DomandeLa mente è il cervello?L'anima è fatta di atomi
La mente è il cervello?La mente viene dalla materia

L'anima è fatta di atomi

L'anima atomica

Democrito ca. 460 a.C. · ca. 360 a.C.Non esiste nulla se non atomi e vuoto.
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Che cosa sostiene

Dunque l'anima e il pensiero sono materia in movimento: la mente deriva dalla materia.

Perché

Tutto è atomi e vuoto; l'anima è un aggregato di atomi, identica all'intelligenza: il pensiero è materia in movimento.

In breve

«L'anima è fatta di atomi» è un argomento di Democrito (Diogene Laerzio IX, 44 · Aristotele, Sull'anima I 2 (405a)) sulla domanda «La mente è il cervello?» (risposta: la mente viene dalla materia). La sua tesi: Dunque l'anima e il pensiero sono materia in movimento: la mente deriva dalla materia. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 0 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Diogene Laerzio IX, 44 · Aristotele, Sull'anima I 2 (405a)
Valido con una premessa implicita

Se tutto è atomi e vuoto, anche l'anima deve esserlo. È ciò che ne conclude Democrito, secondo Diogene Laerzio e soprattutto Aristotele, che espone la sua teoria per discuterla. Per entrambi, l'anima è fatta degli atomi più sottili, lisci e rotondi, come quelli del fuoco, ed è la stessa cosa dell'intelligenza. Non abbiamo alcun testo di Democrito su questo punto: l'argomento è una ricostruzione a partire da questi due testimoni.

P1I princìpi di tutte le cose sono gli atomi e il vuoto; tutto il resto esiste soltanto nell'opinione. (Diogene Laerzio, IX, 44)
P2L'anima appartiene ai corpi primi e indivisibili: muove il corpo a causa della piccolezza e della figura dei suoi atomi, sferici e molto mobili, come quelli del fuoco. (Aristotele, Sull'anima I 2)
P3L'anima non è distinta dall'intelligenza: sono la stessa cosa. (Diogene Laerzio, IX, 44)
P4 · premessa implicitaSe tutto è atomi e vuoto, e se l'anima è un aggregato di atomi identico all'intelligenza, allora il pensiero non è nient'altro che materia in movimento: non esiste alcuna sostanza separata.
Dunque l'anima e il pensiero sono materia in movimento: la mente deriva dalla materia.

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Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un caso in cui tutto è atomi, l'anima è fatta di atomi ed è intelligenza, ma in cui il pensiero non si riduce a materia in movimento (un insieme di atomi avrebbe proprietà che nessun atomo ha): la conclusione cade.
L'argomento è valido con P4. P1, P2 e P3 forniscono tre fatti: tutto è atomi, l'anima è fatta di atomi, l'anima è intelligenza. P4 ne trae che il pensiero non è altro che materia: è una premessa che aggiungiamo per carità interpretativa, perché nessun testimone la scrive in questa forma. È plausibile, ma si può contestare: bisognerebbe mostrare che un insieme di atomi può davvero pensare, ed è precisamente ciò che si rimprovera a Democrito.
Analogia. Uno schermo mostra immagini, eppure è fatto di minuscoli punti di luce. Democrito direbbe che il pensiero sta all'anima come l'immagine sta allo schermo: un effetto di piccoli elementi assemblati, non qualcosa di natura diversa.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Aristotele (Sull'anima I 3) 335 a.C. · attacca la premessa 2

Se l'anima è fatta di atomi che non smettono mai di muoversi e che trascinano con sé il corpo, come può produrre anche la quiete? Aristotele giudica difficile, anzi impossibile, dirlo. E in generale non è così che l'anima appare muovere l'animale: lo fa per mezzo dell'intenzione e del pensiero.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel -335, dopo la morte dell'autore (-360).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Democrito è morto prima di questo passo e non abbiamo alcuna risposta da parte sua. Un difensore dell'atomismo potrebbe dire che un'intenzione è essa stessa un movimento di atomi, ma nessun testimone del nostro corpus lo afferma: questa è una nostra ricostruzione, non un testo.
Cicerone (Tusculane I) 45 a.C. · attacca la conclusione

Cicerone mette da parte Democrito, pur definendolo «un grandissimo uomo»: riassume la sua tesi (l'anima si forma da un concorso fortuito di piccoli corpi leggeri e rotondi) e aggiunge, con ironia, che per questa gente non c'è nulla che la folla degli atomi non possa fare. Non sviluppa alcun argomento: ritiene la tesi indegna di essere discussa. L'obiezione sottintesa è che un assemblaggio dovuto al caso non basta a fare un'anima che pensa.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel -45, dopo la morte dell'autore (-360).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Cicerone scrive «concorso fortuito», ma Diogene Laerzio riferisce che per Democrito «tutto accade per necessità»: il vortice degli atomi causa ogni cosa (IX, 45). Se questo secondo testimone ha ragione, l'obiezione del caso non colpisce la vera tesi. Ma anch'egli scrive sei secoli dopo Democrito, senza citarlo.
Voltaire (Dizionario filosofico, «Anima») 1764 · attacca la conclusione

Voltaire, citando la formula di Epicuro «gli atomi pensano in noi», pone la domanda scomoda: come pensa un atomo? Chiede di riconoscere che non ne sappiamo nulla. L'obiezione non dice che l'anima è immateriale: dice che la spiegazione atomistica non mostra il passaggio dalla materia al pensiero.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1764, dopo la morte dell'autore (-360).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Nessun testo di Democrito dice come un insieme di atomi senta o pensi: i testimoni parlano della forma e del movimento degli atomi dell'anima, non di questo passaggio. Voltaire prende di mira l'atomismo nel suo insieme, e la sua risposta «ammetti di non saperne nulla» richiama il «non sappiamo nulla» dello stesso Democrito su ciò che le cose sono (B 117).