DomandeLa mente è il cervello?Il cervello è il chiodo, il pensiero è l'abito
La mente è il cervello?La mente non è materia

Il cervello è il chiodo, il pensiero è l'abito

L'abito e il chiodo; il cervello, organo dell'attenzione alla vita

Henri Bergson 1859 · 1941L'atto libero scaturisce dalla nostra intera personalità: la durata vissuta non può essere ritagliata come lo spazio.
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Che cosa sostiene

Dunque la vita dello spirito non può essere un effetto della vita del corpo: tutto avviene come se il corpo fosse semplicemente utilizzato dallo spirito, e nulla prova che i due siano inseparabili.

Perché

Il cervello trattiene e disegna solo una piccola parte del pensiero: serve ad agire e a richiamare, non a produrre né a conservare lo spirito.

La stessa idea attraverso la storia
René Descartes1641Cartesio separa l'anima dal corpo mediante il puro pensiero. Bergson non parte da una definizione dell'anima ma dai fatti: lesioni cerebrali, malattie della memoria.
Henri Bergson1896In Materia e memoria, Bergson sostiene che il corpo è un'immagine tra le altre e non può contenere i ricordi: le percezioni «non sono in esso; è esso che è in loro».
Henri Bergson1912Nella conferenza «L'anima e il corpo» (ripresa in L'energia spirituale, 1919), presenta la tesi in termini semplici: l'abito, il chiodo, il direttore d'orchestra.
In breve

«Il cervello è il chiodo, il pensiero è l'abito» è un argomento di Henri Bergson (Materia e memoria, 1896; «L'anima e il corpo», 1912, 1896) sulla domanda «La mente è il cervello?» (risposta: la mente non è materia). La sua tesi: Dunque la vita dello spirito non può essere un effetto della vita del corpo: tutto avviene come se il corpo fosse semplicemente utilizzato dallo spirito, e nulla prova che i due siano inseparabili. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5, P6). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Materia e memoria, 1896; «L'anima e il corpo», 1912
Valido con una premessa implicita

Quando ricevi un colpo in testa perdi conoscenza; una droga cambia il tuo umore; una lesione fa perdere una parola. Se ne conclude spesso: il pensiero non è che cervello. Bergson risponde che questi fatti provano soltanto che i due sono legati. Un abito cade se si strappa il chiodo a cui è appeso, ma il chiodo non è l'abito. Egli sostiene che la vita dello spirito deborda da ogni lato quella del cervello, il quale serve soprattutto a preparare l'azione e a richiamare i ricordi. Non è una tesi su un'anima nascosta: la fonda sullo studio delle malattie della memoria del suo tempo. Non prova che lo spirito esista senza il cervello. Dice che nulla mostra che lo spirito ne sia il prodotto, e che molti fatti invitano a pensare il contrario; alla fine della sua conferenza, Bergson ne ricava soltanto che una sopravvivenza dello spirito, per un certo tempo, diventa possibile e perfino probabile.

P1L'esperienza mostra soltanto che la vita della coscienza è legata a quella del corpo: una solidarietà, nulla di più. Un abito è solidale con il chiodo, senza esserne l'effetto né l'equivalente.
P2Il cervello non determina il pensiero: si potrebbe indovinare lo stato del cervello dallo stato d'animo, ma non il contrario, perché uno stesso stato cerebrale si addice a una moltitudine di stati d'animo, come una cornice a più quadri.
P3Il cervello è rivolto all'azione: prepara i gesti, i movimenti nascenti del pensiero, e ne sceglie il seguito. È «l'organo dell'attenzione alla vita», non l'organo del pensiero.
P4I ricordi non sono conservati nel cervello: nelle malattie della memoria, un'emozione può riportare all'improvviso un ricordo che si credeva perduto. Il cervello serve a richiamare il ricordo, non a conservarlo.
P5 · premessa implicitaSe la vita dello spirito fosse solo l'effetto della vita del corpo, il cervello dovrebbe determinare il pensiero e contenere i ricordi.
P6 · premessa implicitaSe lo spirito non è un effetto del corpo, gli è legato e il corpo gli serve da organo d'azione, la migliore spiegazione è che il corpo sia utilizzato dallo spirito.
Dunque la vita dello spirito non può essere un effetto della vita del corpo: tutto avviene come se il corpo fosse semplicemente utilizzato dallo spirito, e nulla prova che i due siano inseparabili.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P5, si può accettare P2 e P4 e dire che il cervello produce davvero il pensiero, ma in modo più sottile di una semplice conservazione: attraverso processi che non comprendiamo ancora. Senza P6, si può restare su un «né l'uno né l'altro»: la mente non è un semplice effetto del cervello, senza però essere una realtà che se ne serve.
L'argomento è valido con le premesse nascoste P5 e P6. P5 dice che cosa supporrebbe uno spirito «prodotto» dal cervello; P2 e P4 mostrano che non è così; P6 passa da «non un effetto» a «utilizzato dallo spirito», il che è una spiegazione migliore piuttosto che una prova. P1 e P3 forniscono i fatti su cui poggia P6.
Analogia. Il direttore d'orchestra agita la bacchetta: i suoi gesti seguono la sinfonia e la rendono possibile, ma l'orchestra suona molto più di quanto una bacchetta mostri. Chi vedesse soltanto la bacchetta saprebbe ben poco della musica. Per Bergson, il cervello è quella bacchetta: mima e dirige lo spirito, non lo contiene.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

