DomandeChe cos'è la felicità?I falsi beni e la vera felicità: Dio
Che cos'è la felicità?In Dio

I falsi beni e la vera felicità: Dio

La rassegna dei falsi beni; «Dio è la felicità stessa»

Boèce ca. 480 · ca. 524Dio vede tutto in un eterno presente: sapere ciò che faremo non ci costringe a farlo.
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Che cosa sostiene

Dunque la felicità perfetta si trova in Dio, sommo bene, e bisogna riconoscere che Dio è la felicità stessa.

Perché

Ricchezza, onori, potere, gloria e piacere offrono ciascuno solo un frammento di felicità, mai il tutto: il bene perfetto è altrove.

La stessa idea attraverso la storia
Aristotele330 a.C.Etica Nicomachea, I, 5: la ricchezza evidentemente non è il bene che cerchiamo, perché è soltanto utile, in vista di altro. Aristotele passa in rassegna anche i generi di vita (piacere, onore), ma non conclude che la felicità sia Dio.
Tommaso d'Aquino1271Tommaso d'Aquino riprende la definizione di Boezio e la sua rassegna dei falsi beni (ricchezze, onori, gloria, potere, piacere) nella Summa theologiae, I-II, q. 2, ma distingue il Dio che appaga dalla felicità che è il raggiungimento di Dio.
In breve

«I falsi beni e la vera felicità: Dio» è un argomento di Boèce (Consolazione della Filosofia, III, prosa 2-10) sulla domanda «Che cos'è la felicità?» (risposta: in dio). La sua tesi: Dunque la felicità perfetta si trova in Dio, sommo bene, e bisogna riconoscere che Dio è la felicità stessa. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P7). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Consolazione della Filosofia, III, prosa 2-10
Valido con una premessa implicita

Boezio, condannato a morte, scrisse in carcere La consolazione della filosofia. Nel libro III la Filosofia gli mostra che tutti gli esseri umani cercano la felicità, ma per vie ingannevoli: la ricchezza, gli onori, il potere, la gloria, il piacere. Ciascuno promette qualcosa (non mancare di nulla, essere rispettati, essere potenti, essere conosciuti, essere lieti) e dà soltanto un frammento, spesso fragile. Eppure queste promesse non sono che i nomi di una sola cosa, il bene perfetto. E questo bene perfetto può trovarsi solo in ciò che vi è di più perfetto: Dio. L'originalità di Boezio sta in queste due idee: la felicità è una, e Dio non ha la felicità, è la felicità.

P1La felicità è il bene perfetto: chi la possiede non può mancare di nient'altro, poiché raccoglie in sé tutti i beni. Se mancasse qualcosa, non sarebbe il sommo bene.
P2La ricchezza non rende autosufficienti: il ricco ha ancora fame, può essere derubato e ha bisogno di protezione.
P3Le cariche non danno vero rispetto: non rendono virtuosi, valgono solo ciò che l'opinione attribuisce loro e cambiano con i tempi e i luoghi.
P4Il potere non dà sicurezza: i re vivono nella paura e i loro amici cadono con loro.
P5La fama non aggiunge nulla al saggio e si ferma ai confini: un uomo glorioso qui è sconosciuto altrove.
P6I piaceri del corpo sono seguiti da pentimento e dolore. Se il piacere facesse la felicità, le bestie sarebbero felici.
P7 · premessa implicitaLa felicità perfetta si trova o in uno di questi cinque beni o fuori delle cose mortali, in Dio. Boezio li chiama «ombre del vero bene»: nessuno può dare da solo, tutti insieme, indipendenza, potere, rispetto, rinomanza e gioia.
P8La felicità perfetta esiste: ogni cosa imperfetta è tale per la mancanza di qualche perfezione, e la natura comincia dal perfetto prima di decadere.
Dunque la felicità perfetta si trova in Dio, sommo bene, e bisogna riconoscere che Dio è la felicità stessa.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P7, il computer trova un mondo in cui la felicità perfetta esiste, ma altrove che in questi cinque beni e senza essere Dio: per esempio in una vita di virtù o di conoscenza. Le altre premesse reggono, la conclusione no.
L'argomento è valido con P7. Le premesse da P2 a P6 dicono ciascuna che un falso bene lascia qualcosa da desiderare; con P1, nessuno può essere la felicità perfetta. P8 dice che esiste una felicità perfetta. P7 dice che, se esiste, si trova in uno di questi cinque beni o in Dio: resta Dio. Le obiezioni riguardano P7 (ci sono altri candidati?) e il senso di «è» nella conclusione.
Analogia. Qualcuno cerca una chiave smarrita in cinque stanze della casa e non la trova in nessuna; ha cercato dappertutto, eppure sa che esiste. Boezio fa lo stesso: esclude cinque luoghi in cui gli uomini cercano la felicità, poi dice dove si trova.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Aristotele 330 a.C. · attacca la conclusione

