Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Il reale è razionale: lo Spirito si realizza nella storia.
Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770 · 1831, Germania (Württemberg, poi Prussia)): idealismo tedesco. Per Hegel, la verità non è una frase isolata: è un tutto che si costruisce sviluppandosi, attraversando le proprie contraddizioni. Lo spirito (una coscienza, una società, l'umanità) diventa se stesso solo al termine di un lungo cammino. Su AskPhilosophy: 4 argomenti ricostruiti, 6 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 5 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).
Perché è importante
Quasi tutta la filosofia successiva si definisce a favore o contro di lui. Marx conserva la sua dialettica «rimettendola in piedi»; Kierkegaard e Schopenhauer lo attaccano; Kojève, Sartre, la teoria critica e molti pensatori politici partono dalla sua dialettica servo-padrone e dalla sua idea di riconoscimento. Gli dobbiamo anche l'idea che ogni pensiero sia figlio del proprio tempo.
La sua epoca
Studente a Tubinga con Hölderlin e Schelling, accolse con favore la Rivoluzione francese. Terminò la Fenomenologia a Jena nel 1806, proprio mentre Napoleone vi sconfiggeva la Prussia. Per lungo tempo precettore, poi giornalista e rettore di liceo, divenne professore a Heidelberg, quindi a Berlino (1818), dove fu il filosofo più famoso di Germania. Morì nel 1831, ufficialmente di colera.
Attenzione: le sue parole o quelle dei suoi studenti?
Molte frasi celebri di Hegel non sono di suo pugno. Le sue Lezioni (sulla storia, sull'arte, sulla religione) furono pubblicate dopo la sua morte a partire dai quaderni degli studenti. Le «aggiunte» (Zusätze) dei suoi manuali sono state aggiunte dai curatori, sulla base di appunti delle lezioni. Su questo sito questi testi recano il badge «appunti di lezione», e lo segnaliamo ogni volta.
Le sue posizioni
clicca su una riga per vedere la provaSi definiva cristiano luterano e scrisse che Dio è «la verità, e lui solo». Difende persino una forma di prova ontologica. Ma il suo Dio è lo Spirito assoluto, che si realizza nel mondo e nella storia: molti lettori vi vedono un panteismo (o «panenteismo»), etichetta che egli rifiutava.
La filosofia parte dall'esperienza e deve accordarsi con essa. Ma solo il pensiero può cogliere la necessità e l'intero: un razionalismo che integra l'esperienza invece di opporvisi.
Mira a un sapere assoluto. Il dubbio non è rifiutato: fa parte del cammino, che la Fenomenologia chiama un «cammino della disperazione». Ma alla fine il vero è l'intero, conosciuto nel suo sviluppo.
Né dualista alla maniera di Cartesio, né materialista: lo spirito non è una cosa ma un'attività, la cui essenza è la libertà. La materia ha il proprio centro fuori di sé; lo spirito è «presso di sé». Un idealismo che pone lo spirito al di sopra della materia senza farne una seconda sostanza.
La libertà è l'essenza stessa dello spirito, ma non consiste semplicemente nel fare ciò che si vuole: si realizza in istituzioni (famiglia, società, Stato) in cui l'individuo si riconosce. Una libertà «concreta», che include la necessità invece di opporvisi.
Il bene non è né una semplice opinione né una legge caduta dal cielo: prende corpo nei costumi e nelle istituzioni di un popolo (l'«eticità»), e la storia lo fa progredire. Un realismo morale storico, che alcuni leggono come relativismo.
Filosofia e religione hanno lo stesso oggetto, Dio e la verità; la filosofia lo pensa nella forma del concetto, la religione nella forma della rappresentazione. La ragione non distrugge la fede: la comprende.
La storia del mondo ha un senso: il progresso della coscienza della libertà (Lezioni, appunti degli studenti). Ma questo è il senso della storia, non necessariamente quello di una vita individuale, spesso «sacrificata».
Né buono né cattivo per natura: l'uomo è dapprima guidato dalle passioni e dagli interessi, «ciò che vi è di più potente» nella storia (Lezioni, appunti degli studenti). Diventa veramente umano solo attraverso l'educazione, il lavoro e le istituzioni.
Lo Stato non è un semplice contratto per proteggere la proprietà: essere membro dello Stato è il «dovere più alto» dell'individuo. Ma la forza dello Stato moderno consiste proprio nel lasciare che la libertà soggettiva di ciascuno si sviluppi pienamente. Lettori conservatori e liberali si contendono questo punto da due secoli.
Un'etica delle istituzioni (la «vita etica», Sittlichkeit): si agisce bene partecipando consapevolmente alla vita di una famiglia, di una società e di uno Stato razionali. Hegel critica il dovere kantiano, giudicato troppo astratto.