DomandeChe cosa rende giusta un'azione?Comandare alla natura obbedendole
Che cosa rende giusta un'azione?Le conseguenze

Comandare alla natura obbedendole

Francesco Bacone 1561 · 1626Sapere è potere: osservare e sperimentare.
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Che cosa sostiene

Dunque cercare di conoscere le cause della natura, per estendere su di essa il potere del genere umano, è la più nobile delle ambizioni umane.

Perché

Dove la causa è ignota, l'effetto non può essere prodotto: sapere e potere coincidono, e alla natura si comanda solo obbedendole.

In breve

«Comandare alla natura obbedendole» è un argomento di Francesco Bacone (Novum Organum, I, 3 e I, 129 (1620)) sulla domanda «Che cosa rende giusta un'azione?» (risposta: le conseguenze). La sua tesi: Dunque cercare di conoscere le cause della natura, per estendere su di essa il potere del genere umano, è la più nobile delle ambizioni umane. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Novum Organum, I, 3 e I, 129 (1620)
Valido con una premessa implicita

Per Bacone, sapere e potere vanno insieme: si produce un effetto solo se se ne conosce la causa. «Obbedire» alla natura significa apprenderne le leggi; è così che poi possiamo servircene. La stampa, la polvere da sparo e la bussola hanno cambiato il volto del mondo più di qualsiasi impero. Bacone ne trae un giudizio morale: cercare tale conoscenza è la più nobile delle ambizioni, perché i suoi benefici vanno a tutto il genere umano, per sempre, senza danneggiare nessuno. Classificazione: l'argomento giudica un'azione dalla quantità di bene che produce per tutti, e dunque rientra nel campo delle conseguenze; ciò non fa di Bacone un «utilitarista» ante litteram, la sua etica resta cristiana.

P1La scienza e la potenza umane coincidono: dove la causa è ignorata, l'effetto non può essere prodotto. Alla natura si comanda solo obbedendole, cioè conoscendone le leggi.
P2I benefici di questo potere, le invenzioni, possono estendersi a tutto il genere umano e durare per sempre, mentre i benefici politici restano limitati a pochi luoghi e a pochi secoli.
P3Le invenzioni fanno del bene senza causare danno né dolore a nessuno. Se se ne abusa, la colpa è dell'uso, come per tutti i beni.
P4 · premessa implicitaUn'impresa è tanto più nobile quanto più fa del bene a più persone, più a lungo e con meno male.
Dunque cercare di conoscere le cause della natura, per estendere su di essa il potere del genere umano, è la più nobile delle ambizioni umane.

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Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un caso in cui il sapere dà potere, i suoi benefici sono universali e privi di danno, ma la nobiltà di un'azione non si misura dal bene che fa (per esempio se conta solo l'intenzione, o il rispetto di un dovere): la conclusione non segue più.
Valido con P4, e ogni premessa è indispensabile. P4 è il principio che permette di confrontare le azioni in base ai loro effetti; Bacone lo applica senza enunciarlo. Il punto più contestato è P3: le invenzioni non danneggiano davvero nessuno? Bacone stesso aggiunge una sfumatura: la semplice contemplazione delle cose così come sono vale ancora più di tutti i frutti delle invenzioni. Per lui il sapere non è dunque soltanto uno strumento.
Analogia. Un marinaio non comanda al vento: impara come soffia, poi regola le vele. Quanto meglio conosce il vento, tanto più lontano va. Bacone dice la stessa cosa di tutta la natura: la si domina obbedendole.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Obiezione anticipata da Bacone attacca la premessa 3

Le arti e le scienze servono anche la malvagità e il lusso: non sono dunque prive di pericolo.

Bacone risponde
Bacone
Nessuno se ne turbi: lo stesso si può dire di tutti i beni di questo mondo, l'ingegno, il coraggio, la forza, la bellezza, la ricchezza, la luce stessa. Che il genere umano recuperi il diritto sulla natura che Dio gli ha dato; la retta ragione e la vera religione ne regoleranno l'uso.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Bacone risponde con un paragone e con un atto di fiducia: la retta ragione e la religione regoleranno l'uso del potere. Non dice come. E tra le sue tre invenzioni che hanno cambiato il mondo, una è la polvere da sparo, che lo ha cambiato «nell'arte della guerra» (stesso aforisma).
Rousseau 1750 · attacca la premessa 3

Non è un cattivo uso accidentale. Ovunque e sempre, i costumi si sono corrotti man mano che le scienze e le arti progredivano: esse nascono dall'ozio e alimentano il lusso. Il progresso del sapere non ha aggiunto nulla alla nostra felicità reale.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1750, dopo la morte dell'autore (1626).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Bacone aveva risposto in anticipo all'obiezione dell'abuso, ma non a questa: Rousseau non parla di un cattivo uso, afferma un legame costante tra il progresso delle scienze e la corruzione dei costumi. Eppure Rousseau fa un'eccezione: nello stesso Discorso chiama «i Verulam, i Descartes e i Newton» i «precettori del genere umano». Ciò che condanna è la scienza diventata moda e lusso, non il genio.
Hans Jonas 1979 · attacca la premessa 3

Il programma di Bacone è riuscito fin troppo bene. Il potere dell'uomo sulla natura è diventato così grande che i suoi effetti, anche quando sono voluti a fin di bene, minacciano la natura e le generazioni future. Il pericolo non viene più da un cattivo uso, ma dal successo stesso. Occorre un'etica della responsabilità che ponga dei limiti a questo potere.

senza risposta
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1979, dopo la morte dell'autore (1626).
Il dibattito continua (nostra sintesi) I difensori dell'eredità di Bacone rispondono che la risposta ai danni causati dalla tecnica passa anche per una maggiore conoscenza delle cause (clima, ecosistemi), che è proprio l'idea di «comandare alla natura obbedendole». Il dibattito riguarda la questione se questo sapere possa tenere il passo con il potere che esso crea.