DomandeLa bellezza è negli occhi di chi guarda?La mentalità allargata: giudicare il bello significa pensare al posto di tutti gli altri
La bellezza è negli occhi di chi guarda?Soggettiva ma universale

La mentalità allargata: giudicare il bello significa pensare al posto di tutti gli altri

La mentalità allargata (enlarged mentality); giudicare con Kant; il senso comune

Hannah Arendt 1906 · 1975Filosofa politica nata in Germania, esule negli Stati Uniti: segue il processo Eichmann e parla di «banalità del male», nata da una mancanza di pensiero.
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Che cosa sostiene

Dunque giudicare il bello è un atto soggettivo che pretende tuttavia di valere per tutti: si rivolge a un mondo comune, e l'accordo che richiede si cerca persuadendo, non dimostrando.

Perché

Giudicare il bello significa pensare al posto degli altri: non si può dimostrare il proprio giudizio, ma solo cercare il loro consenso.

In breve

«La mentalità allargata: giudicare il bello significa pensare al posto di tutti gli altri» è un argomento di Hannah Arendt (Arendt, Lectures on Kant's Political Philosophy (Teoria del giudizio politico; lezioni del 1970, pubblicate nel 1982), che legge Kant, Critica della facoltà di giudizio, § 40, 1970) sulla domanda «La bellezza è negli occhi di chi guarda?» (risposta: soggettiva ma universale). La sua tesi: Dunque giudicare il bello è un atto soggettivo che pretende tuttavia di valere per tutti: si rivolge a un mondo comune, e l'accordo che richiede si cerca persuadendo, non dimostrando. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P6). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Arendt, Lectures on Kant's Political Philosophy (Teoria del giudizio politico; lezioni del 1970, pubblicate nel 1982), che legge Kant, Critica della facoltà di giudizio, § 40
Valido con una premessa implicita

Quando dico di un quadro che è bello, non dico soltanto che mi piace, e non pretendo nemmeno di dimostrarlo come un teorema. Per Arendt, che rilegge la Critica della facoltà di giudizio di Kant, ciò che rende valido un simile giudizio è il modo in cui si forma: pensando al posto degli altri, e non consultando soltanto le mie inclinazioni. Kant lo chiama pensiero «allargato». Arendt lo chiama mentalità allargata: un'immaginazione che visita altri punti di vista. Quanti più ne posso far esistere nella mia mente, tanto più il mio giudizio è valido. Il bello non è né una questione privata né una verità imposta: è una questione di mondo comune, in cui si può soltanto cercare l'accordo degli altri.

P1Il giudizio di gusto è quello di una facoltà che, nella sua riflessione, tiene conto in pensiero del modo di rappresentare di tutti gli altri uomini. Vi riesce mettendosi al posto di qualsiasi altro, facendo astrazione dai limiti che si legano per caso al proprio giudizio.
P2Ciò avviene confrontando il nostro giudizio non con i giudizi reali, ma con i giudizi possibili degli altri. La seconda massima dell'intelletto comune umano è: pensare mettendosi al posto di ogni altro. Kant la chiama la massima del pensiero allargato.
P3Per Arendt, questo pensiero allargato è un lavoro di immaginazione, non di compassione né di conteggio delle opinioni: faccio esistere in me i punti di vista di persone assenti. Quanti più ne posso far esistere, tanto più il mio giudizio è valido.
P4Il gusto è la facoltà di giudicare ciò che rende il nostro sentimento, in una data rappresentazione, universalmente comunicabile, senza la mediazione di un concetto.
P5La validità così ottenuta non è né oggettiva (non costringe nessuno con una prova) né privata. Arendt la dice «esemplare»: vale per chi giudica nello stesso mondo, e può soltanto sollecitare l'accordo degli altri, mai imporlo.
P6 · premessa implicitaUn giudizio formato pensando al posto degli altri, che si rivolge a loro senza concetto né prova, non è né un semplice gusto privato né la conoscenza di una proprietà dell'oggetto: è il genere di validità che si addice al giudizio sul bello.
Dunque giudicare il bello è un atto soggettivo che pretende tuttavia di valere per tutti: si rivolge a un mondo comune, e l'accordo che richiede si cerca persuadendo, non dimostrando.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P6, il computer trova un caso in cui un giudizio è formato pensando agli altri, è comunicabile senza concetto, ha una validità «esemplare», e resta tuttavia una semplice preferenza: nulla dice che questa forma di validità sia quella della bellezza.
Senza la premessa nascosta P6, le prime cinque premesse descrivono come si giudica e quale tipo di validità si ottiene. Occorre aggiungere che questa validità è quella che si addice al bello. È il punto in cui Arendt segue Kant, e che i suoi critici contestano: la mentalità allargata può davvero uscire dai propri limiti?
Analogia. Un traduttore che sceglie una parola esita tra più lettori: quello che non conosce il testo, quello che lo ama, quello che ha fretta. Non ha una regola per decidere, ma non scrive nemmeno a caso: cerca la parola che questi lettori potrebbero accettare. Arendt dice che il giudizio di gusto funziona in questo modo.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Pierre Bourdieu 1979 · attacca la premessa 2

