Karl Marx
La storia è la storia delle lotte di classe.
Karl Marx (1818 · 1883, Germania, poi esilio a Parigi, Bruxelles e Londra): marxismo e materialismo. Per comprendere una società bisogna partire da come gli uomini producono ciò che li fa vivere, non da ciò che pensano di sé stessi. Il diritto, la politica, la morale e la religione si innalzano su questa base. Su AskPhilosophy: 6 argomenti ricostruiti, 5 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 4 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).
Perché è importante
Pochi pensatori hanno cambiato tanto il mondo reale: partiti, sindacati, rivoluzioni e regimi del XX secolo si sono richiamati a lui, spesso molto lontano dai suoi testi. In filosofia e nelle scienze sociali, le sue idee (classi, ideologia, alienazione, feticismo della merce) restano strumenti discussi tanto dai suoi seguaci quanto dai suoi critici.
La sua epoca
Nato a Treviri in una famiglia ebrea convertita al protestantesimo. Dottore in filosofia (1841) e giornalista, fu censurato, poi espulso dalla Germania, dalla Francia e dal Belgio. Visse a Londra dal 1849 fino alla morte, spesso in miseria, aiutato dall'amico Friedrich Engels, con cui scrisse diversi libri. Pubblicò solo il primo libro del Capitale (1867): Engels curò gli altri due dopo la sua morte.
Le sue posizioni
clicca su una riga per vedere la provaAteo senza mezzi termini: «l'uomo fa la religione». Non cerca di confutare Dio; considera conclusa la critica della religione (dopo Feuerbach) e si chiede perché gli uomini ne abbiano bisogno.
Parte dagli «uomini reali» e da un processo di vita che si può constatare empiricamente. Ma Il Capitale procede per astrazioni, alla maniera di Hegel: né empirista puro, né razionalista.
La verità di un pensiero si prova nella pratica; una discussione sulla verità staccata dalla pratica è «scolastica». Egli crede possibile una conoscenza scientifica dell'economia e della storia.
Materialista: anche i «fantasmi» del cervello sono prodotti del processo di vita materiale. Non tratta la questione del rapporto mente-corpo alla maniera di Cartesio, e questo passo è scritto insieme a Engels.
Gli uomini entrano in rapporti «indipendenti dalla loro volontà». Ma cambiano anche le circostanze che li hanno formati. Per lui la libertà non è un libero arbitrio individuale: è una conquista collettiva.
Leggi, morale e religione nascondono interessi di classe; le idee dominanti sono quelle della classe dominante. Eppure i suoi testi sono pieni di indignazione morale: gli studiosi discutono ancora se condanni il capitalismo in nome della giustizia.
La critica della religione è «il presupposto di ogni critica»: strappa i fiori immaginari dalla catena affinché l'uomo getti via la catena.
Nessun senso viene dal cielo: l'uomo deve «ruotare intorno a se stesso». Ma egli vede nell'attività libera e cosciente ciò che rende umano l'uomo, il che somiglia a un senso oggettivo. I lettori non sono d'accordo.
Nessuna natura fissa in ogni individuo: l'essenza umana è «l'insieme dei rapporti sociali». Sono le condizioni a danneggiare gli uomini, e gli uomini possono cambiare quelle condizioni.
Vuole abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione e pone la comunità prima dell'individuo isolato. Ma l'obiettivo dichiarato è «il libero sviluppo di ciascuno», e rifiuta l'ordine e la tradizione: non rientra bene in questo asse.
Nessun fondamento eterno della morale: la morale di ogni epoca riflette i suoi rapporti sociali. Il suo orizzonte è l'emancipazione umana, una società in cui il libero sviluppo di ciascuno è la condizione di quello di tutti.