DomandeBisogna sempre obbedire alla legge?«Ho obbedito» non è una scusa: Eichmann e la responsabilità
Bisogna sempre obbedire alla legge?Prima la coscienza

«Ho obbedito» non è una scusa: Eichmann e la responsabilità

La banalità del male

Hannah Arendt 1906 · 1975Filosofa politica nata in Germania, esule negli Stati Uniti: segue il processo Eichmann e parla di «banalità del male», nata da una mancanza di pensiero.
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Che cosa sostiene

Dunque dire «ho obbedito alla legge e agli ordini» non esime dalla responsabilità: ciascuno risponde di ciò che fa, anche quando la legge lo ordina.

Perché

Obbedire a un potere criminale significa sostenerlo: chi poteva giudicare da sé non può dire di aver soltanto obbedito.

La stessa idea attraverso la storia
Immanuel Kant1788Al processo Eichmann disse di aver vissuto secondo la definizione kantiana del dovere. Arendt (cap. VIII) sostiene che ne fece un'obbedienza alla legge del paese, mentre per Kant la morale esige di giudicare da sé. Diceva di aver letto la Critica della ragion pratica (1788).
Hannah Arendt1963Eichmann a Gerusalemme: la versione qui presentata. Arendt, filosofa ebrea, seguì il processo ad Adolf Eichmann (1961) per il New Yorker.
In breve

««Ho obbedito» non è una scusa: Eichmann e la responsabilità» è un argomento di Hannah Arendt (Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme (1963), cap. VIII ed Epilogo; «Personal Responsibility under Dictatorship» (1964), 1963) sulla domanda «Bisogna sempre obbedire alla legge?» (risposta: prima la coscienza). La sua tesi: Dunque dire «ho obbedito alla legge e agli ordini» non esime dalla responsabilità: ciascuno risponde di ciò che fa, anche quando la legge lo ordina. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3, P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme (1963), cap. VIII ed Epilogo; «Personal Responsibility under Dictatorship» (1964)
Valido con una premessa implicita

Nel 1961, a Gerusalemme, Adolf Eichmann è processato per aver organizzato la deportazione di milioni di ebrei verso la morte. Risponde di aver soltanto obbedito agli ordini e alla legge del Reich. Hannah Arendt, che segue il processo, non lo trova né mostruoso né fanatico: vede un uomo comune, incapace di pensare da sé, che ha scambiato la legge per la propria coscienza. La sua tesi non è che l'obbedienza sia sempre un male: è che non ci si può nascondere dietro di essa. I testi di Arendt sono protetti da diritti: rimandiamo ai passi senza citarli. La forma da P1 a P4 → C è una nostra ricostruzione.

P1Eichmann obbedì a una legge che ordinava il crimine: sotto il regime nazista la parola del Führer aveva forza di legge, ed egli si considerava un cittadino rispettoso della legge.
P2In politica, obbedire equivale a sostenere: chi esegue gli ordini di un potere criminale contribuisce alla sua azione, quale che sia la sua disposizione interiore.
P3 · premessa implicitaOgni essere umano normale conserva la capacità di pensare e di giudicare da sé, anche sotto un regime che lo scoraggia a farlo.
P4 · premessa implicitaChi sostiene un crimine pur potendo giudicare da sé ne è responsabile.
Dunque dire «ho obbedito alla legge e agli ordini» non esime dalla responsabilità: ciascuno risponde di ciò che fa, anche quando la legge lo ordina.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P3 e P4, il computer trova un caso in cui qualcuno obbedisce a una legge criminale e la sostiene, senza che la sua responsabilità sia chiamata in causa: per esempio se di fatto non aveva alcun mezzo per giudicare o rifiutare. È la questione posta da Milgram e dal diritto di Norimberga.
L'argomento è valido. Eichmann obbedì a una legge criminale (P1); obbedire è sostenere (P2); poteva pensare da sé (P3); chi sostiene un crimine pur potendo giudicare ne è responsabile (P4). La forza dell'argomento sta nel non presupporre che Eichmann sia un mostro: basta che sia un uomo capace di pensare. Il suo punto debole è P3: Milgram sembra mostrare che, sotto autorità, la maggior parte delle persone non giudica come vorrebbe.
Analogia. Una guardia notturna a cui è stato ordinato di lasciar uscire dei ladri dal magazzino. Dice al giudice: «Ho seguito le mie istruzioni.» Il giudice le chiede: «Ma sapeva quello che faceva, no?» Nessuno ritiene che l'istruzione basti da sola a cancellare la domanda.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

S
Stanley Milgram 1963 · attacca la premessa 3

Nell'esperimento di Milgram, a degli adulti comuni uno sperimentatore chiede di infliggere a uno sconosciuto scosse elettriche sempre più forti (in realtà simulate). Una netta maggioranza, 26 su 40 nell'esperimento del 1963, arriva fino al livello più alto. Milgram ne conclude che, in una situazione di autorità, la maggior parte delle persone obbedisce anche contro la propria coscienza: la capacità di giudicare da sé non si manifesta in modo affidabile.

