Il cervello è il chiodo, il pensiero è l'abito
L'abito e il chiodo; il cervello, organo dell'attenzione alla vita
Dunque la vita dello spirito non può essere un effetto della vita del corpo: tutto avviene come se il corpo fosse semplicemente utilizzato dallo spirito, e nulla prova che i due siano inseparabili.
Il cervello trattiene e disegna solo una piccola parte del pensiero: serve ad agire e a richiamare, non a produrre né a conservare lo spirito.
«Il cervello è il chiodo, il pensiero è l'abito» è un argomento di Henri Bergson (Materia e memoria, 1896; «L'anima e il corpo», 1912, 1896) sulla domanda «La mente è il cervello?» (risposta: la mente non è materia). La sua tesi: Dunque la vita dello spirito non può essere un effetto della vita del corpo: tutto avviene come se il corpo fosse semplicemente utilizzato dallo spirito, e nulla prova che i due siano inseparabili. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5, P6). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Quando ricevi un colpo in testa perdi conoscenza; una droga cambia il tuo umore; una lesione fa perdere una parola. Se ne conclude spesso: il pensiero non è che cervello. Bergson risponde che questi fatti provano soltanto che i due sono legati. Un abito cade se si strappa il chiodo a cui è appeso, ma il chiodo non è l'abito. Egli sostiene che la vita dello spirito deborda da ogni lato quella del cervello, il quale serve soprattutto a preparare l'azione e a richiamare i ricordi. Non è una tesi su un'anima nascosta: la fonda sullo studio delle malattie della memoria del suo tempo. Non prova che lo spirito esista senza il cervello. Dice che nulla mostra che lo spirito ne sia il prodotto, e che molti fatti invitano a pensare il contrario; alla fine della sua conferenza, Bergson ne ricava soltanto che una sopravvivenza dello spirito, per un certo tempo, diventa possibile e perfino probabile.
clicca su una premessa per rifiutarla
Senza la premessa implicita: Senza P5, si può accettare P2 e P4 e dire che il cervello produce davvero il pensiero, ma in modo più sottile di una semplice conservazione: attraverso processi che non comprendiamo ancora. Senza P6, si può restare su un «né l'uno né l'altro»: la mente non è un semplice effetto del cervello, senza però essere una realtà che se ne serve.
Obiezioni
3Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
FFrancis Crick 1994 · attacca la conclusioneNe La scoperta stupefacente (The Astonishing Hypothesis), Crick sostiene che le nostre gioie, i nostri ricordi, il nostro senso di essere una persona non sono altro che l'attività di un vasto insieme di cellule nervose e delle loro molecole. La coscienza sarebbe dunque interamente spiegata dal cervello.
Bergson risponde
Ne La scoperta stupefacente (The Astonishing Hypothesis), Crick sostiene che le nostre gioie, i nostri ricordi, il nostro senso di essere una persona non sono altro che l'attività di un vasto insieme di cellule nervose e delle loro molecole. La coscienza sarebbe dunque interamente spiegata dal cervello.
EEric Kandel 2001 · attacca la premessa 4La biologia molecolare della memoria mostra che l'apprendimento modifica in modo duraturo le sinapsi, e persino l'espressione di alcuni geni, nell'aplisia (un mollusco marino) e poi nei mammiferi. I ricordi sarebbero dunque davvero conservati nel cervello, sotto forma di cambiamenti materiali.
Bergson risponde
La biologia molecolare della memoria mostra che l'apprendimento modifica in modo duraturo le sinapsi, e persino l'espressione di alcuni geni, nell'aplisia (un mollusco marino) e poi nei mammiferi. I ricordi sarebbero dunque davvero conservati nel cervello, sotto forma di cambiamenti materiali.
JJaegwon Kim 1998 · attacca la premessa 6Kim obietta, contro ogni dualismo, che se la mente è qualcosa di diverso dal cervello ma agisce sul corpo, occorre dire come: ora, ogni movimento del corpo ha già una causa fisica completa. Una causa mentale distinta sarebbe superflua (il «problema dell'esclusione causale»).
senza risposta
Kim obietta, contro ogni dualismo, che se la mente è qualcosa di diverso dal cervello ma agisce sul corpo, occorre dire come: ora, ogni movimento del corpo ha già una causa fisica completa. Una causa mentale distinta sarebbe superflua (il «problema dell'esclusione causale»).