«Se mi inganno, sono»
Dunque sono, e su questo punto non posso ingannarmi: lo scettico non può farmene dubitare.
Per essere ingannati bisogna esistere: anche se sbaglio, sono.
««Se mi inganno, sono»» è un argomento di Agostino d'Ippona (La città di Dio, XI, 26) sulla domanda «Si può essere certi di qualcosa?» (risposta: sì, attraverso la ragione). La sua tesi: Dunque sono, e su questo punto non posso ingannarmi: lo scettico non può farmene dubitare. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Gli scettici dell'Accademia, eredi di Platone, sostenevano che non si può essere certi di nulla: «e se ti sbagliassi?». Agostino risponde loro, dodici secoli prima del cogito di Cartesio, che il dubbio stesso prova qualcosa. Lo dice già intorno al 388-395 nel Libero arbitrio (II, 3, 7), poi nella sua forma più netta nella Città di Dio.
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Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un caso strano: credo di essere, non mi sbaglio, eppure non esisto. È assurdo, ma bisogna dirlo perché la logica sia completa.
Obiezioni
3Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Gli scettici dell'Accademia (Carneade, Cicerone) attacca la premessa 2I nostri sensi, i nostri sogni, la nostra immaginazione ci ingannano continuamente. Come essere sicuri di qualcosa, anche di ciò che credi di sapere di te?
d'Ippona risponde
I nostri sensi, i nostri sogni, la nostra immaginazione ci ingannano continuamente. Come essere sicuri di qualcosa, anche di ciò che credi di sapere di te?
Nietzsche 1886 · attacca la premessa 1«Ci vuole qualcuno per sbagliarsi» viene dalla grammatica, non dai fatti: si crede che ogni attività abbia un autore. C'è errore, c'è pensiero; che dietro ci sia un «io» è una supposizione, non una certezza.
senza risposta
«Ci vuole qualcuno per sbagliarsi» viene dalla grammatica, non dai fatti: si crede che ogni attività abbia un autore. C'è errore, c'è pensiero; che dietro ci sia un «io» è una supposizione, non una certezza.
Hume 1739 · attacca la conclusioneAmmettiamo «sono». Ma chi è questo «io»? Quando guardo dentro di me, trovo sempre e soltanto una percezione (caldo, freddo, piacere, dolore), mai un io che le abbia. La certezza di Agostino non dice che cosa sono.
senza risposta
Ammettiamo «sono». Ma chi è questo «io»? Quando guardo dentro di me, trovo sempre e soltanto una percezione (caldo, freddo, piacere, dolore), mai un io che le abbia. La certezza di Agostino non dice che cosa sono.