DomandeIl mondo esiste davvero?Il sogno della farfalla: come faccio a sapere di non sognare?
Il mondo esiste davvero?Impossibile saperlo

Il sogno della farfalla: come faccio a sapere di non sognare?

Il sogno di Zhuangzi; l'argomento del sogno; Zhuang Zhou sogna di essere una farfalla

Zhuangzi ca. 369 a.C. · ca. 286 a.C.I nostri punti di vista sul mondo cambiano come i sogni: il saggio li accoglie tutti e segue la trasformazione delle cose.
Vedi la scheda
Che cosa sostiene

Dunque non posso essere certo della realtà di ciò che percepisco: devo tenere le mie certezze con riserva.

Perché

In sogno tutto sembra reale, e nulla nell'esperienza del momento prova che io sia sveglio anziché stia sognando.

La stessa idea attraverso la storia
Zhuangzi300 a.C.Nell'ultimo paragrafo del capitolo 2, Zhuang Zhou racconta di aver sognato di essere una farfalla, poi si chiede chi sogni chi. Il testo ci è giunto nella versione curata da Guo Xiang (morto nel 312).
René Descartes1641Cartesio riprende la questione del sogno nella prima Meditazione (non posso distinguere con certezza la veglia dal sonno), poi crede di risolverla nella sesta.
In breve

«Il sogno della farfalla: come faccio a sapere di non sognare?» è un argomento di Zhuangzi (Zhuangzi, capitolo 2 (IV sec. a.C.), 300 a.C.) sulla domanda «Il mondo esiste davvero?» (risposta: impossibile saperlo). La sua tesi: Dunque non posso essere certo della realtà di ciò che percepisco: devo tenere le mie certezze con riserva. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 0 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Zhuangzi, capitolo 2 (IV sec. a.C.)
Valido con una premessa implicita

Una mattina ti svegli sollevato: «Era solo un sogno». Ma durante quel sogno eri sicuro che fosse reale. Che cosa ti garantisce di non stare sognando proprio adesso? Più di duemila anni fa, Zhuangzi raccontò di aver sognato di essere una farfalla e che, al risveglio, non sapeva più se fosse un uomo che aveva sognato di essere una farfalla o una farfalla che sognava di essere un uomo. Si noti che Zhuangzi non presenta una dimostrazione in forma rigorosa. La forma da P1 a C qui sotto è la nostra ricostruzione dell'argomento del sogno, così come la tradizione filosofica lo ha sviluppato a partire da questo racconto. Zhuangzi stesso ne ricava altro, come mostra la prima obiezione.

P1Quando sogno, ho la sensazione di essere sveglio: le cose mi sembrano reali e presenti quanto nella veglia.
P2Nulla nella mia esperienza del momento mi permette di essere sicuro di essere sveglio piuttosto che di stare sognando: posso chiedermi se sono un uomo che ha sognato di essere una farfalla, o il contrario.
P3 · premessa implicitaSe non posso essere sicuro di essere sveglio, allora non posso essere sicuro che ciò che percepisco in questo momento sia reale.
Dunque non posso essere certo della realtà di ciò che percepisco: devo tenere le mie certezze con riserva.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P3, si possono accettare P1 e P2 e continuare a credere che il tavolo davanti a sé sia reale: si riconosce soltanto di non poterlo dimostrare. Molti filosofi dicono che la probabilità, o una buona ragione per credere, basta per conoscere.
L'argomento è valido: P1 dice che il sogno somiglia alla veglia, P2 che nulla permette di distinguerli con sicurezza nel momento presente, e P3 ne trae che la realtà delle mie percezioni non è certa. Il punto debole è P2: davvero non esiste alcun criterio? Qui attaccano Cartesio e Austin. Un secondo punto è P3, che può essere discussa, perché non essere sicuri al cento per cento non equivale a non avere alcuna ragione di credere.
Analogia. Immagina un film in realtà virtuale così perfetto che, con il visore in testa, non vedi alcuna differenza con la vita reale. Finché indossi il visore, non puoi sapere se sei dentro il film. Il sogno è il visore che la natura ci mette ogni notte.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Zhuangzi (la fine del passo) 300 a.C. · attacca la conclusione

Il testo non si conclude con «non posso sapere». Zhuangzi aggiunge che tra Zhuang Zhou e la farfalla c'è comunque una differenza, e che questo passaggio dall'uno all'altra si chiama «la trasformazione delle cose» (wuhua). Non dice che la realtà non si possa trovare. Vuole mostrare che le nostre distinzioni (io e farfalla, veglia e sogno, vita e morte) non sono fisse: le cose si trasformano le une nelle altre. Il saggio ne ricava non l'angoscia del dubbio, ma la flessibilità di seguire la trasformazione. La farfalla serve ad allentare il nostro attaccamento ai nostri punti di vista, non a dimostrare che non sappiamo nulla.

senza risposta
Zhuangzi non ha mai risposto a questa obiezione.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Questa lettura è frequente, ma il suo senso esatto è dibattuto: la frase è breve, e la traduzione inglese di Giles (1889) la rende con «Metempsychosis», probabile fraintendimento del termine cinese, meglio reso con «trasformazione delle cose». L'argomento del sogno, così come lo ricostruiamo, è dunque una lettura occidentale del racconto, non ciò che Zhuangzi vi mette in primo piano. Le due letture possono incontrarsi: se le nostre categorie sono relative, abbiamo buone ragioni per diffidare delle nostre certezze.
René Descartes 1641 · attacca la premessa 2

Cartesio aveva egli stesso sollevato il dubbio del sogno nella prima Meditazione. Nella sesta ritiene di averlo superato: la veglia si distingue dal sogno perché la memoria può collegare gli eventi della veglia a tutto il corso della vita, mentre non può mai collegare i sogni tra loro e con la nostra vita. Se qualcuno apparisse e sparisse all'improvviso, senza che io veda da dove viene né dove va, lo prenderei per un fantasma. Quando posso collegare ciò che percepisco al resto della mia vita, sono sicuro di essere sveglio. C'è dunque un criterio: la coerenza.

senza risposta
Zhuangzi non ha mai risposto a questa obiezione.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Molti lettori trovano debole il criterio: un sogno lungo e coerente non è impossibile, e il ricordo del mio passato può far parte anch'esso del sogno. Cartesio aggiunge peraltro che questa certezza poggia sul fatto che Dio non è ingannatore, il che rinvia al «circolo cartesiano» (si veda il trilemma di Agrippa). Il criterio offre dunque un ottimo indizio, non una prova assoluta.
J
John L. Austin 1962 · attacca la premessa 2

Austin, filosofo del linguaggio ordinario, nega che sognare ed essere svegli siano due esperienze impossibili da distinguere. In generale sappiamo benissimo fare la differenza: è questo che dà senso all'espressione «era solo un sogno». E non si può dubitare di tutto in una volta: un dubbio ha senso solo se nella situazione esiste una ragione precisa per dubitare. Lo scettico, a suo avviso, abusa delle nostre parole («sogno», «reale») privandole del contesto che dà loro un senso.

senza risposta
Zhuangzi non ha mai risposto a questa obiezione.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Gli scettici rispondono che la questione non è se di solito distinguiamo i sogni, ma se possiamo essere certi di non sbagliarci questa volta. Nostra sintesi di Austin è un riassunto generale: non abbiamo potuto rileggere il libro, e il riferimento di pagina è quindi da verificare.