Laozi
Seguire la Via (Dao) attraverso il non-agire.
Idee sbagliate comuni
Laozi scrisse da solo il Tao Te Ching, nel VI sec. a.C.
Questa è la tradizione, non un fatto accertato. L'unico racconto della sua vita risale a circa il 94 a.C., e il suo autore, Sima Qian, esita a sua volta tra più figure. La versione più antica ritrovata (Guodian, circa 300 a.C.) contiene solo una parte del testo, in un ordine diverso; i manoscritti di Mawangdui (copiati prima del 168 a.C.) hanno ancora un'altra disposizione e parole diverse. La maggior parte degli studiosi pensa a un testo raccolto e rielaborato nel IV-III sec. a.C. Un nucleo più antico e un saggio chiamato Lao Dan restano possibili, ma nulla permette di provarlo.
Il wu wei (non-azione) significa non fare nulla.
Il testo dice che la Via «non fa nulla, eppure non c'è nulla che non faccia». La non-azione è agire senza forzare, senza ambizione personale, e soprattutto per tempo: «si assicuri l'ordine prima che il disordine sia cominciato». Legge in effetti traduce «non fare nulla (con uno scopo)».
Il sogno della farfalla è di Laozi.
È di Zhuangzi (IV sec. a.C.), l'altro grande classico taoista: «Una volta Zhuang Zhou sognò di essere una farfalla…». Nel Tao Te Ching non ci sono né farfalla né sogno.
Yin e yang sono al centro del Tao Te Ching.
Le due parole compaiono una sola volta, nel capitolo 42: «tutte le cose portano lo yin e abbracciano lo yang». Il testo pensa molto per coppie di opposti (debole e forte, pieno e vuoto), ma la teoria dello yin e dello yang e il celebre simbolo bianco e nero furono sviluppati più tardi. Julien e Legge non traducono nemmeno queste due parole come tali.
La non-azione è un'idea taoista che Confucio rifiutava.
I Dialoghi di Confucio usano la stessa espressione per lodare il re Shun, che «governava senza fatica»: si limitava a vegliare su di sé e a sedere con gravità sul trono. Per Confucio questa non-azione deriva dall'esempio morale e dai riti; per il Daodejing, dall'abbandono dei riti. Stessa parola, significato diverso.