DomandeSi può essere certi di qualcosa?Vedere con i propri occhi: la Terra si muove
Si può essere certi di qualcosa?Sì, attraverso la ragione

Vedere con i propri occhi: la Terra si muove

Giordano Bruno 1548 · 1600L'universo è infinito, popolato da innumerevoli mondi.
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Che cosa sostiene

Dunque la Terra si muove, e se ne può essere certi quanto di qualunque altra cosa che si ritiene certa, «non per autoritate ma per vivo senso e raggione».

Perché

In filosofia della natura l'autorità non prova nulla: bisogna giudicare con i propri occhi, per mezzo dei sensi e della ragione.

In breve

«Vedere con i propri occhi: la Terra si muove» è un argomento di Giordano Bruno (La cena delle Ceneri, dial. I, III, IV e V (1584)) sulla domanda «Si può essere certi di qualcosa?» (risposta: sì, attraverso la ragione). La sua tesi: Dunque la Terra si muove, e se ne può essere certi quanto di qualunque altra cosa che si ritiene certa, «non per autoritate ma per vivo senso e raggione». Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

La cena delle Ceneri, dial. I, III, IV e V (1584)
Valido con una premessa implicita

Nel 1584 quasi tutti i dotti ritengono la Terra immobile al centro del mondo, come Aristotele e Tolomeo. Copernico aveva proposto il contrario nel 1543, ma una prefazione anonima presentava il suo libro come una semplice ipotesi di calcolo. Ne La cena delle Ceneri, Bruno racconta (rimaneggiandola) una cena a Londra in cui discute con due dottori di Oxford. La sua tesi: non si giudica la natura dall'autorità, nemmeno da quella di Copernico, né dalla Scrittura, ma dai sensi correttamente interpretati e dalla ragione. E così, dice, si può essere certi del moto della Terra come di qualunque altra cosa. È Teofilo a riferire le parole del «Nolano», cioè di Bruno.

P1In filosofia della natura l'autorità non prova nulla: né Aristotele, né Tolomeo, nemmeno Copernico. Bisogna vedere non «per gli occhi di Copernico, né di Ptolomeo, ma per i proprii», cioè giudicare per mezzo del «vivo senso e raggione».
P2La Scrittura non decide queste questioni: quando parla delle cose naturali, usa il linguaggio comune per insegnare la condotta, non l'astronomia. In questo ambito non deve servire da autorità.
P3Ciò che i nostri sensi mostrano (il cielo che gira, la Terra immobile) si spiega altrettanto bene se è la Terra a girare: questa apparenza deriva dalla rotazione della Terra.
P4E la ragione offre motivi positivi: Copernico non fa soltanto un'ipotesi di calcolo: «non solo fa ufficio di matematico che suppone, ma anco de fisico che dimostra il moto de la terra» il moto della Terra; e in un universo infinito nessun corpo è il centro immobile del tutto.
P5 · premessa implicitaQuando l'autorità e la Scrittura sono fuori gioco, le apparenze si spiegano in entrambi i modi e la ragione offre motivi per uno dei due, la ragione può decidere con certezza.
Dunque la Terra si muove, e se ne può essere certi quanto di qualunque altra cosa che si ritiene certa, «non per autoritate ma per vivo senso e raggione».

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Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P5, il computer trova un caso in cui l'autorità non prova nulla, la Scrittura non decide, le apparenze si spiegano in entrambi i modi e vi sono motivi a favore del moto della Terra, ma la certezza non è raggiunta: si resta nel probabile.
Valido con P5. Le prime quattro premesse rimuovono gli ostacoli e forniscono ragioni; P5 aggiunge che ciò basta per essere certi. È questo il punto debole: si può accordare da P1 a P4 e concludere soltanto che il moto della Terra è più probabile, non certo. Bruno compie questo passo senza esitare. Ammira del resto Copernico pur rimproverandogli di essere «più studioso de la matematica che de la natura»: per lui la certezza viene da principi filosofici (l'universo infinito, l'anima degli astri) più che dal calcolo.
Analogia. Su un treno che parte dolcemente, a volte si crede che sia il treno accanto a partire. I nostri occhi non bastano a dire chi si muove: bisogna ragionare. Bruno dice lo stesso della Terra e del cielo. L'immagine del treno non è sua; la sua è quella della nave.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Aristotele (ripreso da Tolomeo e dai dottori di Oxford) 350 a.C. · attacca la premessa 3

Se la Terra girasse molto velocemente, una pietra lanciata dritta in aria non potrebbe ricadere nel punto di partenza: la Terra si sarebbe spostata sotto di essa, e la pietra cadrebbe lontano verso ovest. Eppure ricade in verticale. Dunque la Terra è immobile (Sul cielo, libro II; argomento riassunto da Smitho nel dialogo).

Bruno risponde
Giordano Bruno 1584 · Teofilo, portavoce di Bruno: l'esempio della nave
Con la Terra si muovono tutte le cose che sono sulla Terra. Su una nave in movimento, una pietra lasciata cadere dalla cima dell'albero cade ai piedi dell'albero, mentre una pietra lasciata cadere nello stesso punto da qualcuno che non è sulla nave resta indietro. L'unica ragione: le cose fissate alla nave, o che le appartengono, si muovono con essa, e la pietra porta con sé la forza del motore che si muove con la nave.
Il dibattito continua (nostra sintesi) È l'argomento che Galileo svilupperà nel 1632 (Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo) e che anticipa il principio di relatività. Non sappiamo se Galileo l'abbia preso da Bruno, che non cita mai.
A
Andreas Osiander (prefazione anonima al libro di Copernico) 1543 · attacca la premessa 4

Le ipotesi dell'astronomo non devono essere vere, e nemmeno verosimili: basta che permettano calcoli conformi alle osservazioni. Il moto della Terra è uno strumento di calcolo, non un'affermazione sulla realtà. È la prefazione «Al lettore» posta senza firma all'inizio del libro di Copernico (testo non raccolto).

Bruno risponde
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Giordano Bruno 1584 · Teofilo, portavoce di Bruno
Copernico ha affermato il moto della Terra fin nella sua lettera al papa, e nel suo primo libro non si limita a fare il matematico che suppone, ma anche il fisico che dimostra il moto della Terra.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Poco prima, Teofilo definisce l'autore della prefazione un «asino ignorante e presuntuoso». Sull'intenzione di Copernico, Bruno ha ragione: la prefazione non era sua (Keplero rivelerà nel 1609 che era di Osiander). Ma la posizione di Osiander, che separa il calcolo dalla verità, ha i suoi difensori nella filosofia della scienza (si parla di «strumentalismo»).
R
Roberto Bellarmino 1615 · attacca la premessa 5

Se esistesse una vera dimostrazione che il Sole è al centro e che la Terra si muove, bisognerebbe reinterpretare con cura i passi della Scrittura che sembrano dire il contrario. Ma non si deve credere che una tale dimostrazione esista finché non è stata mostrata; nel frattempo bisogna attenersi al senso ricevuto (lettera a Foscarini, 1615; testo non raccolto). Bellarmino aveva preso parte al processo di Bruno.

senza risposta
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1615, dopo la morte dell'autore (1600).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Bruno aveva già risposto sulla Scrittura (P2), ma non all'esigenza di una dimostrazione. Su questo punto Bellarmino mette il dito sulla debolezza di P5: nel 1584 mancavano le prove decisive. Verranno più tardi: l'aberrazione della luce (Bradley, 1729), la parallasse stellare (Bessel, 1838), il pendolo di Foucault (1851).