Mary Wollstonecraft
Le donne possiedono la stessa ragione: le si educhi di conseguenza.
Mary Wollstonecraft (1759 · 1797, Inghilterra): illuminismo e filosofia femminista. La ragione non appartiene a un solo sesso. Se le donne appaiono deboli e frivole, è perché vengono educate a piacere, non a pensare. Su AskPhilosophy: 4 argomenti ricostruiti, 4 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 4 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).
Perché è importante
La sua Rivendicazione dei diritti della donna (1792) è uno dei testi fondativi del femminismo. Non rivendica privilegi per le donne: chiede che siano trattate come esseri razionali, capaci di virtù e responsabili di sé. I suoi argomenti ritornano in John Stuart Mill, nelle militanti per il diritto di voto e in ogni dibattito sull'istruzione delle ragazze.
La sua epoca
Autodidatta e senza denaro, aprì una scuola a Newington Green, fece da istitutrice in Irlanda, poi visse della propria penna presso l'editore londinese Joseph Johnson. Partì per Parigi alla fine del 1792 e vi visse il Terrore. Nel 1797 sposò il filosofo William Godwin e morì undici giorni dopo la nascita della loro figlia, la futura Mary Shelley, autrice di Frankenstein. Le Memorie pubblicate da Godwin nel 1798 rivelarono la sua vita privata e ne offuscarono la reputazione per un secolo.
Le sue posizioni
clicca su una riga per vedere la provaCredente, vicina ai cristiani «dissenzienti» razionalisti di Londra. Fonda la propria fede sulla perfezione di Dio e crede nella Provvidenza e nell'immortalità dell'anima. Ma legge la Bibbia con la propria ragione: la caduta di Eva è per lei solo un racconto poetico.
Parte dall'osservazione, ma ciò che conta davvero è la capacità di generalizzare, di trarre conclusioni d'insieme da casi particolari. Si appella anche a verità «tanto inequivocabili quanto gli assiomi».
Alcune verità morali sono chiare quanto una verità geometrica: ciò che eleva l'uomo al di sopra degli animali è la ragione, «chiaro quanto il fatto che la metà è meno del tutto». Solo i pregiudizi le oscurano.
Parla di un'anima immortale, non vincolata da leggi meccaniche, che lotta per liberarsi dalla materia. Non costruisce una teoria della mente, ma la sua etica presuppone quest'anima.
Qualunque sia l'influenza delle circostanze, ciascuno può diventare virtuoso grazie all'esercizio della propria ragione. Eppure sa che l'educazione e la società plasmano profondamente il carattere.
La virtù ha «un solo criterio eterno»: è la stessa per gli uomini e per le donne, e non dipende dai costumi di un paese.
La ragione giudica perfino il modo di leggere la Bibbia: se un angelo le dicesse che il racconto della caduta è letteralmente vero, non potrebbe credere a ciò che la sua ragione giudica indegno di Dio. Ma per lei la ragione conduce a Dio.
Il grande fine della vita è sviluppare le proprie facoltà e acquisire la dignità di una virtù consapevole. Questa vita non può bastare a un'anima immortale: prepara a un'altra.
La ragione umana è perfettibile: è persino, dice lei, il «germe dell'immortalità». I vizi delle donne, dei soldati o dei re derivano dalla loro educazione e dalla loro posizione, non dalla loro natura.
Il diritto di nascita di ciascuno è una libertà civile e religiosa compatibile con quella degli altri. Nessuna consuetudine ereditata può abolire questi diritti naturali. Lei attacca i ranghi ereditari, la monarchia e la ricchezza ereditata.
La sua etica parla soprattutto di virtù e di carattere, acquisiti mediante la ragione e la libertà. Ma lei fonda questa virtù sul carattere di Dio, saggio, giusto e buono: si avvicina anche a un'etica della legge divina conosciuta attraverso la ragione.