Baruch Spinoza
Dio, ossia la Natura: tutto segue per necessità.
Baruch Spinoza (1632 · 1677, Repubblica olandese (Paesi Bassi)): razionalismo. Esiste una sola realtà, infinita, che Spinoza chiama «Dio ossia la Natura». Tutto ciò che esiste è in essa e ne segue per necessità, come le proprietà di un triangolo seguono dalla sua definizione. Su AskPhilosophy: 6 argomenti ricostruiti, 5 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 3 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).
Perché è importante
Uno dei pensatori più radicali della storia: un Dio che non è una persona, una lettura storica della Bibbia, una precoce difesa della libertà di espressione e della democrazia. Accusato di ateismo per un secolo, fu poi ammirato da Goethe, Hegel, Nietzsche ed Einstein.
La sua epoca
Nato nella comunità ebraica portoghese di Amsterdam, ne fu espulso nel 1656, a 23 anni. Visse modestamente molando lenti ottiche e rifiutò una cattedra a Heidelberg per mantenere la propria libertà. Pubblicò il Trattato teologico-politico senza il proprio nome (1670); l'Etica uscì solo dopo la sua morte.
Le sue posizioni
clicca su una riga per vedere la provaEgli intende dimostrare che Dio esiste necessariamente, ma questo Dio è la Natura stessa: non ha volontà, né progetto, né amore personale per noi. Né teismo classico né ateismo: è la posizione «Dio impersonale» dell'asse. I suoi contemporanei lo accusarono di ateismo; lui rifiutava l'accusa.
Razionalista: l'Etica è dimostrata «secondo l'ordine geometrico», con definizioni, assiomi e proposizioni. La verità si rivela da sé, come la luce.
Un'idea vera porta in sé la propria certezza. Scrive: non pretendo di avere trovato la migliore filosofia, ma so di comprendere quella vera, come si sa che gli angoli di un triangolo sono uguali a due retti.
Né dualista né materialista: mente e corpo sono una sola e medesima cosa vista in due modi (pensiero ed estensione). La mente non agisce sul corpo, né il corpo sulla mente: vanno insieme.
Nessun libero arbitrio: ogni volizione è determinata da una causa, a sua volta determinata da un'altra, all'infinito. Ci crediamo liberi perché ignoriamo le cause dei nostri desideri. Ma conserva un senso per la parola libertà: agire per la necessità della propria natura, comprendendo (una «libera necessità»). È vicino a ciò che oggi si chiama compatibilismo, da cui una posizione tra i due poli.
Buono e cattivo non sono nulla nelle cose in sé: sono modi di confrontare. Non desideriamo una cosa perché è buona; la giudichiamo buona perché la desideriamo. Eppure ciò che è davvero utile alla nostra natura può essere conosciuto con certezza.
Separa gli ambiti: la ragione cerca la verità, la fede insegna soltanto l'obbedienza e la carità. La teologia non deve servire la ragione, né la ragione la teologia. Ma sul vero e sul falso giudica la sola ragione.
La Natura non agisce per alcun fine: il mondo non ha uno scopo fissato in anticipo. Ma esiste un vero bene accessibile a tutti: comprendere, e la gioia che ne nasce (la «beatitudine»).
L'uomo è sempre soggetto alle passioni e raramente guidato dalla ragione. Ma non è né malvagio né corrotto: è una parte della Natura, e vivendo secondo ragione «l'uomo è un Dio per l'uomo».
Il fine dello Stato è la libertà. La democrazia è il regime più naturale. Ciascuno deve poter pensare e dire ciò che pensa, ma obbedire alle leggi nelle sue azioni.
Un'etica della potenza e della gioia: la virtù è agire, vivere e conservare il proprio essere sotto la guida della ragione. La felicità non è il premio della virtù, è la virtù stessa.