Il diritto di avere diritti: gli apolidi e il fallimento dei diritti dell'uomo
Il diritto di avere diritti
Dunque la giustizia non può fermarsi alle frontiere di uno Stato: il primo diritto di ciascuno è appartenere all'umanità, e spetta all'umanità intera garantirlo.
Quando si perde ogni comunità politica, i «diritti dell'uomo» non proteggono più nessuno: il primo diritto è quello di appartenere all'umanità.
«Il diritto di avere diritti: gli apolidi e il fallimento dei diritti dell'uomo» è un argomento di Hannah Arendt (Le origini del totalitarismo (1951), cap. 9 «Il declino dello Stato-nazione e la fine dei diritti dell'uomo», 1951) sulla domanda «Che cos'è una società giusta?» (risposta: una sola umanità). La sua tesi: Dunque la giustizia non può fermarsi alle frontiere di uno Stato: il primo diritto di ciascuno è appartenere all'umanità, e spetta all'umanità intera garantirlo. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 0 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Le dichiarazioni dei diritti dell'uomo affermano che ciascuno ha dei diritti perché è umano. Ma nell'Europa tra le due guerre milioni di persone hanno perso il loro Stato: apolidi, rifugiati, espulsi. Arendt osserva che furono proprio loro a perdere tutti i loro diritti, precisamente perché non erano più altro che esseri umani. In pratica i diritti dipendevano dall'appartenenza a una comunità politica. Di qui la sua conclusione: prima di ogni altro diritto viene il diritto di avere diritti, cioè di appartenere a una comunità in cui si è giudicati per le proprie azioni. E questo diritto può essere garantito soltanto dall'umanità stessa.
clicca su una premessa per rifiutarla
Obiezioni
3Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Edmund Burke 1790 · attacca la conclusioneBurke sostiene che gli unici diritti reali sono quelli che si ereditano da una società determinata, i «diritti degli inglesi», e che i diritti astratti dell'uomo sono pericolosi e privi di forza. Questa posizione sembra confermata dall'esperienza degli apolidi, ma porta all'opposto della conclusione di Arendt: se i diritti vengono dalla comunità, non esiste giustizia universale.
senza risposta
Burke sostiene che gli unici diritti reali sono quelli che si ereditano da una società determinata, i «diritti degli inglesi», e che i diritti astratti dell'uomo sono pericolosi e privi di forza. Questa posizione sembra confermata dall'esperienza degli apolidi, ma porta all'opposto della conclusione di Arendt: se i diritti vengono dalla comunità, non esiste giustizia universale.
SSeyla Benhabib 2004 · attacca la premessa 4Benhabib, che riprende la formula, osserva che Arendt non dice su cosa si fondi questo primo diritto: diffida della natura e della storia come fondamenti, e l'«umanità» non è un'istituzione. Benhabib propone di intenderlo come il diritto morale di ciascuno a essere riconosciuto come membro di una comunità giuridica, che impone agli Stati regole eque di ammissione e naturalizzazione senza togliere loro il controllo delle frontiere.
senza risposta
Benhabib, che riprende la formula, osserva che Arendt non dice su cosa si fondi questo primo diritto: diffida della natura e della storia come fondamenti, e l'«umanità» non è un'istituzione. Benhabib propone di intenderlo come il diritto morale di ciascuno a essere riconosciuto come membro di una comunità giuridica, che impone agli Stati regole eque di ammissione e naturalizzazione senza togliere loro il controllo delle frontiere.
GGiorgio Agamben 1995 · attacca la premessa 4Agamben legge l'analisi di Arendt come una rivelazione: i diritti dell'uomo non proteggono l'essere umano «nudo», ma ne fanno un semplice elemento dello Stato-nazione. Il rifugiato mostra il limite di questo sistema, e la politica andrebbe pensata a partire da lui, non garantendo ancora altri diritti in nome dell'umanità.
senza risposta
Agamben legge l'analisi di Arendt come una rivelazione: i diritti dell'uomo non proteggono l'essere umano «nudo», ma ne fanno un semplice elemento dello Stato-nazione. Il rifugiato mostra il limite di questo sistema, e la politica andrebbe pensata a partire da lui, non garantendo ancora altri diritti in nome dell'umanità.