F
Francis Crick 1994 · attacca la conclusione

Ne La scoperta stupefacente (The Astonishing Hypothesis), Crick sostiene che le nostre gioie, i nostri ricordi, il nostro senso di essere una persona non sono altro che l'attività di un vasto insieme di cellule nervose e delle loro molecole. La coscienza sarebbe dunque interamente spiegata dal cervello.

Bergson risponde
R
Risposta bergsoniana
Bergson ha risposto in anticipo a questo tipo di tesi: l'osservazione e la scienza permettono di affermare soltanto una certa relazione tra cervello e coscienza. Passare dalla relazione all'identità non è una conclusione scientifica, ma una scelta filosofica.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Disaccordo di fondo: le correlazioni sempre più fini tra cervello ed esperienza provano l'identità (Crick) o soltanto la relazione (Bergson)? I due schieramenti leggono gli stessi fatti.
E
Eric Kandel 2001 · attacca la premessa 4

La biologia molecolare della memoria mostra che l'apprendimento modifica in modo duraturo le sinapsi, e persino l'espressione di alcuni geni, nell'aplisia (un mollusco marino) e poi nei mammiferi. I ricordi sarebbero dunque davvero conservati nel cervello, sotto forma di cambiamenti materiali.

Bergson risponde
R
Risposta bergsoniana
Bergson distingue due memorie: quella dei meccanismi motori, che si conserva nel corpo come abitudine, e quella dei ricordi personali, immagini datate del passato. Le modificazioni delle sinapsi provano la prima. Non provano che i ricordi-immagine siano depositati nella materia.
X
Xu Liu, Steve Ramirez, Susumu Tonegawa 2012
Sintesi: nel topo, il gruppo di Tonegawa ha marcato i neuroni dell'ippocampo attivi durante l'apprendimento di una paura, poi li ha riattivati con la luce. L'animale ha manifestato paura in un luogo in cui nulla l'aveva provocata. Per loro, questi neuroni formano una traccia («engramma») sufficiente a richiamare un ricordo preciso.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Punto aperto: riattivare dei neuroni fa riapparire un ricordo (è in loro) o si limita a richiamarlo (servono a ritrovarlo)? Gli esperimenti attuali non hanno deciso tra le due letture.
J
Jaegwon Kim 1998 · attacca la premessa 6

Kim obietta, contro ogni dualismo, che se la mente è qualcosa di diverso dal cervello ma agisce sul corpo, occorre dire come: ora, ogni movimento del corpo ha già una causa fisica completa. Una causa mentale distinta sarebbe superflua (il «problema dell'esclusione causale»).

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1998, dopo la morte dell'autore (1941).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Bergson è morto nel 1941, prima di questa obiezione. Un bergsoniano risponderebbe che il cervello non fa tutto il lavoro: «mima» il pensiero e lo fa entrare nell'azione. Bergson parla del cervello come del «punto di inserzione dello spirito nella materia», senza spiegare come avvenga questa inserzione.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Punto aperto: Bergson descrive il legame tra mente e corpo, ma non spiega come la mente agirebbe sulla materia. È la difficoltà classica di ogni dualismo.