Pitagora
Tutto è numero.
Pitagora (ca. 582 a.C. · ca. 490 a.C., Samo (Ionia), poi Crotone (Italia meridionale)): presocratici. Pitagora è un nome circondato da leggende. La tradizione gli attribuisce due idee: l'anima passa da un corpo all'altro, e i numeri governano l'ordine del mondo. Su AskPhilosophy: 2 argomenti ricostruiti, 2 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 4 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).
Che cosa sappiamo davvero di lui?
Molto poco. Persino le sue date sono incerte: le fonti antiche lo fanno nascere intorno al 580-570 e morire intorno al 495-490 a.C.; la nostra linea del tempo adotta il 582-490, date spesso citate ma non più sicure delle altre. I testimoni più antichi sono suoi contemporanei: Senofane (dei versi) ed Eraclito (una frase in prosa), intorno al 500 a.C., che leggiamo solo citati molto più tardi da Diogene Laerzio (intorno al 230 d.C., dunque circa sette secoli dopo di lui). Erodoto (intorno al 430 a.C.) lo chiama «non il più debole tra i sapienti greci». Aristotele (intorno al 340 a.C., circa 150 anni dopo) scrive sui «pitagorici» e non nomina quasi mai il maestro. La Vita di Diogene Laerzio mescola leggende, resoconti di dottrina e una lettera la cui autenticità è dubbia. Su questo sito ogni estratto porta il badge «trasmesso da altri» e nomina chi lo riporta.
Pitagora o i pitagorici?
Quando Aristotele dice che «tutte le cose sono numeri», scrive «i pitagorici» o «i cosiddetti pitagorici», e mai «Pitagora». Non sappiamo che cosa spetti al maestro e che cosa ai suoi discepoli, come Filolao, che secondo Diogene Laerzio avrebbe pubblicato i primi libri della scuola. Per questo l'argomento sui numeri è presentato qui come quello dei pitagorici.
Una scheda più breve delle altre
Non compiliamo gli assi del radar: nessun testo sicuro di Pitagora permette di dire se credesse in Dio, che cosa possiamo conoscere o se la mente sia materia. Ogni asse è lasciato vuoto e ne spiega il motivo. Nessuna delle nostre domande chiede «di che cosa è fatto il mondo?»: l'argomento sui numeri è collocato dove trova posto meno male (vedi la pagina dell'argomento).
Le sue posizioni
clicca su una riga per vedere la provaDiogene Laerzio riferisce, da Aristotele, che Pitagora si prostrava solo davanti all'altare di Apollo Genitore a Delo, dove si deponevano soltanto grano, orzo e focacce, senza fuoco né vittima. È una pratica riferita, non una dottrina sull'esistenza di Dio. Non assegniamo un punteggio a questo asse.
Due testimonianze vanno in direzioni opposte. Eraclito (intorno al 500 a.C., autenticità del frammento dibattuta) dice che Pitagora «praticò l'indagine più di tutti gli uomini», dunque piuttosto l'esperienza e l'erudizione. Aristotele dice che i pitagorici partirono dalla matematica, dunque piuttosto dalla ragione. Il secondo parla dei discepoli, il primo deride. Non assegniamo un punteggio a questo asse.
Aristotele attribuisce ai pitagorici la convinzione che i numeri diano la chiave di tutta la natura. Questo riguarda la certezza, ma è una dottrina dei pitagorici riferita da Aristotele, non un testo di Pitagora su ciò che possiamo conoscere. Non assegniamo un punteggio a questo asse.
Diogene Laerzio cita dei «Memorabili pitagorici» (Alessandro Polistore, I sec. a.C., circa quattro secoli e mezzo dopo Pitagora): l'anima ha tre parti, e la ragione è immortale, il resto mortale. Autenticità dubbia, e la questione materialismo o dualismo non vi è posta. Non assegniamo un punteggio a questo asse.
Gli stessi «Memorabili pitagorici» dicono che la cosa più importante nella vita umana è spingere la propria anima verso il bene o verso il male. Vi si può leggere una scelta libera, ma il testo è tardo e non discute la necessità. Non assegniamo un punteggio a questo asse.
I precetti riportati non dicono nulla sull'esistenza oggettiva del bene. Non valutiamo questo asse.
Nulla dice come Pitagora intendesse il rapporto tra credere e ragionare. I racconti delle sue vite precedenti sono presentati come fatti da credere, con una «prova» (lo scudo), ma il racconto è tardo e leggendario. Non valutiamo questo asse.
L'idea che l'anima passi di corpo in corpo potrebbe dare un senso alla vita, ma nessuna testimonianza sicura lo afferma. Non valutiamo questo asse.
Nessuna testimonianza sicura sulla natura umana. Le «Memorie pitagoriche» parlano dell'anima e della sua scelta tra bene e male, senza dire se gli esseri umani siano naturalmente buoni. Non valutiamo questo asse.
Diogene Laerzio scrive che Pitagora diede leggi ai Greci d'Italia e che i suoi trecento e più discepoli governarono così bene che il regime era «quasi un'aristocrazia» (il governo dei migliori). È un fatto riportato sette secoli dopo, non una teoria dell'individuo e della comunità. Non valutiamo questo asse.
Diogene Laerzio riporta un elenco di precetti (sostenere la legge, onorare gli anziani, non uccidere un animale inoffensivo, astenersi dalle fave). Sono regole di vita tramandate nella scuola, senza alcuna teoria alle spalle: non si possono ricondurre né al dovere, né alle conseguenze, né alle virtù. Non classifichiamo questo asse.