L'anima passa da un corpo a un altro
Dunque l'anima sopravvive alla morte del corpo e passa in altri corpi, compresi quelli di piante e animali.
Pitagora diceva di ricordare le sue vite passate, e si dice che un ricordo sia stato verificato: dunque l'anima passa da un corpo all'altro.
«L'anima passa da un corpo a un altro» è un argomento di Pitagora (Diogene Laerzio VIII 4-5 (da Eraclide Pontico); Senofane, fr. 7) sulla domanda «Dobbiamo temere la morte?» (risposta: l'anima sopravvive). La sua tesi: Dunque l'anima sopravvive alla morte del corpo e passa in altri corpi, compresi quelli di piante e animali. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 0 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Nessun testo di Pitagora difende questa idea. Ciò che abbiamo sono racconti: secondo Eraclide Pontico (IV sec. a.C., circa 150 anni dopo di lui), citato da Diogene Laerzio (circa 230 d.C.), Pitagora diceva di essere stato Etalide, poi Euforbo, poi Ermotimo, poi Pirro, e di ricordare tutto. Un contemporaneo, Senofane (circa 500 a.C.), racconta in versi, con un «dicono», come un uomo riconobbe nella voce di un cucciolo percosso l'anima di un amico; i versi non fanno alcun nome, è Diogene Laerzio a dire che quest'uomo è Pitagora. Il racconto è leggendario, e alcuni lettori vedono una presa in giro nei versi di Senofane. L'argomento che segue è la forma più forte che possiamo ricostruire a partire da questi racconti: è una ricostruzione, non un ragionamento scritto da Pitagora.
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Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un caso in cui Pitagora dice di ricordare, in cui un ricordo viene messo alla prova con successo, e in cui tuttavia nessuna anima passa da un corpo all'altro (per esempio, il ricordo proviene da un racconto tramandato).
Obiezioni
2Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Cebete (personaggio di Platone, Fedone) 380 a.C. · attacca la conclusioneAnche ammettendo che l'anima esistesse prima della nascita e possa rinascere più volte, nulla prova che non si logori in queste nascite e che non finisca per perire del tutto in una delle sue morti. Cebete paragona l'anima a un tessitore che consuma molti mantelli: sopravvive a tutti, ma muore prima dell'ultimo. Passare per più corpi non prova che si passi per un numero illimitato di corpi.
senza risposta
Anche ammettendo che l'anima esistesse prima della nascita e possa rinascere più volte, nulla prova che non si logori in queste nascite e che non finisca per perire del tutto in una delle sue morti. Cebete paragona l'anima a un tessitore che consuma molti mantelli: sopravvive a tutti, ma muore prima dell'ultimo. Passare per più corpi non prova che si passi per un numero illimitato di corpi.
Aristotele 340 a.C. · attacca la conclusioneI «miti pitagorici» parlano come se una qualsiasi anima potesse entrare in un qualsiasi corpo. Ma ogni corpo ha la propria forma, e ogni arte o ogni anima ha i propri strumenti. Dire che un'anima umana può passare in un cane è come dire che l'arte del carpentiere può passare nei flauti.
senza risposta
I «miti pitagorici» parlano come se una qualsiasi anima potesse entrare in un qualsiasi corpo. Ma ogni corpo ha la propria forma, e ogni arte o ogni anima ha i propri strumenti. Dire che un'anima umana può passare in un cane è come dire che l'arte del carpentiere può passare nei flauti.