DomandeSiamo liberi?La volontà è una cavalcatura: Dio o Satana la cavalca
Siamo liberi?Nessun libero arbitrio

La volontà è una cavalcatura: Dio o Satana la cavalca

Il servo arbitrio di Lutero

Martin Luther 1483 · 1546Davanti a Dio, la volontà umana non è libera: senza la grazia vuole il male; con la grazia vuole il bene; ma non sceglie mai il proprio padrone. È «serva».
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Che cosa sostiene

Non esiste libero arbitrio: facciamo tutto per necessità e nulla per volontà libera. «Libero arbitrio» è una parola vuota, un nome che si addice solo a Dio.

Perché

Dio prevede e vuole tutto in modo immutabile, dunque tutto accade necessariamente: la volontà non sceglie il proprio padrone.

In breve

«La volontà è una cavalcatura: Dio o Satana la cavalca» è un argomento di Martin Luther (Il servo arbitrio, 1525 (WA 18, 615-618, 635-637)) sulla domanda «Siamo liberi?» (risposta: nessun libero arbitrio). La sua tesi: Non esiste libero arbitrio: facciamo tutto per necessità e nulla per volontà libera. «Libero arbitrio» è una parola vuota, un nome che si addice solo a Dio. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), la conclusione segue effettivamente dalle sue 5 premesse. AskPhilosophy presenta 4 obiezioni, 4 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Il servo arbitrio, 1525 (WA 18, 615-618, 635-637)
Valido

Nel 1524 Erasmo difende il libero arbitrio: senza di esso, dice, i comandamenti di Dio e i castighi non avrebbero senso. Lutero risponde nel 1525 con un libro che considerava uno dei pochi degni di essere conservati. La sua tesi: Dio non prevede nulla per caso, vuole e fa tutto con una volontà che non cambia, dunque tutto ciò che facciamo accade necessariamente. Aggiunge un'immagine: la volontà umana è come una cavalcatura che Dio o Satana cavalca, e non sceglie il proprio cavaliere. Attenzione: per Lutero questa necessità non è costrizione. L'uomo vuole, e vuole volentieri; ma non può volere altrimenti. Il dibattito riguarda ciò che «libero» deve significare.

P1Dio non prevede nulla in modo contingente: prevede, decide e fa tutto con una volontà eterna, immutabile e infallibile.
P2Ciò che Dio prevede e vuole in questo modo non può non accadere: dunque tutto ciò che facciamo accade necessariamente, anche se a noi sembra contingente.
P3 · premessa implicitaAvere un libero arbitrio significa poter volere altrimenti e avere un vero potere di scegliere, chiunque sia il cavaliere.
P4Se tutto accade necessariamente, la volontà non può volere altrimenti: non ha il potere di scegliere tra Dio e Satana.
P5Senza la grazia di Dio la volontà è «inefficace»: da sola non fa nulla di buono.
P6Un potere che non produce nulla non è un potere. Una volontà inefficace senza la grazia non è dunque libera.
Non esiste libero arbitrio: facciamo tutto per necessità e nulla per volontà libera. «Libero arbitrio» è una parola vuota, un nome che si addice solo a Dio.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Analogia.

Obiezioni

4

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

B
Boezio (La consolazione della filosofia) 524 · attacca la premessa 2

Vedere una cosa non la rende necessaria. Quando guardi qualcuno camminare, il tuo sguardo non lo costringe a camminare. Dio vede tutto in un presente eterno: sa ciò che faremo senza costringerci a farlo. La prescienza dunque non sopprime il libero arbitrio.

