Hannah Arendt
Filosofa politica nata in Germania, esule negli Stati Uniti: segue il processo Eichmann e parla di «banalità del male», nata da una mancanza di pensiero.
La sua vita
Hannah Arendt (1906-1975) è stata una filosofa politica tedesca di origine ebraica, esule in Francia e poi, nel 1941, negli Stati Uniti, dove ha insegnato, tra l'altro, a Chicago e alla New School. Ha analizzato il totalitarismo, la condizione umana (lavoro, opera, azione) e la responsabilità personale. Il suo resoconto del processo Eichmann ha reso popolare l'espressione «la banalità del male».
Le sue opere
Ricostruisce come antisemitismo, imperialismo e società di massa abbiano reso possibili i regimi totalitari.
Distingue lavoro, opera e azione, e difende l'azione politica come luogo della libertà.
Ritrae un criminale ordinario il cui male nasce dall'assenza di pensiero più che da perversità.
Cosa ha scritto
« Il guaio, in Eichmann, era precisamente che di uomini come lui ce n'erano tanti, e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente e spaventosamente normali. »
« essi finivano per credere allo stesso tempo a tutto e a niente, per pensare che tutto fosse possibile e che nulla fosse vero. »
Posizioni
clicca su una riga per vedere la provaLa libertà è la capacità umana di iniziare qualcosa di nuovo e di agire tra gli altri, radicata nel fatto che ogni nascita è un nuovo inizio.
Arendt, What Is Freedom? in Between Past and Future (1961)
La morale poggia sul dialogo interiore del pensiero: la coscienza nasce dal bisogno di vivere in pace con se stessi, non da regole fisse né da risultati.
Arendt, Thinking and Moral Considerations (1971)
Dubita che si possa conoscere una natura umana fissa; ciò che gli esseri umani sono dipende dalle condizioni di vita e da ciò che ne fanno.
Arendt, The Human Condition (1958)