FilosofiAl-Ghazali

Al-Ghazali

La ragione ha i suoi limiti: la certezza viene dall'esperienza di Dio.

Teologia razionale islamica (kalam)1058 · 1111 IranTeologo (kalam asharita)Critico dei filosofiSufiGiurista
L'alchimia della felicità (Kimiya-yi sa'adat), 1105 circa, cap. I, II e VIII

L'alchimia della felicità: conoscere e amare Dio

Che cosa sostiene

Dunque la vera felicità è la conoscenza e l'amore di Dio, il godimento di Dio.

Perché

Ogni facoltà trova il proprio piacere nel proprio oggetto; quella dell'anima è conoscere, e il suo oggetto più alto è Dio, da cui il suo piacere più grande.

Valido con una premessa implicita

Al-Ghazali scrisse in persiano un compendio della sua grande opera, La rivivificazione delle scienze religiose. Lo chiamò L'alchimia della felicità: come l'alchimista voleva mutare il piombo in oro, egli vuole trasformare il cuore mediante la conoscenza di sé, di Dio, di questo mondo e dell'altro. La sua idea centrale è semplice. Ogni facoltà umana ha il proprio piacere nell'oggetto per il quale è stata fatta: il desiderio nell'essere soddisfatto, l'ira nella vendetta, l'occhio nella bellezza, l'orecchio nell'armonia. La facoltà più alta dell'anima è la conoscenza della verità. Nulla è più alto di Dio, perciò il suo piacere più grande è conoscere e amare Dio, e in questo consiste la felicità.

P1Ogni facoltà dell'essere umano trova il proprio piacere nell'oggetto per il quale è stata creata.
P2La funzione più alta dell'anima è percepire la verità: è lì che trova il proprio piacere, e quanto più alto è l'oggetto conosciuto, tanto maggiore è il piacere.
P3Nulla è più alto di Dio: la vera conoscenza di Dio dà dunque il piacere più grande.
P4Conoscere Dio porta ad amarlo: egli solo è degno del nostro amore, e chi non lo ama non lo conosce.
P5Gli appetiti del corpo muoiono con i loro organi, ma l'anima sopravvive e conserva, accrescendola, la conoscenza di Dio che possiede.
P6 · premessa implicitaLa felicità è il più grande piacere della facoltà più alta dell'essere umano, in un oggetto che la morte non gli toglie.
Dunque la vera felicità è la conoscenza e l'amore di Dio, il godimento di Dio.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P6, il computer trova un mondo in cui conoscere Dio dà davvero il piacere più grande e duraturo alla facoltà più alta, ma in cui la felicità richiede anche qualcos'altro, ad esempio una vita buona con gli amici e i beni esterni. Le premesse restano vere, la conclusione no.
L'argomento è valido con P6. Da P1 a P5 si afferma che la conoscenza di Dio dà il piacere più grande alla facoltà più alta, conduce all'amore e dura dopo la morte. Resta da dire che ciò basta a costituire la felicità: è P6. Le obiezioni colpiscono P6 (la felicità è solo questo?) e P3 (si può davvero conoscere Dio?).
Analogia. Per spiegare a un bambino il piacere di governare, si può solo paragonarlo al suo piacere di giocare a palla, benché i due non abbiano quasi nulla in comune. Al-Ghazali usa questa immagine: noi, che conosciamo solo i piaceri del corpo, abbiamo solo un'idea molto fievole del piacere di conoscere Dio.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Aristotele 330 a.C. · attacca la premessa 6

La felicità è l'attività delle facoltà migliori, ma ha anche bisogno di beni esterni: è impossibile, o non facile, compiere azioni nobili senza i mezzi adeguati. La felicità non si riduce alla sola attività dell'anima.

un difensore risponde
Al-Ghazali difensore dell'argomento
Al-Ghazali ammette che il corpo abbia dei bisogni, ma ne fa un mezzo. L'anima deve prendersi cura del corpo come il pellegrino si prende cura del suo cammello; se vi dedica tutto il tempo, la carovana lo lascia indietro.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: c'è accordo sul fatto che i bisogni del corpo esistano. Il disaccordo riguarda il loro posto: Aristotele li annovera nella felicità (almeno come condizione), Al-Ghazali li subordina. Non esiste una risposta largamente accettata.
Immanuel Kant 1787 · attacca la premessa 3

La ragione non può sapere nulla di ciò che supera l'esperienza possibile. Kant dice di aver dovuto abolire il sapere per far posto alla fede: si può credere in Dio, ma non lo si può conoscere nel senso di un sapere.

un difensore risponde
Al-Ghazali difensore dell'argomento
Nell'Alchimia, Al-Ghazali stesso dice che la conoscenza di Dio alla nostra portata è imperfetta e che non è un sapere puramente teorico: deve accompagnarsi alla preghiera e al culto.
Al-Ghazali difensore dell'argomento
Nel Salvatore dall'errore racconta che la sua via d'uscita dal dubbio (sulle prime verità della ragione) non venne da un insieme di argomenti, ma da una luce che Dio gettò nel suo petto.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Nostra sintesi: questo passo, scritto sette secoli prima di Kant, riguarda la fiducia nella ragione, non direttamente la conoscenza di Dio. Mostra soltanto che, per Al-Ghazali, la certezza più alta non viene da una dimostrazione.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: Kant e Al-Ghazali concordano su un punto, la sola ragione non dimostra Dio. Si separano su ciò che ne segue: per Kant resta la fede morale; per Al-Ghazali resta l'esperienza vissuta di una luce. Se tale esperienza sia conoscenza è il punto dibattuto.
Ludwig Feuerbach 1841 · attacca la conclusione

La conoscenza che l'uomo ha di Dio è la conoscenza che ha di se stesso, della propria natura. Il piacere che si dice di trovare in Dio è il piacere che si prova per le qualità umane, proiettate su un essere immaginato.

un difensore risponde
Al-Ghazali difensore dell'argomento
Al-Ghazali apre l'Alchimia dicendo che la conoscenza di sé è la chiave della conoscenza di Dio, ma per lui il cammino va dall'anima verso ciò che la supera. Bisogna vedere in sé dei segni che rimandano a qualcosa di diverso da sé.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: entrambi partono dalla stessa idea, conoscere Dio e conoscere sé stessi vanno insieme. Feuerbach conclude che Dio è l'uomo proiettato; Al-Ghazali, che l'uomo è un segno di Dio. Il dibattito riguarda la direzione del legame e resta aperto.