DomandeChe cos'è una società giusta?Una stessa legge per Roma e per Atene
Che cos'è una società giusta?Una sola umanità

Una stessa legge per Roma e per Atene

Cicerone 106 a.C. · 43 a.C.La vera legge è la retta ragione, conforme alla natura.
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Che cosa sostiene

Dunque la vera legge è una ed eterna: la stessa a Roma e ad Atene, oggi e domani, e né il Senato né il popolo possono dispensarcene.

Perché

La vera legge è la ragione che la natura ha dato a tutti; se il giusto dipendesse dai voti, un voto potrebbe rendere giusto il furto.

In breve

«Una stessa legge per Roma e per Atene» è un argomento di Cicerone (Sulle leggi, I, 18-43; Sulla repubblica, III, 33) sulla domanda «Che cos'è una società giusta?» (risposta: una sola umanità). La sua tesi: Dunque la vera legge è una ed eterna: la stessa a Roma e ad Atene, oggi e domani, e né il Senato né il popolo possono dispensarcene. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Sulle leggi, I, 18-43; Sulla repubblica, III, 33
Valido con una premessa implicita

Una legge è giusta semplicemente perché un popolo l'ha votata? Cicerone risponde di no. La vera legge non è scritta da un parlamento: è la retta ragione, che la natura ha dato a tutti gli esseri umani. È dunque la stessa ovunque e sempre, e nessun voto può dispensarcene. Questa idea di legge naturale, una sola legge per tutti i popoli, attraverserà Tommaso d'Aquino, Grozio, Locke e le dichiarazioni dei diritti.

P1La legge, in senso proprio, è la ragione suprema insita nella natura, che comanda ciò che si deve fare e vieta il contrario.
P2Ora, la natura ha dato la ragione a tutti gli esseri umani, e con essa la retta ragione, dunque la legge: il diritto è stato dato a tutti.
P3Se il giusto dipendesse dai voti del popolo o dai decreti dei governanti, basterebbe un voto per rendere giusto il furto o il testamento falso: è assurdo.
P4 · premessa implicitaUna legge che proviene da una ragione comune a tutti, e non dai voti, non può cambiare da un popolo all'altro né da un'epoca all'altra.
Dunque la vera legge è una ed eterna: la stessa a Roma e ad Atene, oggi e domani, e né il Senato né il popolo possono dispensarcene.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un mondo in cui la legge è ragione, tutti hanno la ragione, i voti non fanno il giusto, e tuttavia la legge giusta non è la stessa a Roma e ad Atene.
Valido con P4. P1 e P2 dicono che cos'è la legge e che tutti la possiedono. P3 scarta la tesi rivale: il giusto non viene dai voti. Ma serve ancora P4 per concludere che la legge è la stessa ovunque: una ragione comune potrebbe benissimo richiedere regole diverse a seconda dei paesi. È il punto che solleverà Montesquieu. Cicerone stesso distingue questa «vera legge» dalle leggi scritte delle città, che chiama legge solo «per parlare come il popolo».
Analogia. Una maggioranza della classe vota che 2 + 2 = 5. La votazione ha avuto luogo, ma il calcolo resta sbagliato, a Parigi come a Tokyo. Per Cicerone, il giusto somiglia all'aritmetica: un voto può riconoscerlo o tradirlo, non fabbricarlo.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

C
Carneade (Roma, 155 a.C.) 155 a.C. · attacca la premessa 1

Non esiste un diritto naturale. Gli uomini si sono dati delle leggi per la propria utilità: variano da un popolo all'altro e cambiano nel tempo. La prova: gli stessi Romani hanno costruito il loro impero prendendo i beni altrui. Se volessero essere giusti, dovrebbero restituire tutto e tornare nelle loro capanne.

Cicerone risponde
Cicerone
Se la giustizia consiste nell'obbedire alle leggi scritte e se tutto si misura in base all'utilità, allora chi crederà di guadagnarci trascurerà le leggi e le violerà, se potrà. Una giustizia fondata su un interesse è distrutta da un altro interesse: non c'è più alcuna giustizia, se non è nella natura.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Carneade aveva parlato un giorno a favore della giustizia e il giorno dopo contro, per mostrare che si può sostenere qualsiasi cosa. Nella Repubblica, Cicerone fa riprendere il suo discorso da Filo e poi confutare da Lelio: è la risposta di Lelio a contenere la definizione della vera legge. Il discorso di Filo ci è noto soprattutto attraverso dei riassunti (Lattanzio, Agostino). Questo passo delle Leggi non risponde all'esempio dell'impero romano. E un discepolo di Carneade accetterebbe la conseguenza: se non c'è giustizia nella natura, ci sono solo convenzioni utili. L'argomento di Cicerone mostra che sarebbe utile credere in una legge naturale, non che essa esista.
Montesquieu (Lo spirito delle leggi) 1748 · attacca la premessa 4

La legge in generale è effettivamente la ragione umana. Ma le leggi di ciascuna nazione devono essere adattate al suo popolo, al suo clima, ai suoi costumi, al suo commercio, al punto che sarebbe molto sorprendente se le leggi di un popolo convenissero a un altro.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1748, dopo la morte dell'autore (-43).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Il disaccordo è più piccolo di quanto sembri. Montesquieu ammette una ragione comune a tutti i popoli, e Cicerone ammette che le leggi scritte delle città varino. Divergono su quanta parte della giustizia non debba mai cambiare. Lo stesso Montesquieu scrive che, prima delle leggi umane, esistevano già «rapporti di giustizia possibili».
Hume (la ragione non comanda) 1751 · attacca la premessa 1

La ragione scopre ciò che è vero o falso, ma è fredda: non spinge ad alcuna azione e si limita a mostrare i mezzi per raggiungere ciò che desideriamo. Ciò che approva o biasima è il sentimento. Una ragione che da sola «comanda e vieta», come vorrebbe Cicerone, non è dunque possibile.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1751, dopo la morte dell'autore (-43).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Per Cicerone, la retta ragione non è un semplice calcolo dei mezzi: è la natura umana portata a compimento, che include una naturale inclinazione ad amare gli altri («fondamento del diritto», Delle leggi I, 43). Il dibattito tra ragione e sentimento come fonte della morale è ancora aperto oggi.