G. E. M. Anscombe
La morale del dovere ha perso senso senza un legislatore: torniamo alle virtù.
La sua vita
Filosofa britannica nata in Irlanda, allieva ed esecutrice letteraria di Wittgenstein, di cui tradusse le Ricerche filosofiche. Professoressa a Cambridge, ha rinnovato la filosofia dell'azione e ha criticato la filosofia morale moderna del «dovere», contribuendo ad aprire la strada all'etica delle virtù. Ha coniato la parola «consequenzialismo».
Le sue opere
Analizza che cosa significhi agire intenzionalmente.
Sostiene che l'idea di obbligo morale sia priva di senso senza un legislatore divino e invita a un ritorno alle virtù.
Uno dei primi grandi commenti al Tractatus.
Cosa ha scritto
« Trovo plausibile suggerire che questa mossa di Sidgwick spieghi la differenza tra l'utilitarismo all'antica e il consequenzialismo, come lo chiamo io, che caratterizza lui e ogni filosofo morale accademico inglese dopo di lui. »
Posizioni
clicca su una riga per vedere la provaCattolica convinta; la sua etica si fonda sull'idea di legge divina.
Anscombe, Faith in a Hard Ground (2008); "Modern Moral Philosophy" (1958)
Sostiene che la causazione non implichi la determinazione e si dichiara indeterminista riguardo all'azione libera (benché l'indeterminismo da solo non garantisca la libertà).
Anscombe, "Causality and Determination" (1971)
Sostiene che il linguaggio del dovere sia vuoto senza un legislatore divino e che l'etica vada rifondata su una filosofia della psicologia e su termini come giusto/ingiusto; l'articolo ha ispirato l'etica delle virtù, che però lei stessa non ha sostenuto.
Anscombe, "Modern Moral Philosophy" (1958)