Agostino d'Ippona
Credere per comprendere: Dio nell'intimo di sé.
Agostino d'Ippona (354 · 430, Africa romana (l'attuale Algeria) · Roma · Milano): agostinismo e neoplatonismo. La verità si trova rientrando in se stessi. Anche il dubbio più radicale prova qualcosa: «se mi inganno, sono». Su AskPhilosophy: 7 argomenti ricostruiti, 8 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 4 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).
Perché è importante
Fa da ponte tra la filosofia greca (Platone, Plotino) e il cristianesimo. Per mille anni quasi tutto il pensiero occidentale parte da lui; Tommaso d'Aquino, Lutero, Pascal e Cartesio lo leggono da vicino. Le sue Confessioni sono spesso presentate come la prima autobiografia interiore dell'Occidente, e le sue pagine sul tempo sono ancora citate dai filosofi di oggi.
La sua epoca
Nato nell'Africa romana da madre cristiana, Monica, e da padre pagano. Brillante maestro di retorica a Cartagine, a Roma e poi a Milano, trascorse circa nove anni tra i manichei, i quali spiegavano il mondo come lotta tra due princìpi, il Bene e il Male. Si convertì al cristianesimo a Milano nel 386, divenne vescovo di Ippona intorno al 395 e morì nel 430, mentre i Vandali assediavano la città. Il sacco di Roma del 410 gli ispirò La città di Dio.
Le sue posizioni
clicca su una riga per vedere la provaDio è il creatore di tutto ciò che esiste, e tutto ciò che ha fatto è buono. Agostino crede prima di tutto, ma cerca anche di mostrare con la ragione che Dio esiste: al di sopra della nostra mente c'è una verità immutabile, e Dio è questa verità o ciò che sta al di sopra di essa.
Le verità più sicure non vengono dai sensi: so di essere senza passare per alcun senso del corpo. Ma egli non rifiuta i sensi: si fida di essi per ciò che mostrano con evidenza.
Contro gli scettici dell'Accademia, che dicevano che tutto è incerto, sostiene che esistono verità certe, a cominciare da «io sono». Dubitare di tutto gli sembra una follia.
L'anima conosce se stessa senza passare per il corpo, ed è superiore ad esso. Eppure Agostino insiste sull'unità dell'essere umano, anima e corpo. I suoi grandi testi sull'anima (La Trinità, libro X) non sono ancora nel nostro corpus.
Il libero arbitrio difende una vera volontà libera, causa delle nostre colpe. In seguito, contro Pelagio, egli insiste sulla grazia: la volontà basta per peccare, non per perseverare nel bene senza l'aiuto di Dio. Gli studiosi discutono ancora su quale spazio lasci infine alla libertà.
Esiste una legge eterna, impressa in noi, che non cambia: quella per cui è giusto che tutte le cose siano nell'ordine. Le leggi umane sono giuste solo se derivano da essa.
Credere prima, per comprendere poi: la fede apre la strada, ma cerca di comprendere, e Agostino ragiona molto. La ragione serve la fede più di quanto la giudichi.
L'essere umano è fatto per Dio: il suo cuore resta inquieto finché non riposa in lui. La vita ha dunque un senso dato, che la oltrepassa.
Ogni natura creata è buona, ma dopo il primo peccato la volontà umana è ferita: può amare il male per se stesso, come il giovane Agostino che rubava pere «per niente». Senza la grazia, l'uomo non può rimanere nel bene.
La pace è «la tranquillità dell'ordine». La città terrena è utile per mantenere questa pace, ma senza giustizia i regni non sono che grandi bande di briganti. Il vero bene comune sta nella città di Dio, non nello Stato.
Un'etica dell'amore ben ordinato: la virtù è «l'ordine dell'amore». Amare Dio per primo, poi ogni cosa al suo giusto posto.