«Ecco una mano»: la prova del mondo esterno
La prova di Moore; «ecco una mano, ed ecco un'altra»; il senso comune contro lo scettico
Dunque esistono cose esterne a me: il mondo esterno esiste.
Sono più certo di avere qui due mani che di qualsiasi premessa scettica che lo negherebbe.
««Ecco una mano»: la prova del mondo esterno» è un argomento di G. E. Moore (G. E. Moore, Proof of an External World, 1939, 1925) sulla domanda «Il mondo esiste davvero?» (risposta: il mondo è reale). La sua tesi: Dunque esistono cose esterne a me: il mondo esterno esiste. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), la conclusione segue effettivamente dalle sue 2 premesse. AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Lo scettico dice: non puoi essere sicuro che esista un mondo al di fuori della tua mente, forse stai sognando. Nel 1939 il filosofo inglese G. E. Moore risponde in un modo che ha fatto sorridere e riflettere: alza una mano, dice «ecco una mano», alza l'altra, dice «ed ecco un'altra», e conclude che esistono due mani, dunque che esistono almeno alcune cose fuori di lui. La sua idea di fondo è che siamo più sicuri di avere delle mani che di qualsiasi premessa di un ragionamento scettico: quando un ragionamento porta a negare una cosa così certa, è il ragionamento che deve cedere. L'argomento è presentato qui nella sua forma più forte; la premessa P3 è quella che Moore presuppone senza scriverla.
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Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un caso in cui dico «so che qui ci sono due mani», dove delle mani implicano un mondo esterno, ma in cui non ci sono mani (sto sognando): la conclusione cade.
Obiezioni
2Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Lo scettico (un'obiezione che Moore prevede da sé) 1939 · attacca la premessa 1Tu non sai che qui c'è una mano. Per saperlo dovresti prima dimostrare che non stai sognando, come ha fatto notare Cartesio. Ma questo non puoi dimostrarlo. Dunque la tua dimostrazione presuppone ciò che vuole stabilire: è una petizione di principio.
Moore risponde
Tu non sai che qui c'è una mano. Per saperlo dovresti prima dimostrare che non stai sognando, come ha fatto notare Cartesio. Ma questo non puoi dimostrarlo. Dunque la tua dimostrazione presuppone ciò che vuole stabilire: è una petizione di principio.
Vedi il seguito del dibattito (1)
Ludwig Wittgenstein 1969 · attacca la premessa 1In Della certezza, scritto nel 1949-1951 e pubblicato nel 1969, Wittgenstein parte dalla frase di Moore: se si concede che egli sa di avere una mano, gli si concede tutto il resto. Ma dubita che «so» abbia qui un senso. Diciamo «so» quando un dubbio è possibile e può essere rimosso guardando più da vicino. Eppure nessuno dubita seriamente di avere delle mani: questo non è un sapere fondato su prove, è ciò su cui poggia tutto il nostro gioco di prove e di dubbi.
senza risposta
In Della certezza, scritto nel 1949-1951 e pubblicato nel 1969, Wittgenstein parte dalla frase di Moore: se si concede che egli sa di avere una mano, gli si concede tutto il resto. Ma dubita che «so» abbia qui un senso. Diciamo «so» quando un dubbio è possibile e può essere rimosso guardando più da vicino. Eppure nessuno dubita seriamente di avere delle mani: questo non è un sapere fondato su prove, è ciò su cui poggia tutto il nostro gioco di prove e di dubbi.