Gottfried Wilhelm Leibniz
Viviamo nel migliore dei mondi possibili.
Gottfried Wilhelm Leibniz (1646 · 1716, Germania): razionalismo. Nulla accade senza una ragione: è il principio di ragion sufficiente. Leibniz lo spinge fino in fondo. Su AskPhilosophy: 6 argomenti ricostruiti, 4 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 3 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).
Perché è importante
Inventò il calcolo infinitesimale nello stesso periodo di Newton, in modo indipendente: le nostre notazioni dx e ∫ vengono da lui. Studiò l'aritmetica binaria e costruì una macchina calcolatrice. In filosofia, la sua domanda «perché qualcosa piuttosto che niente?» e il suo principio di ragion sufficiente restano al centro dei dibattiti su Dio.
La sua epoca
Giurista, diplomatico, bibliotecario e storico al servizio dei duchi di Hannover, scrisse migliaia di lettere a eruditi di tutta Europa. A Parigi (1672-1676) incontrò Huygens, Arnauld e Malebranche; nel 1676 fece visita a Spinoza. In vita pubblicò un solo libro di filosofia, la Teodicea (1710), e morì quasi dimenticato.
Le sue posizioni
clicca su una riga per vedere la provaDio è la ragione ultima delle cose: una sostanza necessaria, perfetta in potenza, saggezza e bontà. Lo prova in vari modi, sia a partire dalla contingenza del mondo sia dalla sola idea di un essere necessario.
Contro Locke, difende le idee innate: la mente non è una tavoletta vuota ma un marmo venato, in cui le verità sono inscritte come disposizioni. Le verità necessarie vengono dalla mente, anche se non vi penseremmo mai senza i sensi.
Le verità di ragione (matematica, logica) sono necessarie e si dimostrano fino a principi evidenti. Anche le verità di fatto hanno una ragione, anche se raramente la conosciamo per intero.
La percezione non si spiega con parti in movimento: appartiene a sostanze semplici. Non è il dualismo di Cartesio: per Leibniz tutto ciò che è reale è fatto di queste unità che percepiscono, e anima e corpo si accordano grazie a un'«armonia prestabilita», senza agire l'uno sull'altro.
Ogni cosa ha una ragione, dunque tutto è determinato in anticipo, ma nulla è necessario in senso logico: le ragioni «inclinano senza necessitare». Essere liberi significa agire con intelligenza, da se stessi, senza che il contrario sia impossibile. Compatibilista per la maggior parte dei lettori.
Il bene non dipende dalla semplice volontà di Dio: se la volontà prendesse il posto della ragione, la giustizia sarebbe quella dei tiranni. Le regole della bontà risiedono nella natura delle cose.
Fede e ragione si accordano: un mistero può essere al di sopra della ragione (non lo si comprende), mai contro di essa (non contraddice alcuna verità certa).
Il mondo è ordinato al meglio, e la felicità non è riposo: è un progresso senza fine verso nuovi piaceri e nuove perfezioni.
Le creature sono limitate per natura, ma gli spiriti possono progredire senza fine in conoscenza e in perfezione.
Scrisse moltissimo sul diritto, sulla pace in Europa e sulla riunione delle Chiese; questi testi non sono ancora nel nostro corpus.
Un'etica dell'amore e della perfezione: amare è trovare il proprio piacere nella felicità altrui; il saggio tende a ogni bene e fa il meglio possibile.