Bourdieu sostiene che l'analisi kantiana del giudizio di gusto sia l'universalizzazione delle disposizioni di una particolare condizione sociale ed economica. Gli «altri» a cui si pensa mentre si giudica sono quelli del proprio ambiente, che hanno ricevuto la stessa educazione. La mentalità allargata sarebbe allora una cerchia chiusa che scambia se stessa per l'umanità.

senza risposta
vedi l'argomento
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1979, dopo la morte dell'autore (1975).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Nostra sintesi: Arendt muore nel 1975, quattro anni prima de La distinzione. La sua lettura insiste, più di quella di Kant, sulla reale pluralità dei punti di vista e sul fatto che devo rappresentarmi quelli che non sono i miei, il che risponde in parte. Resta da vedere se si possano rappresentare punti di vista che non si sono mai occupati.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Arendt: giudicare bene significa fare spazio a punti di vista che non sono i propri. Bourdieu: questi punti di vista sono quelli di un ambiente e la mentalità allargata lo maschera. Il disaccordo di fondo rimane: l'immaginazione può uscire dalla propria condizione sociale?
H
Hans-Georg Gadamer 1960 · attacca la conclusione

Gadamer rimprovera a Kant di aver svuotato il «senso comune» del suo contenuto: nella tradizione umanistica (Vico, Shaftesbury) designava il senso della comunità, del bene comune. In Kant diventa un principio soggettivo del gusto. L'estetica diventa allora una questione di piacere senza pretesa di dire il vero, e il giudizio sull'arte perde ciò che l'esperienza dell'arte ci insegna.

senza risposta
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Arendt nei suoi testi.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Nostra sintesi: Arendt non ha risposto a Gadamer su questo punto. Al contrario, leggendo Kant, insiste sulla dimensione politica e comunitaria del senso comune, il che va nella direzione della critica di Gadamer su un punto: non lo riduce a un piacere privato. Il disaccordo resta sul posto della verità nell'esperienza dell'arte.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Gadamer: Kant ha separato il gusto dalla verità e dalla comunità. Arendt: il giudizio di gusto è il modello di un giudizio rivolto a una comunità. Il disaccordo di fondo permane: la bellezza richiede un giudizio di verità o un giudizio condiviso?
Voltaire 1764 · attacca la premessa 1

Voltaire racconta che una tragedia, che un filosofo trovava bella, fu rappresentata in Inghilterra in una traduzione perfetta: fece sbadigliare tutti gli spettatori. Se si confronta il proprio giudizio con quello degli altri, non c'è alcun accordo da trovare: a quali «altri» bisogna pensare?

un difensore risponde
vedi l'argomento
Immanuel Kant difensore dell'argomento · 1790 · Kant, l'obiezione prevista
Kant precisa che il giudizio di gusto non dice che tutti saranno d'accordo con noi, ma che devono esserlo. L'esigenza non nasce da un accordo constatato: un disaccordo di fatto non la confuta dunque.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Nostra sintesi: questa risposta sposta la questione. Voltaire mostra disaccordi di fatto; Kant dice che l'esigenza non dipende dall'accordo. Resta da sapere che cosa giustifichi l'esigenza, ed è qui che Kant parla di una «idea» di senso comune, che Arendt riprende come un'immaginazione del punto di vista di tutti.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Voltaire: i giudizi effettivi divergono da un paese all'altro. Kant e Arendt: il giudizio di gusto non afferma un accordo di fatto, lo esige rivolgendosi agli altri. Il disaccordo di fondo permane: ciò che si esige ha un'autorità se non può essere ottenuto?