Montesquieu
Per evitare l'abuso, bisogna che il potere fermi il potere.
Montesquieu (1689 · 1755, Francia): illuminismo e liberalismo. Le leggi non cadono dal cielo a caso: hanno delle cause. Il clima, la religione, i costumi, il commercio e la forma di governo costituiscono lo «spirito» di una nazione, e una buona legge deve essere adatta ad esso. Su AskPhilosophy: 4 argomenti ricostruiti, 7 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 3 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).
Perché è importante
Gli autori della Costituzione americana (1787) lo citano di continuo: la sua idea di un potere che ne limita un altro è al cuore di quasi tutte le costituzioni moderne. È anche uno dei fondatori della sociologia: cerca le cause delle leggi invece di limitarsi a giudicarle. Le sue Lettere persiane inventano uno sguardo straniero per mostrare ai francesi le loro stesse stranezze.
La sua epoca
Barone di La Brède e président à mortier nel Parlamento di Bordeaux, un alto magistrato. Vendette la carica per viaggiare in Europa (1728-1731) e rimase quasi due anni in Inghilterra. I suoi due grandi libri uscirono senza il suo nome, ma tutti sapevano che erano suoi. La Chiesa mise Lo spirito delle leggi all'Indice nel 1751.
Le sue posizioni
clicca su una riga per vedere la provaPone un Dio creatore e conservatore, che agisce secondo regole, e ritiene assurdo che una «cieca fatalità» abbia prodotto esseri intelligenti. Deista per molti lettori, cattolico moderato per altri: difende la religione soprattutto per la sua utilità politica, e i suoi libri sulla religione non sono ancora nel nostro corpus.
Il suo metodo parte dall'osservazione: esamina le leggi e i costumi di tutti i popoli prima di porre dei principi. Ma crede anche a rapporti necessari che la ragione coglie, come in geometria.
Pensa di aver trovato dei principi da cui i casi particolari discendono «come da sé». Resta tuttavia prudente: non vuole riformare nulla senza conoscere l'intera costituzione di uno Stato.
Non tratta la questione nei nostri testi. Crede in un'anima, ma descrive a lungo come il corpo e il clima (le «fibre») agiscano sul carattere: una fisiologia d'epoca, oggi superata.
Gli esseri intelligenti «agiscono da sé»: per questo possono disobbedire alle leggi. Il clima spinge gli uomini, ma non li condanna: i buoni legislatori ne contrastano gli effetti.
Esistono rapporti di giustizia prima di ogni legge scritta. Dire che nulla è giusto o ingiusto senza la legge significa dire che, prima che si tracciasse un cerchio, i suoi raggi non erano uguali.
Studia le religioni da osservatore, in base ai loro effetti sulle leggi e sui costumi. Nelle Lettere persiane, Usbek sostiene che anche senza Dio dovremmo amare la giustizia: la morale non dipende dalla fede.
Non pone la questione direttamente. Dice soltanto che sarebbe «il più felice dei mortali» se potesse guarire gli uomini dai loro pregiudizi.
L'uomo è un «essere flessibile», che si piega alle idee altrui. Non è né buono né cattivo per natura, ma chiunque abbia potere tende ad abusarne: servono dunque dei limiti, persino alla virtù.
La libertà politica è sicurezza: non dover temere un altro cittadino. Ma non è fare ciò che si vuole: è fare ciò che le leggi permettono. Tiene inoltre molto ai corpi intermedi (nobiltà, parlamenti) e ai costumi di ciascun popolo.
Un'etica del diritto naturale: la giustizia è un «rapporto di convenienza» tra le cose, reale quanto un rapporto geometrico, che le leggi umane devono seguire.