DomandeChe cosa rende giusta un'azione?Volere la propria libertà significa volere quella degli altri
Che cosa rende giusta un'azione?La morale in questione

Volere la propria libertà significa volere quella degli altri

La morale dell'ambiguità

Simone de Beauvoir 1908 · 1986Donne non si nasce, si diventa.
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Che cosa sostiene

Dunque volere la propria libertà significa volere anche quella degli altri: volgendosi verso la libertà, si scopre un principio d'azione di portata universale.

Perché

La libertà è la fonte di tutti i valori; poiché anche gli altri esseri umani sono libertà, volere la propria significa volere la loro.

In breve

«Volere la propria libertà significa volere quella degli altri» è un argomento di Simone de Beauvoir (Per una morale dell'ambiguità, I «Ambiguità e libertà» (1947)) sulla domanda «Che cosa rende giusta un'azione?» (risposta: la morale in questione). La sua tesi: Dunque volere la propria libertà significa volere anche quella degli altri: volgendosi verso la libertà, si scopre un principio d'azione di portata universale. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P6). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Per una morale dell'ambiguità, I «Ambiguità e libertà» (1947)
Valido con una premessa implicita

Molti dicono dell'esistenzialismo: se Dio non esiste e ciascuno inventa i propri valori, tutto è permesso. Beauvoir risponde che è vero il contrario. Nel capitolo I di Per una morale dell'ambiguità parte dall'idea che nessun assoluto esterno garantisca i valori e che sia la libertà a farli nascere. Ma una libertà che vuole se stessa, dice, vuole se stessa in modo universale. Attenzione: nel nostro corpus abbiamo solo questo primo capitolo, in inglese. Vi annuncia e vi fonda l'idea; la dimostrazione completa che volere la propria libertà significa volere quella degli altri è sviluppata più avanti nel libro, che non abbiamo. Abbiamo collocato questo argomento nel campo «La morale in questione» (come quello di Sartre): nessun campo della questione è «la libertà come fonte dei valori».

P1Nessun valore incondizionato si impone alla libertà dall'esterno, «come una cosa»: è l'esistenza umana a far scaturire i valori nel mondo.
P2La libertà è dunque la fonte di tutti i significati e di tutti i valori, e la condizione originaria di ogni giustificazione dell'esistenza.
P3Dunque l'uomo che cerca di giustificare la propria vita deve volere la libertà stessa, in modo assoluto e al di sopra di ogni altra cosa.
P4La libertà così voluta esige fini concreti, ma esige anche se stessa in modo universale.
P5Il fatto di essere un soggetto è un fatto universale: anche gli altri esseri umani sono soggetti, e dunque libertà.
P6 · premessa implicitaSe la libertà vuole se stessa in modo universale, e se anche gli altri esseri umani sono libertà, allora volere la libertà significa volere anche la loro.
Dunque volere la propria libertà significa volere anche quella degli altri: volgendosi verso la libertà, si scopre un principio d'azione di portata universale.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P6, il computer trova un mondo in cui tutto è vero (la libertà è la fonte dei valori, vuole se stessa in modo universale, gli altri sono soggetti) e in cui tuttavia qualcuno vuole la propria libertà senza curarsi di quella degli altri: per esempio un tiranno che dice di volere «la libertà» come principio, mentre riduce al silenzio i suoi vicini.
Valido con P6, il ponte che collega «la libertà vuole se stessa in modo universale» a «devo volere la libertà degli altri». Beauvoir lo enuncia più avanti nel libro (fuori dal nostro corpus), non nel capitolo I. L'argomento è una costruzione per tappe: i valori vengono dalla libertà (P1, P2), quindi bisogna volere la libertà (P3), che non può essere voluta per una sola persona (P4), e gli altri sono libertà (P5). Per respingerlo, bisogna negare P4 (una libertà può essere voluta solo per sé) o P6 (volere la libertà «in generale» non vincola a nulla verso ciascuna persona).
Analogia. Una lingua esiste solo se è parlata da più persone. Chi volesse parlare liberamente da solo, ma distruggesse tutti gli altri parlanti, finirebbe per non avere più una lingua da parlare. Beauvoir dice che la libertà è di questo genere: vuole pienamente se stessa solo se vuole se stessa negli altri.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Kant (Fondazione della metafisica dei costumi) 1785 · attacca la premessa 1

