Al-Ghazali
La ragione ha i suoi limiti: la certezza viene dall'esperienza di Dio.
Al-Ghazali (1058 · 1111, Persia e Iraq (impero selgiuchide): Tus, Nishapur, Baghdad; poi Damasco e Gerusalemme): teologia razionale islamica (kalam). Al-Ghazali studiò i filosofi del suo tempo (Avicenna, al-Farabi) abbastanza a fondo da saperli riassumere, poi li attaccò con le loro stesse armi nell'Incoerenza dei filosofi: su venti punti, dice, essi non dimostrano ciò che pretendono. Il suo colpo più celebre mira alla causalità: vediamo il fuoco e la combustione insieme, mai il nesso necessario che li unirebbe. Su AskPhilosophy: 4 argomenti ricostruiti, 5 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 4 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).
Perché è importante
Lo si chiama «la prova dell'islam» (Hujjat al-Islam): è uno dei pensatori più letti del mondo musulmano. La sua Incoerenza dei filosofi provocò, settant'anni dopo, la risposta di Averroè. La sua critica della causalità è spesso accostata a quella di Hume, il suo racconto del dubbio a quello di Cartesio, senza che sia provata alcuna influenza. E la sua prova a partire dall'inizio del mondo è stata ripresa nel XX secolo con il nome di «argomento del kalam».
La sua epoca
Nato a Tus, in Persia, studiò a Nishapur con il grande teologo al-Juwayni. Nel 1091 il visir Nizam al-Mulk lo nominò professore alla Nizamiyya di Baghdad, la scuola più prestigiosa dell'impero selgiuchide. Nel 1095, al culmine della fama, attraversò una crisi: la lingua gli si bloccò e non fu più in grado di insegnare. Lasciò tutto, visse una decina d'anni in ritiro (Damasco, Gerusalemme, pellegrinaggio alla Mecca), poi tornò a insegnare a Nishapur verso il 1106. Morì a Tus nel 1111.
Leggere i suoi libri con cautela
Nell'Incoerenza avverte che argomenta «da oppositore, non da difensore di una dottrina»: prende in prestito le tesi di qualsiasi scuola per confutare i filosofi, senza sempre dire ciò che pensa lui stesso. La sua dottrina positiva si trova in al-Iqtisad. E Il salvatore dall'errore è un'autobiografia scritta quindici anni dopo la crisi: un racconto ricostruito, non un diario.
Le sue posizioni
clicca su una riga per vedere la provaTeologo musulmano asharita. In al-Iqtisad prova l'esistenza di Dio a partire dall'inizio del mondo e sostiene che Dio crea mediante una volontà che sceglie.
Né empirista né razionalista nel senso moderno. Superata la crisi, si fida dei sensi e delle prime verità della ragione. Ma al di sopra di essi pone la conoscenza per «gusto» (dhawq), quella dei sufi, e la profezia, «al di là dell'intelletto».
Esige una certezza che non lasci alcun dubbio possibile. Attraversò un dubbio radicale per due mesi, poi ritrovò la fiducia nelle prime verità, «con sicurezza e certezza».
L'uomo è fatto di un corpo e di un «cuore»: la vera realtà del suo spirito, sede della conoscenza di Dio, e non la carne. Ma nell'Incoerenza (discussione 18) sostiene che i filosofi non dimostrano, con la sola ragione, che l'anima sia una sostanza immateriale.
Asharita: Dio crea tutto, compresi i nostri atti e la stessa potenza che abbiamo di agire; l'uomo non fa che «acquisire» (kasb) i propri atti. Tutto ciò che accade, anche il male e il peccato, è voluto da Dio. Gli studiosi discutono su quanto spazio rimanga alla libertà.
Nulla è obbligatorio per la sola ragione: il bene e l'obbligatorio derivano dalla Legge rivelata. I valori dunque non dipendono da noi, ma poggiano sul comando di Dio, non sulla natura delle cose.
Ragiona da logico e considera un crimine respingere la matematica in nome della religione. Ma la ragione ha dei limiti: «al di là dell'intelletto» c'è la profezia, e l'esperienza vissuta dei sufi.
Il fine della vita è la beatitudine dell'aldilà, che si raggiunge solo attraverso il timore di Dio e distogliendo l'anima dai suoi desideri.
Ciascuno nasce con una natura sana (fitra), che l'educazione e l'imitazione dei genitori ricoprono. Ma l'anima è trascinata dai suoi desideri e va curata come un corpo malato.
Prima di tutto l'ordine e l'unità: anche un governante che si impone con la forza deve essere obbedito, se possiede le qualità richieste, per evitare la guerra civile.
Un'etica della legge divina: l'obbligo viene dalla Legge rivelata, non dalla ragione né dal calcolo delle conseguenze. La purificazione del cuore (sufismo) ne è la pratica.