Arendt risponde
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Arendt nei suoi testi.
S
S. Alexander Haslam e Stephen D. Reicher 2012
Haslam e Reicher rileggono i dati di Milgram e sostengono che l'obbedienza non è cieca. I partecipanti seguono lo sperimentatore soprattutto quando si identificano con il suo progetto scientifico e pensano che abbia ragione. Sarebbe un impegno scelto più che una sottomissione passiva, il che avvicina il caso alla tesi di Arendt sul sostegno.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Nel suo libro del 1974 Milgram stesso cita Arendt, e la sua spiegazione («lo stato agentico») va nel senso della banalità del male. Ma ne trae una conclusione diversa per la responsabilità: se la situazione produce obbedienza, si può biasimare ciascuno? I difensori di Arendt rispondono che un terzo dei partecipanti rifiutò, e che il diritto non chiede l'eroismo ma il rifiuto del crimine evidente (nostra sintesi). La questione della responsabilità, condivisa tra situazione e persona, resta aperta.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Milgram: sotto autorità, la maggior parte obbedisce. Haslam e Reicher: obbediscono identificandosi con la causa, non ciecamente. Il disaccordo di fondo resta: una situazione che produce l'obbedienza della maggioranza diminuisce la responsabilità di ciascuno?
B
Bettina Stangneth 2011 · attacca la premessa 1

A partire da documenti successivi alla guerra (tra cui le interviste registrate in Argentina negli anni Cinquanta), Stangneth sostiene che Eichmann rimase un nazista convinto, orgoglioso di ciò che aveva fatto, e che al processo recitò la parte di un piccolo funzionario obbediente. L'immagine di un uomo ordinario e privo di ideologia deriverebbe dunque dalla messinscena di Eichmann, che Arendt avrebbe preso sul serio.

un difensore risponde
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 2011, dopo la morte dell'autore (1975).
R
Roger Berkowitz difensore dell'argomento · 2013
Berkowitz sostiene che la tesi di Arendt non è smentita: la «banalità del male» non dice che Eichmann non avesse idee, ma che aveva rinunciato a pensare, sostituendo il giudizio con slogan e ideologia. Le nuove prove del suo antisemitismo confermerebbero questa assenza di pensiero più che smentirla.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Gli storici restano divisi. Per gli uni, Arendt si sbagliò sull'uomo ma non sul meccanismo generale; per gli altri, la formula è stata generalizzata troppo. In ogni caso, la conclusione («ho obbedito» non è una scusa) non dipende dalla personalità di Eichmann: anche un fanatico convinto è responsabile (nostra sintesi).
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Stangneth: Eichmann era un nazista convinto che recitava una parte. Berkowitz: ciò conferma l'assenza di pensiero. Il disaccordo di fondo rimane: il male viene soprattutto dall'ideologia o dall'assenza di giudizio?
C
Commissione del diritto internazionale delle Nazioni Unite 1950 · attacca la conclusione

Il diritto internazionale accoglie il principio, ma con un limite. Principio IV: il fatto che una persona abbia agito in esecuzione di un ordine del suo governo o di un superiore non la esonera dalla responsabilità secondo il diritto internazionale, purché una scelta morale fosse di fatto possibile per lei. La responsabilità dipende dunque dalla reale possibilità di rifiutare.

senza risposta
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Arendt nei suoi testi.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Questo limite apre il dibattito che Arendt non chiude: quando una scelta morale è «possibile»? Arendt risponde, nei suoi testi sulla responsabilità personale, che alcuni rifiutarono di partecipare, il che mostra che il rifiuto era possibile. I suoi critici rispondono che quel rifiuto aveva un costo enorme (nostra sintesi, senza citazione). Il diritto decide caso per caso, secondo le circostanze.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Il Principio IV esclude la scusa del «ho obbedito» a meno che una scelta morale non fosse possibile. Arendt sostiene che per Eichmann la scelta era possibile. Il disaccordo di fondo rimane: dove fissare il confine tra il coraggio esigibile e l'eroismo?