La morale non ha la propria fonte nei progetti di persone concrete, ma nella ragione, che dà una legge valida per tutti: agisci soltanto secondo quella massima che puoi volere che divenga una legge universale. Senza questa legge, «volere la libertà» non dice che cosa è lecito e che cosa è proibito, e si rischia di chiudersi nella propria soggettività.

Beauvoir risponde
Beauvoir
Per l'esistenzialismo, dice, la fonte dei valori non è l'uomo universale impersonale, ma la pluralità degli uomini concreti, particolari, che si proiettano verso i loro fini a partire da situazioni la cui particolarità è radicale e irriducibile quanto la soggettività stessa.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Non risponde a Kant nel merito: pone la differenza del punto di partenza (l'uomo concreto anziché l'uomo universale) e passa subito alla difficoltà che ne deriva («come possono degli uomini separati ricongiungersi?»). Nello stesso capitolo, del resto, si colloca nella tradizione di Kant, Fichte e Hegel nel dire che la fonte dei valori è nel soggetto, e critica Kant perché vedrebbe l'uomo come una volontà positiva che non può volere il male. Un kantiano resta libero di chiedere quale criterio decida tra due libertà che si oppongono. Più avanti scrive che la morale non dà ricette ma solo metodi (fuori dal nostro corpus; citata nell'argomento di Sartre sullo studente).
Sartre (L'esistenzialismo è un umanismo) 1945 · attacca la premessa 3

L'uomo è «condannato a essere libero»: è libero qualunque cosa faccia, anche quando fugge la propria libertà. Se la libertà è data fin dall'inizio, che cosa può significare «volere essere liberi»? È contraddittorio porla come qualcosa di conquistato se è anzitutto data.

Beauvoir risponde
Simone de Beauvoir 1947 · Beauvoir formula essa stessa l'obiezione (§23) prima di rispondervi
L'obiezione avrebbe senso solo se la libertà fosse una cosa, o una qualità legata naturalmente a una cosa: la si avrebbe oppure no. Ma essa si confonde con il movimento dell'esistenza, che è solo in quanto si fa essere: è proprio perché deve essere conquistata che si dà. Volere essere liberi significa passare dalla natura alla morale fondando una libertà autentica sullo scaturire originario della nostra esistenza.
Il dibattito continua (nostra sintesi) L'obiezione mira a una tensione interna all'esistenzialismo, che Beauvoir stessa pone al §23 («È contraddittorio porre la libertà come una cosa conquistata se, in partenza, è una cosa data»). La sua risposta distingue una libertà di partenza, spontanea, da una libertà morale, voluta. Gli studiosi discutono di ciò che questo passo deve a Sartre e di ciò che in lui corregge.
Il problema delle coscienze separate (che Beauvoir stessa pone) 1947 · attacca la premessa 6

Se ogni libertà sorge dalla propria situazione, singolare e irriducibile, come possono delle libertà separate ricongiungersi? Una libertà che vuole se stessa può benissimo entrare in conflitto con quella degli altri. Volere la libertà «in generale» non obbliga a nulla verso questa persona in particolare.

Beauvoir risponde
Beauvoir
Un'etica dell'ambiguità si rifiuterà di negare a priori che degli esistenti separati possano nello stesso tempo essere legati tra loro, e che le loro libertà individuali possano forgiare leggi valide per tutti.
Il dibattito continua (nostra sintesi) È più una promessa di soluzione che una soluzione: in questo passo scrive soltanto che porre il problema non dimostra che sia insolubile. La risposta dettagliata si trova nel seguito del libro, che non abbiamo. Per noi, dunque, l'obiezione resta aperta: il capitolo I stabilisce che la libertà vuole se stessa universalmente, e lascia intatto il passaggio da questa idea generale a doveri precisi verso persone concrete.