un difensore risponde
L
Lutero (contro la distinzione degli scolastici, derivata da Boezio) difensore dell'argomento · 1525
Lutero conosce la mossa: i teologi dicono che tutto accade «per necessità della conseguenza» (se Dio vuole, accadrà) ma non «del conseguente» (la cosa non è necessaria in sé). Per lui questo gioco di parole dice una cosa sola: le cose fatte non sono Dio. Resta vero che tutto accade secondo la volontà immutabile di Dio, ed è tutto ciò che egli afferma.
Leibniz (Teodicea) 1710
Leibniz riprende la distinzione e la precisa. Ciò che è previsto non può non esistere, ed è vero; ma questo non lo rende necessario in senso forte: una verità necessaria è quella il cui contrario è impossibile o contraddittorio. Ora, «scriverò domani» non è di questa natura. Solo la necessità assoluta sarebbe da temere per la libertà.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: tutto si gioca su P2. Per Boezio e Leibniz, essere previsto non significa essere necessario nel senso che distrugge la libertà. Per Lutero, che la necessità sia «della conseguenza» o «del conseguente», non cambia nulla: l'evento non può non accadere. Il dibattito è ancora aperto.
David Hume (Ricerca sull'intelletto umano) 1748 · attacca la conclusione

Se con «libertà» intendiamo il potere di agire o di non agire secondo le determinazioni della volontà, allora tutti la possiedono, anche se le azioni sono causate. La libertà non è l'assenza di cause, è l'assenza di costrizione. Applicato a Lutero (nostra lettura): il servo arbitrio confuta un libero arbitrio che Hume non ritiene necessario difendere.

un difensore risponde
L
Lutero (sulla volontà e la necessità) difensore dell'argomento · 1525
Una risposta anticipata (Lutero scrive due secoli prima di Hume). Lutero concede metà di questa obiezione: dice egli stesso che l'uomo senza lo Spirito non fa il male costretto, come un ladro trascinato al supplizio, ma di buon grado. Rifiuta tuttavia di chiamare tutto ciò «libero arbitrio»: questo nome fa pensare a una forza capace di volgersi liberamente da entrambe le parti, senza dipendere da nessuno. Dire che un mendicante è ricco perché un re potrebbe donargli il suo regno sarebbe un abuso di linguaggio dello stesso genere.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: Lutero e Hume concordano sui fatti (si agisce secondo la propria volontà, e la volontà è determinata) e si separano sulla parola: Hume chiama questo libertà, Lutero rifiuta questo nome.
Erasmo (Il libero arbitrio) 1524 · attacca la conclusione

Se la volontà non è libera, a che servono i comandamenti, le minacce e le promesse della Scrittura? Come si può rimproverare il disprezzo di un precetto a chi non può fare altrimenti? Un giudice che costringe al male non può condannare giustamente.

un difensore risponde
L
Lutero difensore dell'argomento · 1525
Lutero risponde che la Legge non è stata data perché possiamo adempierla, ma per farci conoscere la nostra impotenza. Un comandamento non prova un potere: «devi» non significa «puoi».
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: è la grande obiezione morale. Per Erasmo, «dovere» implica «potere». Lutero lo nega: la Legge serve a mostrare la nostra impotenza. Questo disaccordo resta al cuore del dibattito sulla responsabilità.
Erasmo (Il libero arbitrio) 1524 · attacca la premessa 1

Se Dio vuole e fa tutto, compresa la perdizione dei dannati, lo si rende quasi crudele. Erasmo dice di non vedere come conciliare una misericordia immensa verso gli uni con il lasciare gli altri senza aiuto.

un difensore risponde
L
Lutero (il Dio nascosto) difensore dell'argomento · 1525
Lutero distingue il Dio predicato, che offre la salvezza attraverso la sua parola, dal Dio nascosto, la cui volontà ci sfugge. Del Dio nascosto, «non ci riguarda»: non bisogna né interrogarlo né giudicarlo, ma temerlo e adorarlo. È la sua risposta sul male e sulla dannazione.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: Lutero non dice che Dio è giusto secondo la nostra misura, dice che questa domanda non spetta a noi. Per un critico, è un eludere la questione; per un difensore, è accettare i limiti della ragione.