La parola «bene» si dice in tanti modi quanti «essere»: di Dio e della ragione, delle virtù, di ciò che è misurato, dell'utile, del momento opportuno. Non è dunque qualcosa di unico, comune e universale. Non esiste un unico Bene di cui tutte le cose buone sarebbero parti.

un difensore risponde
B
Boezio difensore dell'argomento
Boezio risponde che non possono esserci due beni supremi diversi l'uno dall'altro: se all'uno manca ciò che l'altro ha, nessuno dei due è perfetto. Le «felicità» parziali non sono dunque che frammenti di un unico sommo bene, che è Dio.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: il disaccordo è antico e riguarda l'unità del bene. Aristotele ammette un sommo bene per l'azione umana, ma non un unico Bene in tutte le categorie. Boezio, platonico, ritiene necessaria l'unità. Questo punto resta dibattuto.
E
Epicuro 300 a.C. · attacca la premessa 6

Il piacere è principio e fine della vita beata: è il nostro bene primo e connaturato, la regola con cui giudichiamo ogni altro bene.

un difensore risponde
B
Boezio difensore dell'argomento
Boezio risponde che il desiderio del piacere è pieno di inquietudine e la sua soddisfazione è seguita da pentimento. Se il piacere del corpo facesse la felicità, le bestie sarebbero felici.
E
Epicuro
Epicuro aveva già scartato questa lettura: non parla né dei piaceri del dissoluto né del godimento sensuale, ma dell'assenza di dolore nel corpo e di turbamento nell'anima. Quel piacere non lascia pentimento.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: Boezio critica soprattutto il piacere corporeo violento, che anche Epicuro scarta. Resta una vera divergenza: il piacere senza turbamento è il sommo bene (Epicuro) o un frammento del bene (Boezio)? Non c'è una risposta largamente accettata.
Tommaso d'Aquino 1271 · attacca la conclusione

Tommaso d'Aquino ammette che il bene che realizza pienamente l'uomo sia Dio, ma distingue due sensi della parola «fine». Per il suo oggetto, la beatitudine è increata: è Dio. Ma per la sua essenza, è qualcosa di creato in noi: il raggiungimento o il godimento di Dio. La felicità dell'uomo non è dunque Dio stesso.

un difensore risponde
B
Boezio difensore dell'argomento
Boezio ne trae egli stesso un corollario: si diventa felici acquisendo la felicità, e poiché la felicità è la divinità stessa, si diventa felici acquisendo la divinità. Ogni uomo felice è dunque un dio, non per natura (Dio è uno solo), ma per partecipazione.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: la differenza è tanto di vocabolario quanto di sostanza. Tommaso d'Aquino vuole separare il Creatore dallo stato della creatura felice; Boezio vuole dire che la felicità non è una cosa esterna a Dio. Entrambi concordano sull'oggetto della felicità.