I falsi beni e la vera felicità: Dio
La rassegna dei falsi beni; «Dio è la felicità stessa»
Dunque la felicità perfetta si trova in Dio, sommo bene, e bisogna riconoscere che Dio è la felicità stessa.
Ricchezza, onori, potere, gloria e piacere offrono ciascuno solo un frammento di felicità, mai il tutto: il bene perfetto è altrove.
«I falsi beni e la vera felicità: Dio» è un argomento di Boèce (Consolazione della Filosofia, III, prosa 2-10) sulla domanda «Che cos'è la felicità?» (risposta: in dio). La sua tesi: Dunque la felicità perfetta si trova in Dio, sommo bene, e bisogna riconoscere che Dio è la felicità stessa. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P7). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Boezio, condannato a morte, scrisse in carcere La consolazione della filosofia. Nel libro III la Filosofia gli mostra che tutti gli esseri umani cercano la felicità, ma per vie ingannevoli: la ricchezza, gli onori, il potere, la gloria, il piacere. Ciascuno promette qualcosa (non mancare di nulla, essere rispettati, essere potenti, essere conosciuti, essere lieti) e dà soltanto un frammento, spesso fragile. Eppure queste promesse non sono che i nomi di una sola cosa, il bene perfetto. E questo bene perfetto può trovarsi solo in ciò che vi è di più perfetto: Dio. L'originalità di Boezio sta in queste due idee: la felicità è una, e Dio non ha la felicità, è la felicità.
clicca su una premessa per rifiutarla
Senza la premessa implicita: Senza P7, il computer trova un mondo in cui la felicità perfetta esiste, ma altrove che in questi cinque beni e senza essere Dio: per esempio in una vita di virtù o di conoscenza. Le altre premesse reggono, la conclusione no.
Obiezioni
3Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Aristotele 330 a.C. · attacca la conclusioneLa parola «bene» si dice in tanti modi quanti «essere»: di Dio e della ragione, delle virtù, di ciò che è misurato, dell'utile, del momento opportuno. Non è dunque qualcosa di unico, comune e universale. Non esiste un unico Bene di cui tutte le cose buone sarebbero parti.
un difensore risponde
La parola «bene» si dice in tanti modi quanti «essere»: di Dio e della ragione, delle virtù, di ciò che è misurato, dell'utile, del momento opportuno. Non è dunque qualcosa di unico, comune e universale. Non esiste un unico Bene di cui tutte le cose buone sarebbero parti.
EEpicuro 300 a.C. · attacca la premessa 6Il piacere è principio e fine della vita beata: è il nostro bene primo e connaturato, la regola con cui giudichiamo ogni altro bene.
un difensore risponde
Il piacere è principio e fine della vita beata: è il nostro bene primo e connaturato, la regola con cui giudichiamo ogni altro bene.
Tommaso d'Aquino 1271 · attacca la conclusioneTommaso d'Aquino ammette che il bene che realizza pienamente l'uomo sia Dio, ma distingue due sensi della parola «fine». Per il suo oggetto, la beatitudine è increata: è Dio. Ma per la sua essenza, è qualcosa di creato in noi: il raggiungimento o il godimento di Dio. La felicità dell'uomo non è dunque Dio stesso.
un difensore risponde
Tommaso d'Aquino ammette che il bene che realizza pienamente l'uomo sia Dio, ma distingue due sensi della parola «fine». Per il suo oggetto, la beatitudine è increata: è Dio. Ma per la sua essenza, è qualcosa di creato in noi: il raggiungimento o il godimento di Dio. La felicità dell'uomo non è dunque Dio stesso.