale e sociale.