Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Il reale è razionale: lo Spirito si realizza nella storia.
Idee sbagliate comuni
Hegel pensava secondo lo schema «tesi, antitesi, sintesi».
In tutti i testi tedeschi di Hegel presenti nel nostro corpus, le parole «tesi» e «antitesi» compaiono insieme una sola volta, per descrivere le antinomie di Kant, in un'aggiunta compilata a partire da appunti di studenti. Nella Fenomenologia, Hegel attribuisce a Kant la forma in tre momenti e deride chi ne fa uno «schema senza vita», una tabella applicata a tutto. Secondo gli storici (ad esempio G. E. Mueller, 1958), il vocabolario «tesi, antitesi, sintesi» si trova piuttosto in Fichte, e fu un commentatore, Heinrich Chalybäus (1837), a diffonderlo come riassunto di Hegel. Nessuno di questi due punti è verificabile nel nostro corpus. La sua dialettica descrive piuttosto una cosa che si sviluppa attraversando la propria contraddizione, come il bocciolo, il fiore e il frutto. (La Scienza della logica non è ancora nel nostro corpus: su questo testo seguiamo il parere degli specialisti.)
Hegel scrisse: «Lo Stato è la marcia di Dio sulla terra».
La frase non è di suo pugno: proviene da un'aggiunta (Zusatz) al § 258 dei Lineamenti di filosofia del diritto, compilata nel 1833 dal suo allievo Eduard Gans a partire da appunti delle lezioni. Il tedesco dice: «È il cammino di Dio nel mondo che lo Stato sia», non che un determinato Stato sia Dio in marcia. La traduzione inglese di Dyde (1896), «The state is the march of God in the world», rese celebre la formula. E la frase successiva dice che non si deve pensare a Stati particolari, ma all'idea dello Stato.
Per Hegel, «la storia del mondo è il tribunale del mondo»: il vincitore ha sempre ragione.
La formula esatta «Die Weltgeschichte ist das Weltgericht» è un verso di Schiller (1786). Hegel la riprende al § 340 in una forma più discreta (lo spirito del mondo esercita il proprio diritto «nella storia del mondo, come tribunale del mondo»). E due paragrafi più avanti precisa che questo tribunale non è quello della semplice potenza né di un destino cieco, ma lo sviluppo della ragione e della libertà. Si può contestare questa idea, ma non è «la forza fa il diritto».
«Ciò che è reale è razionale» significa che tutto ciò che esiste è giustificato.
Hegel stesso rispose a questa lettura nel 1827: «reale» (wirklich) non designa tutto ciò che esiste. L'esistenza è realtà «solo in parte»; il caso, l'errore e il male esistono senza essere «reali» in senso forte. Aggiunge che ciascuno vede bene intorno a sé molte cose che non sono come dovrebbero essere. La questione resta dibattuta: la sua filosofia politica è conservatrice o riformatrice?
Hegel scrisse che i popoli non imparano mai nulla dalla storia.
La frase esiste, ma nelle Lezioni sulla filosofia della storia, pubblicate dopo la sua morte a partire da appunti di lezione: è il suo pensiero, non necessariamente le sue parole esatte. E il senso è preciso: ogni epoca è così particolare che le «lezioni» del passato non bastano a decidere che cosa fare.