Una stessa legge per Roma e per Atene
Dunque la vera legge è una ed eterna: la stessa a Roma e ad Atene, oggi e domani, e né il Senato né il popolo possono dispensarcene.
La vera legge è la ragione che la natura ha dato a tutti; se il giusto dipendesse dai voti, un voto potrebbe rendere giusto il furto.
«Una stessa legge per Roma e per Atene» è un argomento di Cicerone (Sulle leggi, I, 18-43; Sulla repubblica, III, 33) sulla domanda «Che cos'è una società giusta?» (risposta: una sola umanità). La sua tesi: Dunque la vera legge è una ed eterna: la stessa a Roma e ad Atene, oggi e domani, e né il Senato né il popolo possono dispensarcene. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Una legge è giusta semplicemente perché un popolo l'ha votata? Cicerone risponde di no. La vera legge non è scritta da un parlamento: è la retta ragione, che la natura ha dato a tutti gli esseri umani. È dunque la stessa ovunque e sempre, e nessun voto può dispensarcene. Questa idea di legge naturale, una sola legge per tutti i popoli, attraverserà Tommaso d'Aquino, Grozio, Locke e le dichiarazioni dei diritti.
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Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un mondo in cui la legge è ragione, tutti hanno la ragione, i voti non fanno il giusto, e tuttavia la legge giusta non è la stessa a Roma e ad Atene.
Obiezioni
3Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
CCarneade (Roma, 155 a.C.) 155 a.C. · attacca la premessa 1Non esiste un diritto naturale. Gli uomini si sono dati delle leggi per la propria utilità: variano da un popolo all'altro e cambiano nel tempo. La prova: gli stessi Romani hanno costruito il loro impero prendendo i beni altrui. Se volessero essere giusti, dovrebbero restituire tutto e tornare nelle loro capanne.
Cicerone risponde
Non esiste un diritto naturale. Gli uomini si sono dati delle leggi per la propria utilità: variano da un popolo all'altro e cambiano nel tempo. La prova: gli stessi Romani hanno costruito il loro impero prendendo i beni altrui. Se volessero essere giusti, dovrebbero restituire tutto e tornare nelle loro capanne.
Montesquieu (Lo spirito delle leggi) 1748 · attacca la premessa 4La legge in generale è effettivamente la ragione umana. Ma le leggi di ciascuna nazione devono essere adattate al suo popolo, al suo clima, ai suoi costumi, al suo commercio, al punto che sarebbe molto sorprendente se le leggi di un popolo convenissero a un altro.
senza risposta
La legge in generale è effettivamente la ragione umana. Ma le leggi di ciascuna nazione devono essere adattate al suo popolo, al suo clima, ai suoi costumi, al suo commercio, al punto che sarebbe molto sorprendente se le leggi di un popolo convenissero a un altro.
Hume (la ragione non comanda) 1751 · attacca la premessa 1La ragione scopre ciò che è vero o falso, ma è fredda: non spinge ad alcuna azione e si limita a mostrare i mezzi per raggiungere ciò che desideriamo. Ciò che approva o biasima è il sentimento. Una ragione che da sola «comanda e vieta», come vorrebbe Cicerone, non è dunque possibile.
senza risposta
La ragione scopre ciò che è vero o falso, ma è fredda: non spinge ad alcuna azione e si limita a mostrare i mezzi per raggiungere ciò che desideriamo. Ciò che approva o biasima è il sentimento. Una ragione che da sola «comanda e vieta», come vorrebbe Cicerone, non è dunque possibile.