Gli idoli della mente
Dunque, per conoscere la natura, non bisogna fidarsi della sola mente: occorre un metodo che confronti le nostre idee con i fatti cercando prima di tutto ciò che le contraddice. Così avvertiti, possiamo proteggerci dagli idoli.
La mente deforma ciò che percepisce e trattiene solo ciò che le dà ragione; ci vuole dunque un giudice esterno: i fatti.
«Gli idoli della mente» è un argomento di Francesco Bacone (Novum Organum, I, 38-49 (1620)) sulla domanda «Si può essere certi di qualcosa?» (risposta: attraverso l'esperienza, con prudenza). La sua tesi: Dunque, per conoscere la natura, non bisogna fidarsi della sola mente: occorre un metodo che confronti le nostre idee con i fatti cercando prima di tutto ciò che le contraddice. Così avvertiti, possiamo proteggerci dagli idoli. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 0 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Perché sbagliamo? Per Bacone i nostri errori non cadono dal cielo: hanno fonti precise, sempre le stesse, che egli chiama «idoli» (dal greco eidolon: un'immagine ingannevole). Quelli dell'intera specie umana, quelli di ciascun individuo, quelli delle parole, quelli dei sistemi appresi. Se li conosciamo, possiamo proteggercene. Ma non riflettendo da soli nella nostra stanza: dobbiamo confrontare le nostre idee con i fatti, e soprattutto con i fatti che le contraddicono. Quattro secoli prima della psicologia dei bias cognitivi, è già una descrizione di ciò che oggi si chiama bias di conferma.
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Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un caso in cui la sola mente non è affidabile, ma in cui il rimedio non è l'esperienza (per esempio la rivelazione, o un ragionamento matematico controllato): la conclusione non segue più.
Obiezioni
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CCartesio 1641 · attacca la premessa 2L'intelletto non sbaglia da sé: tutto ciò che concepisco, lo concepisco come si deve. L'errore viene dalla volontà, più vasta dell'intelletto, che giudica ciò che non comprende. Il rimedio non è anzitutto l'esperienza, ma la disciplina: giudicare solo ciò che si concepisce chiaramente e distintamente.
senza risposta
L'intelletto non sbaglia da sé: tutto ciò che concepisco, lo concepisco come si deve. L'errore viene dalla volontà, più vasta dell'intelletto, che giudica ciò che non comprende. Il rimedio non è anzitutto l'esperienza, ma la disciplina: giudicare solo ciò che si concepisce chiaramente e distintamente.
Spinoza 1661 · attacca la premessa 1Bacone «non dimostra quasi nulla e si limita a raccontare». Afferma che la mente sbaglia per sua natura senza dimostrarlo. E tutte le sue cause di errore si riducono a una sola, quella di Cartesio: una volontà libera più vasta dell'intelletto. Ora, una tale volontà libera non esiste: ogni errore ha cause determinate, che occorre conoscere.
senza risposta
Bacone «non dimostra quasi nulla e si limita a raccontare». Afferma che la mente sbaglia per sua natura senza dimostrarlo. E tutte le sue cause di errore si riducono a una sola, quella di Cartesio: una volontà libera più vasta dell'intelletto. Ora, una tale volontà libera non esiste: ogni errore ha cause determinate, che occorre conoscere.