Sapere ciò che si sa, sapere ciò che non si sa
Dunque il saggio non pretende di sapere nulla della morte e degli spiriti. Li onora tenendosi a distanza e si occupa innanzitutto dei suoi doveri verso i vivi. I suoi discepoli notano che non parlava degli spiriti.
Sapere significa distinguere ciò che si sa da ciò che si ignora; non conosciamo ancora la vita, quindi non possiamo parlare della morte.
«Sapere ciò che si sa, sapere ciò che non si sa» è un argomento di Confucio (Dialoghi 2.17, 11.11, 7.20) sulla domanda «Si può essere certi di qualcosa?» (risposta: ciò che sfugge alle parole). La sua tesi: Dunque il saggio non pretende di sapere nulla della morte e degli spiriti. Li onora tenendosi a distanza e si occupa innanzitutto dei suoi doveri verso i vivi. I suoi discepoli notano che non parlava degli spiriti. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 0 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Il suo discepolo Zilu, impetuoso, gli chiede come servire gli spiriti, poi che cosa sia la morte. Confucio lo rimanda ai vivi: «Non sai ancora cos'è la vita, come potresti sapere cos'è la morte?» Questa riserva applica la sua definizione del sapere: sapere significa distinguere ciò che si sa da ciò che non si sa. La forma P1..P4 → C collega diversi detti riportati; è una nostra ricostruzione.
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Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un caso in cui la vita e i nostri doveri sono già conosciuti: nulla impedirebbe allora di conoscere la morte e di parlarne.
Obiezioni
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Socrate (secondo Platone) 399 a.C. · attacca la premessa 1Socrate va oltre. Si ritiene più saggio di un altro per una sola ragione: ciò che non sa, non crede nemmeno di saperlo. Ora, nessuno sa nulla di «bello e buono», cioè di ciò che conta di più. Confucio, invece, insegna la virtù e i riti con sicurezza: sa davvero ciò che crede di sapere?
senza risposta
Socrate va oltre. Si ritiene più saggio di un altro per una sola ragione: ciò che non sa, non crede nemmeno di saperlo. Ora, nessuno sa nulla di «bello e buono», cioè di ciò che conta di più. Confucio, invece, insegna la virtù e i riti con sicurezza: sa davvero ciò che crede di sapere?
MMozi 430 a.C. · attacca la conclusioneI confuciani del suo tempo si contraddicono: dubitano degli spiriti, ma esigono che si imparino nei dettagli i riti dei sacrifici. È come imparare a ricevere gli ospiti quando non ci sono ospiti, o fabbricare reti quando non ci sono pesci.
senza risposta
I confuciani del suo tempo si contraddicono: dubitano degli spiriti, ma esigono che si imparino nei dettagli i riti dei sacrifici. È come imparare a ricevere gli ospiti quando non ci sono ospiti, o fabbricare reti quando non ci sono pesci.