Pitagora
Tutto è numero.
Idee sbagliate comuni
Il teorema di Pitagora è di Pitagora.
Diogene Laerzio (circa 230 d.C., sette secoli dopo) scrive soltanto che Apollodoro il calcolatore (di data incerta) diceva che Pitagora offrì un sacrificio di buoi quando scoprì che, in un triangolo rettangolo, il quadrato dell'ipotenusa è uguale alla somma dei quadrati degli altri due lati. Lo stesso Diogene riporta più sopra (I 24-25) la stessa storia del sacrificio a proposito di Talete, secondo Panfila, aggiungendo che altri la raccontano di Pitagora: la tradizione esita tra i due. E la relazione era nota prima: tavolette babilonesi come Plimpton 322 (circa 1800 a.C.) elencano, secondo la lettura più comune, terne di numeri che la soddisfano. La dimostrazione scritta più antica giunta fino a noi si trova in Euclide (Elementi I, 47), circa 300 a.C.
Pitagora era vegetariano.
Le testimonianze si contraddicono. Diogene Laerzio (circa 230 d.C.) scrive che Pitagora vietava perfino di uccidere gli animali, in quanto hanno un'anima come la nostra, ma aggiunge che era un pretesto: il vero scopo era abituare alla semplicità. Cita anche Aristosseno (IV sec. a.C.), che diceva che Pitagora permetteva di mangiare tutti gli animali tranne il bue da aratro e l'ariete. Una commedia di Mnesimaco (IV sec. a.C.) deride la regola di non mangiare nulla di animato. Ciò che la tradizione dice soprattutto è che la scuola aveva divieti alimentari, non quali fossero del maestro.
Pitagora non ha scritto nulla.
Diogene Laerzio (circa 230 d.C.) scrive che alcuni lo dicono «assurdamente», poi cita Eraclito (circa 500 a.C.) come prova, benché il frammento (di autenticità discussa) possa anche essere letto come riferito agli scritti di altri autori, da cui Pitagora avrebbe attinto il proprio sapere; dà poi tre titoli: Sull'educazione, Sulla politica, Sulla natura. Aggiunge che il libro che circola sotto il suo nome è di Lisi di Taranto. Dunque non lo sappiamo. Nessuno di questi libri è conservato.
Pitagora ha inventato l'idea di reincarnazione.
Diogène Laërce écrit « dit-on » : Pythagore aurait été le premier à enseigner ce passage de l'âme d'animal en animal. Mais Hérodote (vers 430 av. J.-C., soixante ans après) écrit que les Égyptiens sont les premiers à l'avoir dit, que des Grecs l'ont repris comme si elle était à eux, plus tôt ou plus tard, et il choisit de ne pas donner leurs noms. Il ne nomme donc pas Pythagore ici. Le plus ancien témoignage qui le relie à l'idée est le poème de Xénophane sur le chiot. Les vers ne donnent pas son nom (ils disent « lui », et « on raconte ») : c'est Diogène Laërce qui dit qu'ils parlent de Pythagore. La plupart des lecteurs y voient une moquerie. Hérodote, enfin, rattache à Pythagore un ancien esclave, Salmoxis, qui aurait enseigné aux Thraces qu'on ne meurt pas : c'est une survie de l'âme, pas un passage d'un corps à l'autre, et Hérodote doute lui-même de cette histoire.