DomandeChe cos'è la felicità?Un po' di follia per essere felici
Che cos'è la felicità?Il piacere

Un po' di follia per essere felici

Erasmo 1466 · 1536Elogio della follia: il sapere contro il fanatismo.
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Che cosa sostiene

Dunque non c'è vita felice senza un po' di follia: «è una sventura essere ingannati? Una sventura ben più grande è non esserlo!»

Perché

Senza un po' di illusione non dura né un'amicizia né un matrimonio: la verità nuda rovina spesso il piacere di vivere.

In breve

«Un po' di follia per essere felici» è un argomento di Erasmo (Elogio della follia (1511 circa): a parlare è la Follia) sulla domanda «Che cos'è la felicità?» (risposta: il piacere). La sua tesi: Dunque non c'è vita felice senza un po' di follia: «è una sventura essere ingannati? Una sventura ben più grande è non esserlo!». Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Elogio della follia (1511 circa): a parlare è la Follia
Valido con una premessa implicita

Attenzione: in questo libro non è Erasmo a parlare, ma la Follia in persona, che fa il proprio elogio davanti al pubblico. Sostiene che senza di lei la vita sarebbe triste e invivibile: niente amicizia, niente matrimonio, niente piacere, niente felicità. Erasmo scherza e si prende gioco, ma ci fa anche riflettere. Avverte lui stesso di aver dovuto rispettare la natura del suo personaggio: non si può quindi dire semplicemente «Erasmo pensa che...». Lo collochiamo dalla parte del piacere, perché per la Follia la felicità è una vita gradevole fatta di dolci illusioni; ma nessuna delle posizioni proposte le corrisponde esattamente, e questa è la posizione della Follia, non necessariamente quella di Erasmo. Del resto, alla fine del libro la Follia pone la felicità più alta in una «follia» cristiana, l'unione con Dio: è lì che la maggior parte dei lettori sente la voce di Erasmo stesso.

P1Senza un po' di illusione (chiudere gli occhi sui difetti, lusingarsi, ingannarsi insieme), nessuna relazione umana è piacevole né duratura: né l'amicizia, né il matrimonio, né la vita tra un principe e il suo popolo.
P2La felicità dipende dall'opinione che abbiamo delle cose, non dalle cose stesse. La verità nuda rovina spesso il piacere di vivere; un'illusione piacevole lo offre a basso prezzo.
P3 · premessa implicitaUna vita senza legami con gli altri, o senza il piacere di vivere, non è una vita felice.
Dunque non c'è vita felice senza un po' di follia: «è una sventura essere ingannati? Una sventura ben più grande è non esserlo!»

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un caso in cui si vive senza illusione, dunque senza legami né piacere, e tuttavia si è felici: nulla in P1 e P2 lo esclude.
Con P3 la conclusione segue: senza illusione, niente più legami né piacere (P1, P2), dunque niente più vita felice (P3). P1 e P2 si rafforzano a vicenda: ne basterebbe una sola. Senza P3, si potrebbe immaginare una vita felice senza legami né piaceri, per esempio quella del saggio stoico. È proprio quel saggio che la Follia deride. Ma attenzione: l'argomento è logicamente valido, il che non dice nulla dell'intenzione di Erasmo. La Follia è un personaggio, e parte di ciò che dice è una satira delle nostre debolezze, non un consiglio.
Analogia. La Follia stessa fa l'esempio del teatro: se qualcuno sale sul palco e strappa le maschere agli attori per mostrarne i veri volti, non rende la commedia più vera, la distrugge. Per lei la vita è una commedia in cui ciascuno recita una parte sotto una maschera.

Obiezioni

2

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Robert Nozick (la macchina delle esperienze) 1974 · attacca la premessa 2

Immagina una macchina che ti farebbe vivere, per tutta la vita, le esperienze più piacevoli possibili, facendoti credere che siano reali. Se la felicità dipendesse solo dall'opinione, dovremmo collegarci senza esitare. Eppure la maggior parte di noi rifiuta: vogliamo davvero fare le cose ed essere in contatto con la realtà, non soltanto averne l'impressione. La felicità non dipende dunque soltanto da ciò che crediamo.

Erasmo risponde
Erasmo Risposta anticipata della Follia (il personaggio, non necessariamente Erasmo)
Quale differenza c'è tra coloro che, nella caverna di Platone, ammirano le ombre senza desiderare altro, e il saggio che ne è uscito e vede le cose come sono? Nessuna, oppure è a vantaggio dei folli: la loro felicità non costa quasi nulla, e sono in molti a condividerla. Se Micillo, in Luciano, avesse potuto sognare per sempre il suo sogno dorato, non avrebbe desiderato nessun'altra felicità.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Per Nozick, appunto, quasi nessuno sceglierebbe di restare nella caverna o nella macchina: ciò mostra che teniamo alla realtà, non solo alle nostre impressioni. E il lettore di Erasmo è invitato a non seguire la Follia fino in fondo: nell'Educazione del principe cristiano, Erasmo stesso definisce il filosofo come colui che vede attraverso le false immagini e persegue i veri beni.
M
Maarten van Dorp, teologo di Lovanio 1514 · attacca la conclusione

Fare l'elogio della follia non si addice a un teologo: il libro mette in ridicolo i teologi, i monaci e persino la pietà cristiana, e offende molti lettori. Dorp invita Erasmo a scrivere, a titolo di riparazione, un «Elogio della Sapienza».

Erasmo risponde
Erasmo Risposta anticipata di Erasmo (lettera-prefazione a Tommaso Moro, prima della critica di Dorp)
Egli prevedeva questi rimproveri: troppo leggero per un teologo, troppo mordace per un cristiano. Al primo risponde che grandi autori hanno fatto lo stesso (Omero, Virgilio, Ovidio, Luciano, Seneca...), e che lo scherzo è lecito soprattutto quando le bagatelle conducono alle cose serie: il lettore ne trae allora più profitto che da molte opere gravi.
Erasmo Seguito della stessa lettera, sull'accusa di mordacità
Non nomina nessuno: deride i difetti di tutti, non di una persona; san Girolamo fu assai più mordace di lui. E chi non si placa per questo deve ricordare che a parlare è la Follia: bisognava rispettare il suo personaggio.
Il dibattito continua (nostra sintesi) La lettera a More non dice nulla della fine del libro, dove la Follia chiama «follia» la felicità dei cristiani, cosa che alcuni lettori giudicavano irriverente. Erasmo risponde a Dorp più a lungo in una lettera del 1515, che non fa parte del nostro corpus. Dorp finirà per avvicinarsi a lui. Ma la critica non si spense: diversi teologi cattolici, poi la facoltà di teologia di Parigi, censureranno i libri di Erasmo a partire dal 1526.