Erasmo
Elogio della follia: il sapere contro il fanatismo.
Erasmo (1466 · 1536, Paesi Bassi, poi tutta l'Europa (Parigi, Inghilterra, Italia, Lovanio, Basilea)): umanesimo. Erasmo vuole riformare il cristianesimo attraverso l'educazione e il ritorno ai testi, non attraverso la violenza. Diffida delle certezze ostentate e delle dispute dei teologi: sulle questioni oscure preferisce la moderazione e un dubbio prudente. Su AskPhilosophy: 4 argomenti ricostruiti, 4 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 3 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).
Perché è importante
È l'intellettuale più famoso del suo tempo, uno dei primi autori che la stampa rese celebri in tutta Europa. Il suo Nuovo Testamento greco (1516) servì da base alla traduzione di Lutero e a molte altre. Il suo dibattito con Lutero sul libero arbitrio resta un modello di controversia. Le sue idee di pace, tolleranza ed educazione nutriranno Montaigne, l'Illuminismo e, oggi, il programma europeo di scambi studenteschi che porta il suo nome.
La sua epoca
Figlio illegittimo di un sacerdote, rimasto orfano in giovane età, divenne canonico, poi ottenne di vivere fuori dal convento. Viaggiò senza sosta e corrispose con re, papi e dotti. Vide nascere la Riforma: molti lo accusarono di aver preparato la strada a Lutero, altri di non averlo seguito. Rifiutò di schierarsi fino al 1524, poi attaccò Lutero sul libero arbitrio, restando al contempo critico verso gli abusi della Chiesa. Morì a Basilea, città passata alla Riforma.
Attenzione all'ironia
Nell'Elogio della follia non è Erasmo a parlare, ma la Follia, un personaggio che fa il proprio elogio. Erasmo lo ricorda nella sua lettera a Tommaso Moro: doveva rispettare il carattere del suo personaggio. Alcune frasi sono scherno, altre sono idee che condivide, e il confine si sposta nel corso del libro. In questo sito citiamo sempre «la Follia» e segnaliamo i passaggi in cui si può udire la voce di Erasmo. Anche il Lamento della pace fa parlare la Pace.
Le sue posizioni
clicca su una riga per vedere la provaCristiano convinto, sacerdote e teologo. Vuole che il principe prenda Dio e Cristo a modello. Ciò che critica sono le superstizioni e gli abusi, non la fede.
Né empirista né razionalista in senso moderno: cerca la verità tornando ai testi (la Scrittura, gli Antichi) e confrontandoli, come si fa scaturire il fuoco battendo due pietre focaie.
«Provo così poco piacere nelle asserzioni nette» che si schiererebbe volentieri con gli scettici, ovunque la Scrittura e la Chiesa lo permettano. Un dubbio prudente, limitato dalla sua fede. La Follia, da parte sua, cita con favore gli scettici dell'Accademia.
Un dualismo cristiano e platonico: lo spirito vale più del corpo. Nell'Elogio è la Follia a dirlo, alla fine del libro, là dove la maggior parte dei lettori sente la voce di Erasmo stesso.
Contro Lutero: la volontà ha «qualcosa» di libero, ma la parte di gran lunga maggiore spetta alla grazia di Dio. Senza un po' di libero arbitrio non si comprendono più né la giustizia di Dio né i suoi comandamenti.
Il bene è oggettivo: alcuni filosofi pagani hanno amato la virtù «per nessun'altra ragione se non perché è onesta». Il re segue ciò che è giusto, il tiranno ciò che gli piace.
Per lui, essere filosofo ed essere cristiano è «la stessa cosa sotto nomi diversi». Ma sui punti oscuri sottopone il suo giudizio alla Scrittura e alla Chiesa.
Il senso della vita è dato: seguire Cristo. La Follia stessa finisce col dire che la felicità dei cristiani è una «follia» più alta di tutti i piaceri.
L'uomo nasce nudo, disarmato, fatto per l'amicizia e per il reciproco aiuto. Ma una cattiva educazione può guastare la miglior natura: tutto si gioca nell'educazione.
Il buon re ama la libertà dei cittadini e governa per il bene comune. Preferisce una monarchia temperata dall'aristocrazia e dalla democrazia, perché non degeneri in tirannia. Ma pensa in termini di bene comune e di armonia, non di diritti individuali.
Un'etica del carattere: il vero filosofo vede attraverso i falsi beni e segue quelli veri. La «filosofia di Cristo» è un modo di vivere, da imitare, più che un codice di regole.